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I Melrose di Edward St Aubyn

“I Melrose” di Edward St Aubyn è una raccolta di quattro romanzi brevi che insieme costituiscono una saga famigliare. Vi si narrano le vicende di una famiglia inglese benestante, con origini nobiliari, e la dissipazione progressiva del loro patrimonio. L’ambientazione principale è la campagna francese, in un tempo che va dalla seconda metà del ‘900 all’inizio del terzo millennio. Il protagonista è Patrick Melrose. Di lui ci vengono svelati i tormenti e le debolezze, che sono principalmente figli di un’infanzia difficile, affrontata in compagnia di un padre debosciato ed abietto e di una madre affettivamente assente. Se il consumo sfrenato di droghe ha segnato la sua adolescenza e la giovinezza, la depressione e la dipendenza dagli psicofarmaci minano la sua maturità. In mezzo c’è stata la prima disintossicazione e la parentesi del matrimonio e della paternità, che gli hanno regalato qualche sprazzo di felicità e di stabilità.

Era da tempo che non mi imbattevo in una prosa così fluida e piacevole e in una tanto efficace caratterizzazione dei personaggi. Di volta in volta, viene esposto il punto di vista di ognuno di loro e il lettore viene coinvolto nel turbine dei loro sentimenti e delle ambiguità. St Aubyn ha il dono di rendere appassionante la lettura delle sue pagine e di inserire nella narrazione delle digressioni stimolanti che costituiscono uno spunto di riflessione per il lettore.
Davvero memorabile l’incipit del quarto romanzo, in cui si descrive la nascita del secondogenito del protagonista.

Riporto una delle citazioni più interessanti del libro:

“Ma la mia esperienza dell’amore è che ci entusiasmiamo al pensiero che qualcuno possa guarire il nostro cuore ferito, e poi andiamo su tutte le furie quando ci rendiamo conto che non è così. Nel corso di questo processo si fa strada una certa economia di mezzi, e i pugnali ornati di pietre preziose che un tempo ci trafiggevano il cuore vengono rimpiazzati da coltellini sempre meno affilati.”

Riporto, infine, uno dei passi che ho maggiormente apprezzato:
[In questa fase della narrazione, il protagonista è in piena crisi di mezza età, e stordito dai farmaci ipnotici. Patrick ritrova Julia, un amore mai dimenticato della sua gioventù. Il caso li porta a convivere per un determinato periodo in una casa famiglia. Patrick risiede lì insieme alla propria moglie e ai loro due figli, ma cede ugualmente alla lussuria e all’adulterio]

“La sera precedente era in qualche modo riuscito a trascendere l’incidente del “bleah”, infilandosi furtivamente nel letto di Julia dopo mezzanotte e restandoci fino alle cinque del mattino. Aveva dormito con Julia in uno stato di confusione mentale speculativo che la sua impulsivitá e cupidigia non riuscivano ad abbattere. Troppo occupato per domandarsi quale sensazione procurasse l’adulterio, si era quasi dimenticato di fare caso alle sensazioni di Julia. Pensò a cosa significasse essere di nuovo dentro una donna che, a parte la realtà relativamente debole degli arti e la pelle di lei, era soprattutto un luogo della nostalgia. Di sicuro, però, non significava Tempo Riconquistato. Si era accorto che essere un maiale al trogolo di una disonorevole emozione comportava non essere all’altezza della spontanea eternità che la memoria involontaria e il pensiero associativo richiedevano. Dove erano finiti i ciottoli irregolari e i cucchiaini d’argento e i sonaglini della sua vita? Se lo avesse trovati per caso, sarebbero spuntati dei ponti galleggianti, con la loro strana sovranità, senza appartenere né all’originale né alla copia, né al passato né all’effimero presente, ma a una specie di presente arricchito, capace di inglobare la linearità del tempo? Non aveva motivo di crederlo. Si sentiva privato non solamente della normale magia di una immaginazione intensificata, ma della magia ancora più normale che nasceva dall’immergersi nelle sue stesse sensazioni fisiche. Non si sarebbe rimproverato per la mancanza di scrupolo nel fare esperienza del proprio piacere sessuale. Tutto il sesso era prostituzione per entrambi i partecipanti, non sempre nel senso commerciale del termine, ma in quello etimologico più profondo secondo il quale essi facevano le veci di qualche altra cosa. Il fatto che a volte fosse fatto in maniera così efficace che seguivano settimane o mesi in cui l’oggetto del desiderio e la persona con cui ci si era ritrovati a letto sembravano coincidere non impediva al sottostante modello di desiderio di cominciare ad allontanarsi, presto o tardi, dalla sua dimora illusoria. La stranezza del caso di Julia risiedeva nel fatto che lei era al posto di se stessa, proprio come era stata vent’anni prima, un’amante che anticipava qualsiasi allontanamento”.

Non so voi, ma questo tipo di indagine psicogica e introspettiva e questo tipo di prosa vivida e ricercata sono ciò che più amo della letteratura.

 

Rosso Groviglio

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