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foto Davide Luciani

Davide Luciani

Abruzzese classe 1982, Davide Luciani è un giornalista pubblicista dal 2008. Nel corso degli anni ha collaborato con diverse testate giornalistiche online specializzandosi nel campo del Seo Web Marketing.
Appassionato di gialli e in particolare di quello inglese, adora Agatha Christie e Rex Stout. Attualmente vive a Lanciano dove continua a esercitare la professione giornalistica.

10 DOMANDE PER UN AUTORE

1. Cosa ci puoi dire di te e cosa no?

Si possono dire tante cose di me: sono sognatore, testardo, divoratore di libri e grafomane. Posso essere irritante e irascibile, egocentrico, scontroso e antipatico, ma anche generoso, dolce, un vero amico. Insomma: sono una summa di pregi e difetti, come tutti. Per quel che riguarda ciò che non si può dire: penso solo quello che non si sa di me, cose che neanche io conosco di me stesso e che magari scoprirò con il tempo.

2. Cosa scrivi e perché?

Scrivo di tutto, essendo anzitutto un giornalista. Ho iniziato letteralmente da piccolo e non mi sono mai fermato. Per presentarmi qui, dovrei dire che scrivo gialli classici, specificamente quelli deduttivi, ma forse sarebbe eccessivamente pomposo. Diciamo quindi che mi piace raccontare storie accattivanti basandomi sul mio vissuto e su ciò che ho appreso da quando, a sei anni, mi è capitato tra le mani «Addio Miss Marple», ultima avventura dell’arzilla vecchietta creata da Agatha Christie.

3. Cosa manca nell’attuale panorama letterario e cosa c’è di troppo?

Questa è la classica domanda insidiosa. Mettiamola così: ci sono troppi testi scritti e pochi testi «raccontati», se mi passate il termine. Si è persa la specificità dello scrittore. Prima era un mestiere vero e proprio, ora tutti si sentono in diritto di mettersi davanti ad un computer e scrivere, anche se non hanno nulla da dire.

4. Come convinceresti il lettore a leggere di più? Quando si è letto abbastanza?

Partiamo dalla seconda parte della domanda. Non si è letto mai abbastanza, perché leggere significa apprendere. Se si vuole sapere qualcosa bisogna per forza di cose informarsi e per farlo bisogna leggere. Non c’è altro modo. Per quello, più che convincere i lettori a leggere di più, sarebbe meglio che loro stessi si convincessero che se non vogliono rimanere con delle lacune, devono per forza di cose continuare a leggere.

5. Vivi di scrittura? O per la scrittura?

Entrambe le cose. Scrivo da sempre e so che mi riesce bene, a detta anche degli altri, quindi a fatica provo a farne un mestiere. Di una cosa sono certo: se anche non riuscissi a vivere di scrittura, non potrei mai vivere senza scrittura.

6. Qual è il tuo ultimo progetto?  

Il mio primo romanzo giallo. Ci ho lavorato assiduamente per quattro anni e ora ha visto la luce. In realtà il protagonista ronzava nella mia testa già da parecchio tempo, ma non  avevo mai trovato il modo di incastrarlo all’interno di una storia. Ora ci sono finalmente riuscito ed è stata un’autentica liberazione. Mi sento come chi ha liberato qualcuno ingiustamente imprigionato nella mia mente, se così si può dire. Ora che Jovis Keelford è libero spero che possa essere apprezzato anche dagli altri.

7. Qual è il tuo prossimo progetto?

Un’altra indagine di Jovis Keelford, ovviamente! In realtà ne ho talmente tante in mente che provare a incastrarle tutte è più complicato che per i lettori risolvere i miei enigmi, ma con pazienza proveremo a mettere ordine in quel labirinto che è il mio cervello.

8. Quali sono i pro e i contro della scrittura?

Tra i pregi devo senza dubbio dire la capacità di fungere da valvola di sfogo di tutti i miei pensieri, anche nel quotidiano di tutti i giorni. Se non avessi la scrittura, probabilmente impazzirei perché ho sempre mille idee che devono per forza di cose trovare sfogo in qualcosa. Onestamente i contro per me non ci sono. Probabilmente questa domanda andrebbe rivolta a chi mi sopporta e mi vede sempre a scrivere qualcosa anche nei momenti meno adatti!

9. Dove andresti e cosa porteresti con te?

Impossibile rispondere. Ci sono troppi posti che vorrei visitare e non so se riuscirò a vederli tutti. Più facile rispondere a cosa porterei con me: libri senza dubbio e poi a seconda del luogo, bloc notes e penna o computer! Spero che questa risposta non irriti la mia compagna, ma la domanda è «cosa» porterei, non «chi».

10. Perché resti? 

Beh, da qualche parte bisogna per forza di cosa tornare. Una casa è necessaria a tutti. Quindi tornerò sempre a casa, ma questo non mi impedirà di viaggiare. E poi, si può viaggiare anche con la fantasia ed è altrettanto bello. Salgari l’ha fatto per una vita, solo per citare uno degli scrittori più famosi.

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