• No products in the cart.

Amico libro

Dire “un amico libro” non è come dire “un libro amico”. Qual è la differenza e perché dovrebbe essere rilevante? Non saprei, il mio è semplicemente un esercizio mentale – un’elucubrazione, se volete –, non ha scopi dimostrativi ma soltanto sperimentali. Sperimentare il pensiero.

Amico libro – cosa intendevo?

Afferrare un concetto astratto che attraversa velocemente la mente (troppo velocemente) è una difficile impresa. Mi sono sempre chiesta quali fossero i processi mentali dei grandi filosofi che li portavano a concludere una complicata elaborazione mentale trasformandola in un susseguirsi di frasi dal senso compiuto, innovativo, profondo e, auspicabilmente, comprensibile. Rendere il pensiero comunicazione è una qualità affascinante, specie se il pensiero è illuminato.

Tutta questa premessa per guadagnare tempo e raccogliere le idee: l’amico libro e il suo perché. Ah, sì, ora mi ricordo da cosa sia stato scaturito: dal pensiero della solitudine. No, non esattamente. Dal pensiero di sentirsi soli, che è ben diverso dalla solitudine. Ma ora non cadiamo nella digressione sulle differenze fra l’essere soli e la solitudine, chissà dove ci porterebbe. Torniamo all’amico libro. Il sentirsi soli, dunque… Sentirsi soli implica una mancanza, l’esigenza di qualcosa che non è disponibile in quel preciso momento, qualcosa come la comprensione, l’ascolto, l’empatia o forse semplicemente la presenza. Si può dunque sopperire a ciò con un libro?

I limiti del libro

Rifugiarsi nei libri rappresenta da sempre una soluzione ai più disparati problemi, tipo la mancanza di cultura, la mancanza di affetto, la mancanza di visione, la mancanza d’altro… Insomma: se fossero anche commestibili, i libri risolverebbero quasi tutti i problemi del mondo. O magari non serve che lo siano, magari ci insegnano a trovare soluzioni anche alla carestia. Ma allora: di quali limiti sto parlando? Parafrasando Behemoth di Bulgakov su Dostoevskij si potrebbe replicare: “Protesto! I libri non hanno limiti!” ed è senz’altro vero in certe circostanze. Invece nella mia specifica circostanza, ossia il sentirsi soli, far diventare amico un libro non è poi così scontato.

Sentirsi soli è una sensazione specifica in uno specifico momento, ha dunque bisogno di una soluzione immediata, mentre un libro ha bisogno di tempo, di interesse, di ascolto e di dedizione. Praticamente come noi. Identificare dunque con precisione e determinatezza, nel preciso momento del nostro bisogno, il libro giusto per risolvere la sensazione di sentirsi soli non è impresa da poco. L’impossibilità di immediata presenza: ecco forse uno dei limiti del libro. Non che questo sia un difetto o una mancanza, la problematica sta (come spesso accade) nelle aspettative.

La diversa prospettiva

Invece di pensare all’oggetto libro come una soluzione al sentirsi soli, magari dovrei invertire i fattori e cercare di capire come usare la lettura e i libri per elevarsi e raggiungere lo stato di NON sentirsi mai soli. È possibile? O forse più vasta è la conoscenza e più ampio il sapere più ci si sente soli? No, non lo penso davvero. Se non si può creare un amico libro – per la sua non immediatezza necessaria quando ci si sente soli –, si può avere libri come amici. Diverso, già, ma ancor meglio. Portare sé stessi a prevenire i problemi invece di cercare di risolverli attraverso gli altri.

Conclusioni

Le conclusioni sono sconclusionate come l’intera teoria: credere in sé stessi. Cosa c’entra? A voi la risposta.

 

Annabelle Lee