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I medici veterinari scrivono un libro

La Casa Editrice Entheos stava, a Roma, al terzo piano di un palazzo color nicotina, sopra un negozio di acquari tropicali e sotto uno studio dentistico che trapassava molari dalle nove alle diciannove con ritmo technobluegrass fusion.
Loredana e Isabella la gestivano da anni.
Loredana era quella organizzata.Aveva agende, post-it, cartelline colorate, schemi, evidenziatori, timer da cucina e una lista chiamata “LISTA DEFINITIVA” ,che aggiornava ogni tre ore.

Isabella invece era la creativa. Portava occhiali enormi, sciarpe fluo e sosteneva che il font Garamond avesse “un retrogusto di liquirizia malinconica”.

Insieme avevano deciso di pubblicare un libro di racconti brevi scritti da medici veterinari.

Errore.
Il progetto si chiamava: La stilografica sotto il camice” e già dal titolo emanava una leggera vibrazione di sciagura.
I veterinari coinvolti erano quattordici. Quattordici persone intelligentissime (oddio,non proprio tutti) incapaci però di mandare un allegato nel formato richiesto.

Il primo autore inviò il racconto dentro il corpo della mail perché “il PDF mi mette ansia”.

Il secondo spedì trentaquattro fotografie storte delle pagine scritte a mano accanto a un gatto addormentato.

La terza veterinaria mandò un file chiamato: “VERSIONEDEFINITIVA ULTIMA GIUSTA 7 veramente definitiva”. Dentro c’erano tre parole: “Ti mando dopo”.

Uno scriveva solo alle 3:17 del mattino.

Uno pretendeva che il proprio racconto iniziasse a pagina dispari “per ragioni energetiche”.

Una voleva il titolo in verde salvia veterinario.
“Che verde sarebbe?” chiese Isabella.
“Il verde delle feci di capra stressata.”
Loredana non alzò nemmeno lo sguardo. Semplicemente annotò: “Verificare pantone feci ruminanti.”

Poi arrivò il professor Biletti, chirurgo ortopedico e autore del racconto Il mastino che odiava le rotule. Telefonò indignato.
Nel mio testo avete tolto una virgola!
Era tra soggetto e verbo disse timidamente Isabella, quasi scusandosi.
Era una virgola emotiva” ribatté il Professore
Silenzio.
Dietro Isabella, la stampante iniziò a espellere fogli da sola come una medium indemoniata.
Nel frattempo continuavano ad arrivare modifiche.
“Potete cambiare il finale? Ora il cane muore meno.”
“Possiamo inserire una foto del mio furetto motivazionale?”
“Il mio racconto deve odorare di malinconia rurale.”
“Avete un carattere tipografico più… bovino?”

Loredana iniziò a bere caffè direttamente da una ciotola per alani.
Isabella parlava con l’impaginato.Respiragli sussurrava.Nessuno ti farà del male.
Ma il colpo finale arrivò il giovedì sera.
Mail collettiva. Oggetto: “PICCOLA MODIFICA”.
I quattordici veterinari avevano deciso contemporaneamente di riscrivere tutto il libro per “dare più organicità narrativa”.
Loredana fissò il monitor con lo sguardo delle statue greche prima della tragedia. Isabella aprì lentamente un cassetto. Dentro c’erano cioccolata, tachipirina e una piccola campana tibetana.
Lo suonò una volta: TONNNGGG.
Sai una cosa? disse Isabella.
Cosa?
I veterinari sono brutte persone.”
Loredana annuì lentamente.

Dal piano di sotto un pesce tropicale saltò fuori dalla vasca in topless.

Dal piano di sopra partì un trapano dentale in tonalità sol minore.
Poi arrivò un messaggio: “Scusate, il mio racconto era allegato al referto di una capra. Potete ignorare la capra?

Loredana chiuse il computer.

Isabella.

“Dimmi.”
Apriamo una casa editrice di biglietti di Baci Perugina!”
E per la prima volta da settimane, regnò il silenzio. Durò circa quaranta secondi.
Poi le mail iniziarono a “squillare” nuovamente.

 

 

 

di Luigi Venco

(fiero sostenitore del progetto “La stilografica sotto il camice”, nonché autore di alcuni fra i racconti contenuti)

Trovate il libro cartaceo qui o la versione ebook qui.