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Elena Varesi

Elena Varesi

Milanese di nascita, vive e lavora in un paesino di provincia al confine tra Lombardia ed Emilia.

Di professione medico veterinario, diplomata in pianoforte al conservatorio di Pavia, ha sempre avuto una passione per i gialli. È sceneggiatrice e regista di commedie crime per una compagnia teatrale del territorio Pavese, che uniscono mistero e una buona dose di ironia.

Nel suo romanzo d’esordio, “Sotto la superficie”, non ha potuto fare a meno di inserire un cane, giusto per mantenere un trait-d’union con la sua quotidianità.

10 DOMANDE PER UN AUTORE

1. Cosa ci puoi dire di te e cosa no?

Posso dirvi che sono una capa tosta. Non ho mezze misure e tutto quello che faccio cerco di farlo nel migliore dei modi, o comunque, al meglio delle mie possibilità. Se credo in un progetto mi prodigo in mille modi per portarlo a termine e posso dire con soddisfazione che, nel mio piccolo, finora ci sono riuscita. Quello che non posso dirvi lo scrivo nei miei romanzi, a voi leggerlo tra le righe.

2. Cosa scrivi e perché?

Scrivo un po’ di tutto ma prediligo il genere giallo. Ho sempre pensato che il lavoro del medico e dell’investigatore siano molto simili: entrambi raccolgono indizi (i sintomi), prove (esami clinici) per scoprire chi è il colpevole (diagnosi). Per fortuna, nel caso del medico c’è spesso anche la cura. Essendo un medico nella realtà, divento investigatore con la fantasia.

3. Cosa manca nell’attuale panorama letterario e cosa c’è di troppo?

In realtà c’è di tutto. Ogni tanto manca la coerenza, il mercato è saturo e con l’avvento del self-publishing si rischia un po’ di perdere di vista la gavetta che, ai fini della professionalità, credo sia la cosa più importante in qualunque settore. L’offerta è così ampia che, purtroppo, molti buoni libri di autori emergenti rischiano di venire rifiutati per mancanza di tempo di valutazione de parte degli editori. Io sono stata fortunata ma mi sono impegnata seriamente anche con corsi di formazione e perfezionamento.

4. Come convinceresti il lettore a leggere di più? Quando si è letto abbastanza?

Non si legge mai abbastanza. Leggere è un divertimento, un modo per aprire la mente e per imparare. Per convincere qualcuno a leggere potrei dire che, se un libro fosse un film, va da sé che il regista sia l’autore. Ma gli attori li sceglie il lettore e la sua mente è libera di immaginare ciò che più gli piace.

5. Vivi di scrittura? O per la scrittura?

Nessuno dei due. Ho iniziato a scrivere per una sorta di distrazione da un momento difficile, quasi fosse una terapia. Ha funzionato. Rimane comunque una passione, cerco di farlo al meglio ma non posso dire di vivere per quello.

6. Qual è il tuo ultimo progetto?  

Il romanzo giallo “Sotto la superficie” in cui ho inserito un personaggio reale, l’unico che mi firmato la liberatoria per poterlo descrivere tale e quale: il mio cane Lamù.

7. Qual è il tuo prossimo progetto?

Idee e bozze di lavoro ce ne sono tante. Attualmente sto scrivendo un romanzo ambientato a Napoli negli anni ’80, parla del rapimento di un bambino. In cantiere anche il secondo episodio delle indagini del Vicequestore Valentina Rossi e della sua cagnolona Lamù, appunto.

8. Quali sono i pro e i contro della scrittura?

Scrivere è un po’ permettere a chi legge di toccare la tua anima, è come aprire uno spiraglio nella tua intimità e dire: “ok, vi permetto di dare una sbirciatina”. È bello, ma ci si mette in gioco e, qualche volta, capita che i conflitti interiori dei personaggi contengano spesso un fondo di sofferta verità per l’autore.

9. Dove andresti e cosa porteresti con te?

Andrei ovunque perché trovo che il pianeta terra sia meraviglioso. Soprattutto però adoro la nostra bella Italia, troppo poco considerata da parte degli italiani stessi. Porterei con me i miei affetti, cane compreso. E un computer. E qualche buon libro.

10. Perché resti?

Me lo chiedo anch’io. Tutti i giorni.

 

Titoli dell'autore

Sotto la superficie