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“CUORE DI CANE” di Michail Bulgakov – trama e recensione

Cosa succederebbe se l’animale più arrogante del mondo potesse improvvisamente “vedersi” con gli occhi delle altre specie?
Cosa succederebbe se i non umani avessero una voce decodificabile, e la usassero per descrivere i bipedi? Nascerebbe un interessante gioco di prospettive, più utile ed efficace di qualunque autocritica. Potrebbe perfino avere effetti benefici e migliorativi sull’umano, se questi fosse capace di correggersi, di non reiterare all’infinito i soliti errori.
Ma non succede, non può succedere. L’uomo è condannato a non avere altro interlocutore che se stesso. Forse è proprio questo a renderlo così presuntuoso.

Per fortuna, l’immaginazione degli scrittori sa spingersi oltre le barriere del possibile. Nel 1905 Natsume Soseki diede voce a un felino, regalandoci il magnifico romanzo “Io sono un gatto”. Due decenni dopo, Bulgakov decise di far parlare un cane.

La trama di “Cuore di cane”

Un cane maltrattato e denutrito, che si aggira per le strade di Mosca, patendo fame e freddo.
Viene chiamato affettuosamente Pallino. Ci guarda tutti, uno per uno, mentre gironzola per il mondo. No, non facciamo una bella figura.
Un giorno Pallino incontra un distinto signore che si mostra generoso con lui: gli regala pezzi di salame. Pallino lo segue, gli si affeziona, diventa ospite della sua casa. Pallino passa dall’indigenza alla bambagia. Nel frattempo osserva, impara cose nuove, conosce i personaggi che frequentano la casa del suo benefattore. “Vederli” con i suoi occhi è un divertimento irrinunciabile per il lettore.

“Eh, gli occhi sono fondamentali, sono come un barometro. Ci si vede dentro tutto: chi ha il deserto nell’anima, chi di punto in bianco può cacciarti la punta dello stivale fra le costole, e chi invece è lui ad aver paura di tutti.”

I personaggi di “Cuore di cane”

Il benefattore di Pallino è il professor Preobražénskij, grande chirurgo di fama internazionale, assistito dal fedele dottor Bormental’.

Preobražénskij è un personaggio tronfio, pomposo, prosopopeico nel suo eloquio. L’autore si diverte a prenderlo in giro, ce lo mostra in tutte le sue angolazioni caricaturali. Di nome fa Filipp Filippovic. Spesso apre bocca per canticchiare improbabili arie musicali. Vive nel lusso, mentre intorno a lui si svolge la socializzazione della Russia. I suoi privilegi non sono tollerabili dai bolscevichi e dall’amministrazione pubblica. Ecco che nascono i primi problemi con Schwonder, un rappresentante del proletariato. Anche Schwonder è una macchietta: puntiglioso, insistente, fortemente ideologizzato, si impunta contro il professor Preobražénskij e decide di muovergli guerra: vuole togliergli alcune stanze del suo ampio appartamento. Del resto, il nome Schwonder deriva dal termine tedesco “schwund”, ovvero “perdita”…
Preobražénskij, invece, significa “colui che trasfigura”. Il professore, infatti, opera persone allo scopo di ringiovanirle, ed effettua esperimenti sugli animali.
A Preobražénskij bisogna imputare un delitto imperdonabile. Eseguendo una delle sue operazioni sperimentali, priva improvvisamente il lettore di Pallino. Non lo uccide, ma fa molto peggio: gli innesta una ghiandola pineale umana al posto di quella canina. L’attecchimento della ghiandola pineale trasforma progressivamente il povero Pallino nell’individuo Pallinov. In pochi giorni, questo essere raggiunge la posizione eretta, perde il pelo, abbandona le precedenti sembianze canine, acquisisce la facoltà di parola e la usa per punzecchiare il professore…
Il lettore lascia a malincuore il punto di vista malinconico ed innocente del cane narratore e si affida al racconto di una voce onniscente e impersonale. Pallinov non ha la dolcezza di Pallino, ma è simpatico, a suo modo. È una sorta di Frankenstein divertente: ruba, rompe, importuna, combina guai, straparla, diventa matto appena vede un gatto.
Pallinov sceglie di essere chiamato Poligraf Poligrafovic. Una scelta ridicola nella quale riecheggia il nome Filipp Filippovic del padrone di casa, ma è anche una presa in giro che l’autore rivolge ai “nuovi” nomi scelti dai bolscevichi.
Bulgakov si divertiva a giocare con le parole, celando allegorie fra le righe, variava registro lessicale a seconda della situazione.

“A un uomo privo di documenti è severamente proibito di esistere.”

Man mano che Pallinov diventa più “umano”, acquisisce conoscenze e consapevolezza. Si trasforma in un individuo volgare, insolente, impertinente. Risponde a tono al professore e lo manda volentieri in bestia. I loro scambi di battute sono esilaranti. Le cose peggiorano quando Pallinov si lascia indottrinare da Schwonder, diventando anch’egli bolscevico. Inizia a reclamare diritti e ad avanzare pretese, tormentando il padrone di casa.

I temi di “Cuore di cane

Il fatto che Pallinov sia uno zotico con il cuore di un cane innocente è chiaramente un rimando a ciò che la rivoluzione bolscevica provocò nella popolazione russa: secondo l’autore, il popolo era come un povero cane, incolpevole e bistrattato. I bolscevichi gli hanno innestato l’ideologia nel cervello, allo stesso modo di come il professor Preobražénskij ha innestato l’ipofisi umana in Pallino. I bolscevichi hanno creato un mostro ibrido, una società di individui che avrebbe buone ragioni ma le mette in pratica nel modo peggiore possibile, usando metodi bruschi, volgari, settari e pericolosi. Bulgakov era un “bianco”, un oppositore della rivoluzione, non aveva mai accettato gli stravolgimenti che aveva portato, né ovviamente il successivo regime staliniano. Ma non per questo risparmiava critiche alla borghesia, sovente ridicolizzata nella figura del professor Preobražénskij. Della borghesia si evidenziano anche gli egoismi, le contraddizioni e l’innata ipocrisia. Ce n’è per tutti, insomma.

“Col terrore non si ottiene nulla da nessun animale qualunque sia il suo grado di sviluppo. L’ho sempre affermato, lo affermo e lo affermerò sempre. È inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore […] “Non si deve frustare proprio nessuno” disse Filipp Filippovič con veemenza “rammentatelo una volta per tutte! Sugli uomini e sugli animali si può agire soltanto con la persuasione!”

Tutto questo è condensato in una ottantina di pagine che vanno a costituire un racconto bello, commovente, divertente e profondo, come solo i grandi classici sanno essere.

 

Orazio C.