• No products in the cart.

Tutto quello che vuoi. Grazie alla poesia.

Un film delizioso, del 2017, ambientato, vissuto, masticato a Roma, tra le sue storture e le sue incredibili bellezze, “Tutto quello che vuoi”, da un romanzo di Cosimo Calamini, adattato e diretto da Francesco Bruni, mi ha dato l’impulso a riflettere sulla potenza degli incontri di destino.

Dal film “Tutto quello che vuoi”
2017, regia Francesco Bruni
Credit@IBCMovie

Giovani sbandati e anziani poeti: cosa è possibile ricavare da questo incontro? La redenzione.

Ma non la redenzione grazie all’incontro con la poesia: redenzione grazie all’incontro con il poeta che, per sua attitudine, reca in sé la bellezza. Quella bellezza che salva – quando le se dà l’opportunità di farlo il mondo. E che salva, tirandoli proprio fuori dalle acque, quattro rappresentanti di una giovinezza che è meravigliosa comunque essa sia, ma che appare spietata, a volte. E quel “a volte” troppo spesso diventa sempre, perché non inciampa nella bellezza. E diventando una spietatezza adulta diventa definitivamente brutta.

Quella bellezza che trasforma la confusione dell’Alzheimer in una declamazione di saggezza e indulgenza. Quella bellezza che salva la memoria dalla sua stessa perdita, ammantandola di verità che il tempo non cancella.

Orbene, si scrive quando non si sa dove mettere l’amore (è una frase pronunciata da Giorgio Gherarducci, il poeta, magnificamente interpretato da Giuliano Montaldo) e quindi scrivendo d’amore, di quell’amore che straborda, fuoriesce dagli autolimiti fisici, psicologici, moralistici, si ammanta d’amore chi in quelle parole incappa.

Parole scritte su un muro, come antichi graffiti pur avendo solo qualche centesimo di millennio, ma arcaiche, come l’Uomo, quello che è maschio e femmina, quello che attende il compimento del suo scopo proprio attraverso l’Amore.

Parole salvifiche, come ogni parola che pronunciata da un cuore che pensa arriva direttamente a un cuore che ascolta.

Di che parlo? Delle poesie che il protagonista anziano, il poeta Gherarducci, “graffia” sui muri, perché non vadano perse, come i suoi ricordi. Poesie di guerra, ma d’onore, d’amicizia, di lealtà. Di Amore, appunto, anche sotto gli scoppi delle bombe. E di un dono, che porterà il poeta a vivere la sua ultima grandiosa avventura.

E parlo della difficoltà di vivere di una generazione che non vedefuturo; che, tra l’agio del piatto di minestra assicurato e gli escamotage per “alzare” qualche soldo, quell’obiettivo, l’Uomo,non lo scorge.

La comodità è amica del diavolo, e a volte basta offrire agli umani quella basilare a bassissimo prezzo per ottenere schiavi a buon mercato.

Ma quei graffiti porteranno i quattro disperati, quattro aspiranti ob torto collo schiavi, capitanati da un grandissimo Andrea Carpenzano nel ruolo di Alessandro, badante improvvisato ed esilarante – così come esilaranti, ma spesso tragici, sono i suoi tre amici –, a riscoprire la propria importanza nel mondo, unica, impossibile da ripetere, dignitosa e giusta, e a tentare di cambiare il corso delle proprie esistenze. Per alcuni fino a “riconoscere” il primo amore.

Dal film “Tutto quello che vuoi”
2017, regia Francesco Bruni
Credit@IBCMovie

Inizieranno a camminare su una strada impervia ma finalmente intellegibile e tutto sommato bella, non sopra uno scrigno di pietre preziose, un tesoro comicamente cercato, ma su solidi e salvavita scarponi rinforzati. Come a dire: con la poesia puoi volare, ma nel tuo peregrinare, badando a ciò che vedi, presta molta attenzione a dove metti i piedi”.

Perché si sa: non c’è materia senza Spirito, e non c’è Spirito senza materia. È la legge dell’equilibrio e del senso di vivere.

E allora sarà come per il poeta, che ricorda in un graffito un lontano augurio e ci dice che da cuore a cuore le parole si trasformano in magia:

Tutto quello che vuoi: e fu quello il saluto. Tutto quello che voglio alla fine l’ho avuto.

Loredana Conti

Post a Comment