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Cime tempestose di Emily Brontë – trama e riassunto

Cime tempestose: un riassunto

La doverosa e immediata premessa di questo riassunto di Cime Tempestose è indirizzata agli amanti del libro, agli amanti del genere o, in generale, agli amanti di Heathcliff: nonostante gli sforzi d’imparzialità in cui l’autore dell’articolo si è prodigato sia nel leggere che nel riassumere questo caposaldo della letteratura, l’impresa è miseramente fallita. Ecco dunque che vi troverete una spietata e alquanto soggettiva opinione su quanto segue. Amante avvisato…

Questo classico della letteratura inglese è stato scritto da Emily Brontë, una delle tre talentuose sorelle Brontë vissute in epoca vittoriana. Pubblicato inizialmente sotto uno pseudonimo maschile, il titolo (in lingua originale Wuthering Heights) rimanda alla principale ambientazione del libro: la tenuta in cui dimora il personaggio principale. Personaggio a sua volta, la tenuta influisce costantemente sulle vite dei suoi abitanti, dando vita a un precedente nella letteratura (che possiamo ritrovare in seguito, per esempio, in Rebecca, la prima moglie.)

Questo capolavoro viene inoltre definito il precursore dei romanzi d’amore e anche del modernissimo (e odioso) dark romance. Ebbene, ecco subito la prima discordanza d’opinioni: questo libro non è un libro che parla d’amore. È un libro che parla di pazzia. È un libro che parla di odio, parla di ossessioni e di gelosie, di vendetta, parecchia vendetta, ma non d’amore. Perché, quando con la scusa dell’amore si attuano terribili scelte, l’amore è soltanto una scusa. Perché, quando con il pretesto di soffrir d’amore si decide di odiare, l’amore è soltanto un pretesto. E perché l’amore sa soltanto amare. Se “soltanto” vi sembra poco.

Dove, quando, cosa

“Cime Tempestose” è il nome della dimora del signor Heathcliff. L’aggettivo “tempestose” fornisce una chiara idea delle turbolenze atmosferiche alle quali si trova esposta quella località quando infuria il maltempo. E in effetti lassù deve regnare di continuo una ventilazione corroborante: non è difficile intuire la violenza del vento del nord, quando soffia al di là del crinale, osservando l’eccessiva inclinazione di alcuni stenti abeti su un lato della casa, e il susseguirsi di rovi i cui tralci si protendono tutti nella stessa direzione, quasi implorando mercé al sole.”

Sepolto nell’allegra brughiera inglese nei primi dell’800, sferzato da venti impietosi, fa freddo d’inverno e pure d’estate, il posto è talmente isolato che persino i fantasmi lo vivono male. Quando non piove tira vento e quando nevica si resta tagliati fuori dal mondo. Ah, un mondo che non è comunque particolarmente gaio. Il forte sospetto infatti è che sia proprio questa angosciosa ambientazione a dare alla testa ai personaggi (d’altronde le sorelle Brontë stesse vivevano in un posto simile, si capisce dunque che non potevano scrivere di roselline e fate). Ma non si può fare un torto al talento dell’autrice e non accennare alla bellezza descrittiva dei posti, al fascino dei luoghi che ammalierà il lettore, ai vividi dettagli del focolare domestico – caratteristiche che, oltre alla storia in sé, rendono questo libro un capolavoro.

Chi è chi

Solitamente serve un disegnino dell’albero genealogico per potersi districarsi fra i personaggi di questo libro, in quanto sono tutti (più o meno) imparentati e hanno (più o meno) lo stesso nome. Questo articolo non lo fornisce, fate dunque uno sforzo:

  • Mr. Lockwood. Il narratore della storia. Non conta molto, anche perché per poter narrare la storia se la deve far raccontare da Ellen Dean, in quanto lui non c’era. Irrilevante.
  • Ellen Dean (Nelly). La governante di Cime Tempestose e poi del Grange, la tenuta vicina. Cresciuta con i padroni di Cime Tempestose, segue e racconta le vicende delle famiglie che abitano entrambe le tenute. Di forte carattere e piena di buon senso, cerca sempre di calmare le acque e risolvere le situazioni. L’unica sana di mente fra i personaggi.
  • Heathcliff. Piccolo trovatello, viene adottato da Mr. Earnshaw, il proprietario di Cime Tempestose che ha già due figli della sua stessa età: Catherine e Hindley. Le origini del ragazzo restano un mistero: di carnagione scura, ombroso e selvaggio come pochi, il piccolo Heathcliff cresce nella nuova famiglia fra la simpatia del padre adottivo e il disprezzo dei fratelli. Col tempo però, Heathcliff si guadagna il benvolere della sorella, ma anche l’odio del fratello. Quando il padre muore, resta soltanto con l’odio. Breve storia triste. Orgoglioso, crudele e vendicativo, riesce persino a soffrire senza suscitare alcuna pena.
  • Catherine. Ebbene, Catherine Earnshaw si candida al primo premio come uno dei personaggi più fastidiosi, viziati, volubili e vanesi di tutta la letteratura mondiale. Cresciuta in una famiglia amorevole, riesce a far

