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Martin Eden di Jack London

Così misera e sottomessa appare, a volte, la vita di chi si conforma alle convenzioni sociali, così sterile e inconcludente è l’esistenza di chi non sa pensare fuori dal pregiudizio, che si ha bisogno di eroi per scuotere le coscienze assopite. L’eroe perfetto è un personaggio dirompente, capace di lacerare le illusorie certezze in cui si rifugiano le persone mediocri e di defibrillare i cuori mosci dei pavidi. L’eroe è colui che scardina il mondo precostituito. Ne fa cartapesta, l’accartoccia, e lo lancia al di là del confine dell’ipocrisia generale, costringendo tutti a guardare oltre, ad allargare gli orizzonti angusti del proprio io.

L’eroe

Agli albori del ventesimo secolo, Jack London regala al mondo un superuomo nicciano che non ha l’abito del cinico, bensì la purezza primigenia del suo cuore. Martin Eden, alter ego dell’autore, è un giovane adone di bassa estrazione sociale. Ha vissuto di espedienti, ha lottato fra i mari burrascosi, ha patito le ristrettezze e viene, infine, mostrato all’occhio indagatore della borghesia americana come fosse un fenomeno da baraccone. Il suo invidiabile aspetto fisico, la sua forza erculea, la sua salute debordante, lo rendono simpatico agli uomini e adorabile alle donne.

“Quel corpo d’atleta nascondeva una sensibilità straordinariamente sviluppata. Al minimo urto, pensieri, simpatie, emozioni, balzavano in lui, insorgendo come fiamme vive. La sua immaginazione, meravigliosamente ricettiva, sempre desta, tendeva senza requie a stabilire rapporti fra le cause e gli effetti.”

La non-eroina

Ma Martin ha vergogna di sé, ha un complesso di inadeguatezza nell’affacciarsi per la prima volta al mondo dei benestanti. Troppo goffo, troppo rude, troppo illetterato per fare degna figura fra chi non bada ad altro che all’etichetta. Eppure, la sua madornale ingenuità lo porta a innamorarsi della donna più sbagliata: l’eterea Ruth, ricca studentessa di buona famiglia. Quasi non osa accostarsi a lei, collocandola frettolosamente su un piedistallo di idealizzazione.

“Egli non pensava, d’altra parte, a quella carne come alla carne delle altre donne; di solito, questa soltanto lo interessava. Quella di lei era d’essenza diversa, doveva sfuggire ai mali e alle fragilità umane. Quel corpo era più che la guaina dell’anima; era l’emanazione stessa di quell’anima, una graziosa e pura cristallizzazione del suo essere divino.”

Per lei, per la sua sopravvalutata Ruth, Martin cambia vita e decide di farsi “civile”. Pur di rendersi degno di lei è disposto a colmare le sue abissali lacune culturali. Diventa un infaticabile autodidatta. Immergendosi nei libri, scopre un mare molto più vasto degli oceani che ha solcato per guadagnarsi il pane. Per poco non ne rimane travolto, ma quando inizia a barcamenarsi fra lo scibile umano, ne rimane affascinato. È un nuovo amore, ancora più sconvolgente e incontrastabile. Stavolta, però, non vi è nulla di platonico. È un amore completo, ovvero carnale, passionale, sensuale. Tanto da portarlo a estraniarsi dal mondo e dalle sue frequentazioni, solo per chiudersi nella sua miserrima cameretta a leggere tutto il possibile. Nei libri Martin scopre se stesso, conosce ciò che non è mai stato prima e ciò che vorrebbe diventare. Ma poi si mette in testa di fare lo scrittore e qui cominciano le sue peripezie e i suoi patimenti…

“[…] il novantanove per cento degli editori è rappresentato da persone fallite, che non sono riuscite come scrittori. Non credere che preferiscano la loro fatica burocratica, il loro asservimento al pubblico e agli accomandanti, alla gioia di scrivere; hanno tentato, ma non ci sono riusciti. Ed ecco appunto il paradosso idiota della cosa: tutte le porte della letteratura sono guardate da questi cerberi, dai falliti della letteratura. Editori, redattori, direttori letterari di riviste e librai, tutto, o quasi, hanno voluto scrivere e si sono mostrati inetti. Ed è questa gente, meno dotata di qualità, che decide di ciò che deve o non deve essere pubblicato! E questa gente, che ha provato la sua mancanza di originalità e d’ingegno, è incaricata proprio di giudicar dell’originalità e dell’ingegno degli altri! Poi vengono i critici di riviste, gente fallita anch’essi. Anch’essi hanno sognato di scrivere versi o romanzi, e non hanno potuto. Come! Ma la media delle riviste è nauseante, a volerla mandare giù, come l’olio di merluzzo! […]”

La realtà

A volte è impossibile immedesimarsi in un simile personaggio perché la sua purezza, la sua assoluta ingenuità trascendono ogni malizia umana. Tuttavia non si può fare a meno di prendere le sue parti, di augurargli ogni bene, di sospingerlo verso il meritato successo. Lo si vorrebbe proteggere, addirittura, quando ci si accorge di come cade vittima – ignara – dell’opportunismo degli altri. Lo si vorrebbe incitare alla vendetta, ogni volta che viene sopraffatto dei soprusi di chi lo circonda. Ma sarebbe inutile: egli non conoscerà mai il rancore. È troppo puro per tale pochezza. A volte lo vorrebbe svegliare, gli si trancerebbero i suoi sogni, per rivelargli i pericoli che si celano dietro Ruth e le sue grazie.

“[…] timidamente, con un tocco così delicato, che lui non se ne accorgeva neppure, lo provocava. La prova del suo potere che la proclamava donna, la estasiava, e godeva deliziosamente nel tormentarlo, e scherzava col pericolo.”

Ruth è dunque una civetta inconsapevole. Anche per lei l’amore è una novità. Ma il suo difetto atavico – l’educazione borghese che ha ricevuto dalla famiglia – la illude di poter plasmare l’amato in ciò che lui non potrà mai essere. Non si può corrompere un cuore incorruttibile. Così Martin non potrà imborghesirsi in nessuna maniera. Lui è infatti un socialista nato. È tanto socialista da non rendersene conto, da provare a rinnegare se stesso ribadendo più volte di credere nel principio della libertà individuale. Eppure, tutte le volte che gliene si presenta l’occasione, prende le parti dei deboli, degli emarginati, degli oppressi; eppure sperimenta di persona l’alienazione nel lavoro, lo sfruttamento, l’abbrutimento; eppure, nonostante la sua acquisita cultura lo ponga immediatamente al di sopra della sua classe sociale, non riuscirà mai a distaccarsi del tutto dal proletariato o a considerare “disdicevole” ciò che è solo “misero”, ripugnante quel che è solo istintivo, degradante quel che è solo sincero.

La consapevolezza

Presa finalmente coscienza della miseria umana – una miseria assolutamente trasversale, poiché attraversa tutti gli strati sociali –, Martin verrà a trovarsi in una terra di nessuno. Sarà in un limbo esistenziale che non gli permetterà di riconoscersi come appartenente a nessuno dei due schieramenti. Ne verrà amaramente turbato, al punto da sentirsi sconfitto. Per sapere come deciderà di risolvere il suo dramma non vi resta che immergervi nella lettura di quello che è un grande classico della letteratura americana, ancor oggi capace di commuovere e affascinare ogni genere di lettore. Imperdibile.

 

Orazio C.