I personaggi femminili più odiosi della grande letteratura
A chi è capitato di leggere almeno più di un libro deve essere anche capitato di sviluppare una preferenza – o un’avversione – per uno o più fra i personaggi incontrati. E, anche se prima o poi parleremo dei più belli (metaforicamente parlando) personaggi della letteratura, l’articolo di oggi è dedicato a quelli più antipatici. Per fare un ‘ulteriore distinzione, prima le signore! In questo articolo vediamo dunque quali sono i i personaggi femminili più odiosi della grande letteratura.
Premessa
Questa classifica non ha nulla di scientifico e, come tutte le simpatie e antipatie del mondo, è semplicemente una classifica in base al gusto personale. Visto che sono io a scrivere, in base al mio gusto personale, quindi. Non abbiatevene a male: insieme ai nomi dei protagonisti, spiegherò anche le motivazioni che mi hanno spinto a tale scelta e se, nonostante ciò, non la condividerete comunque… insisterò.
Nessuna antipatia però potrà sminuire il mio amore per i capolavori che ospitano questi personaggi, capolavori diventati tali anche per la squisita capacità degli autori di creare personaggi così espressivi (nel bene o nel male) da lasciare il segno nei lettori.
I personaggi femminili più odiosi della letteratura
È difficile fare una vera e propria classifica, in quanto, per un aspetto del carattere o per un altro, alcuni di questi personaggi si contendono i primi posti a pari merito. Opterò dunque per un più democratico elenco che include soltanto personaggi dai grandi classici della letteratura mondiale.
1. Emma Bovary – protagonista del libro Madame Bovary di Gustave Flaubert
Dai molti estimatori, spesso definita come eroina romantica, Emma Bovary riesce a estremizzare il suo romanticismo a tal punto da farlo diventare un fardello non solo per se stessa – il vittimismo è la sua seconda qualità –, ma soprattuto per il lettore. Legge libri romantici – e fin qui… –, sogna a occhi aperti, sospira e fa venire il latte alle ginocchia. Sì, perché non si limita a leggere libretti romantici e sospirare, no! Lei decide di vivere in un libro, esige un’appassionata storia di amore e si immedesima nella corte del re. Peccato viva in campagna, abbia sposato un rozzo tutto sommato per bene e, ciliegina sulla torta, faccia da amante a uno che vuole soltanto una cosa da lei. Più romantico di così… Ma per la cara Emma l’evidenza non è abbastanza: nella sua ottusità estrema si ostina e perseguire un ideale di vita impossibile, indebitandosi fino al collo e rovinando la vita a tutti intorno a lei.
Alla fine decide di farla finita, ma è poca consolazione: la sua petulanza e vacuità riescono a rovinare pure il proprio suicidio.
2. Catherine Earnshaw – Cime tempestose di Emily Brontë
Cime tempestose è uno dei libri più citati della letteratura quando si parla di storie d’amore. Lei, Catherine Earnshaw, neanche a dirlo, è la diretta interessata. L’altro è Heathcliff. Due pazzi. Se mai esistesse una classifica dei personaggi femminili più antipatici, odiosi e disturbati della letteratura, la dolce Catherine vince a mani basse.
Egoista, viziata, volubile, crudele e vanesia, Catherine riesce a portare questi aggettivi a vette mai raggiunte prima e dopo di lei. La sua pazzia metodica non la rende commiserabile, il suo spingersi agli estremi dei limiti umani non la nobilita né la umanizza, poiché il suo intento non è nobile né umano. Lei non cerca l’amore: lei cerca la distruzione d’amore. Inoltre, non si accontenta di distruggere se stessa, il suo smisurato ego ha bisogno di vittime, quindi distrugge tutto intorno a sé. Le sue manie di protagonismo toccano il sublime e persino da morta è odiosa.