“perdere la pazienza a tutti almeno cinquanta volte al giorno: dal momento in cui scendeva le scale a quello in cui andava a coricarsi, non avevamo un istante in cui essere sicuri che non sarebbe andata a cacciarsi nei guai. La sua irrequietudine era sempre al massimo e la lingua di lei non aveva un attimo di tregua: non faceva che cantare, ridere e assillare chiunque non la imitava.”

Inoltre:

“Nei giochi le piaceva anche troppo comportarsi da padroncina; alzava spesso e volentieri le mani e impartiva ordini ai compagni…”

Insomma, avete capito il tipo. Crescendo si cambia, direte voi. Certo, in peggio. Da bambina viziata e piagnucolona, Catherine si trasforma in una bellissima giovane donna dal carattere contrastante: ora gentile, ora crudele, allegra e triste, ma sempre capace di raffinati sotterfugi e in balia del suo umore sempre agli estremi. Affascinante, per qualcuno.

  • Hindley Earnshaw. Fratello di Catherine, odia a morte Heathcliff e gli rende la vita un inferno dopo la morte del padre. Canaglia.
  • Edgar. Figlio della famiglia che vive nella tenuta vicina, i Linton, è amico d’infanzia di Catherine. Dal carattere docile e mite, è amante del quieto vivere, quindi non esattamente nel suo ambiente in questa storia. Un pesce fuor d’acqua.
  • Isabella Linton. Sorella di Edgar, è troppo giovane per sapere ciò che vuole, ma anche troppo impulsiva per non andare a cercarlo comunque. Nel posto sbagliato.
  • Cathy Linton. Figlia di Edgar e Catherine, segue persino troppo le orme della madre, pur non avendola conosciuta.
  • Linton Heathcliff. Figlio di Heathcliff e Isabella, non ha una vita facile, ma non fa neanche una bella impressione. Muore abbastanza presto per far troppi danni.
  • Hareton Earnshaw. Figlio di Hindley, è l’agnello sacrificale di questa angosciosa storia di egoismi e vendette.
  • Joseph. Il vecchio domestico di Cime Tempestose.

“Era, e con ogni probabilità continua a essere, il fariseo più insopportabile e ipocrita che mai abbia saccheggiato la Bibbia allo scopo di assicurare a se stesso tutte le promesse e di riversare sul prossimo le maledizioni.”

Chi fa cosa

Hindley. Una volta morto il padre, tormenta Heathcliff fino all’estremo, rendendolo ogni giorno più cupo e rancoroso. Heathcliff, innamorato perso della selvaggia Catherine, incassa e subisce ogni angheria pur di poterle restare vicino – e se non è amore questo… direte voi. Già già. La stessa Catherine, così ribelle, così anticonformista (ma anche così scostante) da capire i torti perpetrati a Heathcliff lo difende, lo adora, lo ama persino. Però mai fino in fondo.
Catherine e Heathcliff sono spiriti affini: entrambi indomabili, estremi fino alla pazzia, bellissimi nella loro capacità di annegare nei bui dell’anima. Si amano. E quando arriva il momento di dimostrare davvero di quanto amore sono capaci, cosa fanno?
La tanto alternativa Catherine, l’indomabile spirito libero, colei che poteva anticipare i tempi ed emancipare la donna, scarica Heathcliff perché troppo “degradato” e pensa bene di sposare il più raffinato Edgar. Non ve lo aspettavate, eh?
E Heathcliff? Non temete, lui non è da meno. Perché non digrigna i denti con muta violenza, non saetta fiamme dagli occhi di pece – cioè sì, fa tutto questo –, ma non la affronta, non le dice che è solo una viziata donzella che si crede chissà cosa ma che lui la ama lo stesso, non le fa capire che rovinerà le loro vite per l’ennesimo capriccio di cui si pentirà nemmeno un’ora dopo e neppure che farà una scelta senza via di ritorno. No. Il grande e impavido codardo se la dà a gambe. Distrutto per l’amore perduto, direte voi. Morto di paura per poter essere felice, dico io.