3. Daisy Buchanan – Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald
Anche in questo caso parliamo d’amore. Un amore vissuto attraverso gli occhi (con qualche fetta di prosciutto sopra) di lui, Jay Gatsby. Forse per via del prosciutto, il suo è un amore tenero, persino naïf. Partito per la guerra, la donna della sua vita – Daisy, per l’appunto – sposa un altro. Che vuoi fare: l’innamorato era troppo povero e, anche se lei lo amava davvero, amava di più i soldi.
Insomma: vi siete fatti già un’idea. E forse faccio prima a elencare le sue qualità, che i suoi “difetti”. È infatti molto bella. Per il resto, niente di niente. Continua così, per tutto il libro, tu speri che ci sia un’altra possibilità e infatti un’altra possibilità c’è: lei ha la possibilità di peggiorare. Coerente con se stessa, non delude, cioè sì, e molto.
4. La seconda signora de Winter – Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier
Bellissimo romanzo dalle tinte noir, Rebecca, la prima moglie si rivela un inganno già a partire dal titolo. Già, perché il personaggio principale e voce narrante della storia è la seconda moglie che, colpo di maestro dell’autrice nel caratterizzarla, non ha nemmeno un nome. Non ha un nome e nemmeno una spina dorsale. Giovane, d’accordo, ma anche Jane Eyre lo era e non per questo si faceva mettere i piedi in testa da chiunque. Più che una donna di successo (ha sposato un giovane vedovo, bello e ricco, è la signora della favolosa tenuta Manderley, ecc), sembra uno scricciolo impaurito. Impaurita lo è di sicuro: è impaurita dalla sua predecessora. Che ora è morta stecchita. E invece di arrotolarsi le maniche e affrontare le sue paure, si infila sotto al tavolo a piagnucolare di nascosto perché sì: persino la servitù le ride dietro! Piena di angosce immaginarie, la seconda signora de Winter è l’esempio perfetto di come riuscire a rovinarsi la vita senza nessuna ragione. Nel caso.
5. La signora Bennet – Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen
La leggiadria gioiosa di questo romanzo è costantemente turbata dall’ininterrotto schiamazzo prodotto dalla signora Bennet. Madre di cinque figlie (protagonista inclusa), la signora Bennet ha il tormentato compito di sistemare le sue ragazze prima che diventino zitelle. Compito ingrato, stressante e non proprio facile, specie se la competizione è ardua. Ma lei è determinata, ha chiari i suoi obiettivi e non troverà pace finché non li avrà raggiunti. Il suo scopo è lodevole, i suoi metodi un po’ meno. Parla sempre quando non deve parlare, dice sempre le cose sbagliate, mette costantemente in imbarazzo l’intera famiglia e, nel complesso, è come una mina vagante. Ha l’ansia e non vuole tenersela per lei, le sue preoccupazioni devono essere di tutti, estranei compresi.
6. Ruth – Martin Eden di Jack London
Il protagonista di questo struggente romanzo, Martin, per l’appunto, è un figlio del popolo, ex marinaio e aspirante scrittore. Conosce la raffinata Ruth, figlia di una benestante famiglia borghese. i due si fidanzano. Ruth è raffinata sì, ma le sue qualità terminano qui. Pessimo esempio di fidanzata, Ruth non crede in lui e nelle sue capacità. Ma non si limita a questo: giudicandolo troppo acerbo e rozzo come scrittore, cerca in tutti i modi di convincere Martin a rinunciare alla scrittura. Peggio ancora, cerca di cambiarlo e di trasformarlo in un uomo diverso, modellato sul suo personale ideale di fidanzato. Alla fine lo lascia; lui insegue i suoi sogni e diventa famoso. Svelandosi per la piccola arrivista, superficiale ed egoista che è, Ruth tenta un patetico riavvicinamento. Lei sì che ha capito l’amore!
Conclusioni
Nella grande letteratura, innumerevoli sono i personaggi femminili degni di nota e molti quelli che suscitano simpatie e antipatie. Sono però queste loro caratteristiche che li rendono unici e indimenticabili ed è anche grazie a loro che le opere che narrano i loro destini sono immortali.