Catherine vive il suo matrimonio con Edgar in modo più o meno tranquillo finché, tre anni dopo, torna Heathcliff. E con lui, la vendetta. Ora è ricco, è diventato un signore (per modo di dire), si stabilisce a Cime Tempestose e dà il peggio di sé.
Catherine perde il senno (non che prima ne avesse molto), i sentimenti e la pazzia riaffiorano (non saprei in che ordine metterli), non posso vivere senza di te preferisco quindi morire (potevi pensarci prima). Detto, fatto. Muore, lasciando orfana la neonata Cathy. No, non è figlia di Heathcliff, cosa andate pensando?

Ralph Fiennes e Juliette Binoche in Wuthering Heights, 1992

Heathcliff non la prende benissimo, invoca gli spiriti, vuole seguirla, non vuole vivere senza di lei, preferisce essere perseguitato da un spettro che restare in un mondo senza di lei. Commovente fino alle lacrime.

Accecato dal dolore e con il cuore affogato nel bisogno di vendetta, Heathcliff inizia una sistematica e personale guerra contro tutti, cosa che lo rende impossibile da compatire. Rovina Hindley e si prende tutto quello che era suo, sposa e rovina la sorella di Edgar, Isabella, si comporta come un demonio (lo dice lui stesso) e fa venire desideri assassini. Dopo che Isabella riesce a fuggire dà il tormento al vicino Edgar, alleva (male) Hareton, orfano di Hindley, viene a sapere che ha un figlio con Isabella, Linton, pretende di allevarlo (male) dopo la morte della moglie. Insomma, rovina le vite di tutti, con particolare attenzione per Cathy, l’odiata figlia dell’amata Catherine. Cathy, che non poteva prendere che dalla madre, non fa altro che infrangere ogni regola proibitiva, mettendosi chiaramente nei guai.

Heathcliff infatti ordisce per farla sposarla al figlio, Linton, un piagnucolone inutile come un ombrello rotto, in modo da poter controllare entrambe le tenute e vendicarsi di Edgar per avergli sottratto l’amata.
Violenza verbale e fisica, inganno, odio, crudeltà, vendetta, cieco rancore – questo è il mondo di Heathcliff e questo è il mondo in cui decide di far vivere chi gli sta intorno. Ma tutto questo necessita uno sforzo non indifferente, per fortuna non ce la fa più a tenere il ritmo e decide di lasciarsi morire e congiungersi con l’amata. La domanda è perché non l’ha fatto prima.

Disegno di Fritz Eichenberg

Nel frattempo, la giovane Cathy si mostra appena più assennata della madre, ma ha il coraggio di seguire il suo cuore dichiarandosi a Hareton – l’unica scena di vera tenerezza di tutto il libro.

Chi ama chi

  • Catherine. Si direbbe che ami Heathcliff, ma se è amore e non pazzia, allora il sentimento non è abbastanza reale da inseguirlo davvero.
  • Heathcliff. Ama Catherine, ma non sa farle capire quanto. Non gliene faremo una colpa per questo, la colpa che ha è quella di non combattere per ciò che ama.
  • Edgar Linton. Ama Catherine con un amore tenero e pieno di dedizione, amore non appieno apprezzato, è chiaro.
  • Cathy ama Hareton e viceversa.

Per il resto, c’è poco da dire. Se la rubrica si chiamava Chi odia chi era tutta un’altra storia.

Chi uccide chi

Pur senza dirette uccisioni, Cime Tempestose è farcito di morti. Uccisioni indirette. Catherine uccide l’amore di Heathcliff e quello che di buono era in lui. Heathcliff uccide la voglia di vivere e, finalmente, se stesso. Isabella muore per le scelte sbagliate, Hindley per disperazione (non una perdita) e Linton per non saper vivere. Edgar infine muore un po’ per tutte queste ragioni.

Finale

L’amore vince sempre, dicono, ma non è questo il caso. Qui ci sono solo perdenti e, nonostante l’epilogo di luce e speranza, la profonda crudeltà dell’animo umano segnerà i superstiti finché non la sostituiranno con la leggiadria del perdono e della misericordia.

Conclusioni

L’amore non sa odiare. Non sa vendicarsi o covare rancore. L’amore non sa infliggere dolore. L’amore sa soltanto amare.

Annabelle Lee