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Recensione semiseria de “Il Maestro e Margherita”

Il Maestro e Margherita è, senza mezzi termini, uno dei cento libri da leggere almeno una volta nella vita. E, anche se nell’elenco Best Books Ever di Goodreaders sta al 112 posto, lo proclamo senz’altro un capolavoro.

È molto difficile parlare di libri difficili. Ma partiamo dall’inizio, o quasi. L’inizio è sempre il solito: quello in cui l’adolescente s’incaponisce nel fare esattamente il contrario di quello che dicono i genitori. In questo caso l’adolescente ero io che mi rifiutavo di leggere i libri osannati dal genitore. Il genitore era Madre, la mia, che faceva, guarda caso, la bibliotecaria. Di libri se ne intendeva. Mentre a me sono serviti altri quindici anni per scoprire il talento di Bulgakov .

L’edizione che mi è capitata fra le mani aveva un gatto in copertina, solo in seguito ho scoperto che la maggior parte delle diverse edizioni aveva come soggetto l’immagine di un gatto. Generalmente smilzo, quindi in completo disaccordo col personaggio. Andiamo con ordine.

In copertina: Théophile Alexandre Steinlen, Riapertura del cabaret Chat Noir, 1986

Ambientazione de Il Maestro e Margherita

Sullo sfondo Mosca, anni 30, circoli intellettuali, discorsi impegnati, impiegati, scrittori, impiegatucci, umanità varia costretta ad arrangiarsi sotto la morsa feroce del regime che permea ogni atomo. Ed è questo regime il vero Satana, peggio di Woland, l’oscuro Diavolo venuto in visita nella capitale russa in una placida estate come tante. Eppure il regime resta in secondo piano, mai nominato davvero, mai esplicitamente indicato come ragione di tutti i mali. Quando di mali ce n’erano in abbondanza.

A capitoli alternati, ci spostiamo indietro di 2000 anni: Gerusalemme, palazzo di Ponzio Pilato, palme, caldo afoso, una decisione da prendere: crocifiggere Jeshua Hanozri oppure…

Personaggi de Il Maestro e Margherita

Diversamente dal regime, Woland invece è ben presente come personaggio, in primissimo piano, sul palcoscenico addirittura. Un Lucifero profondo come l’inferno, giusto come solo un Innominato può essere, onnipotente, paurosissimo. Ancor di più se si analizza quel modo di dire tutto balcanico (e presente nella maggior parte dei romanzi est-europei) “che il Diavolo ti porti”, un “augurio” spaventoso, ma usato con la leggerezza di chi non dà peso alle parole. Specie se indirizzato verso sé stessi: “che il Diavolo mi porti…”, specie se si dà il caso che il Diavolo sia nei paraggi. Woland però è oltre lo spauracchio da tenebra, lui è l’essenza della controparte, il peso perfetto sulla bilancia universale.

La compagnia di Woland è “piccola, mista e senza malizia”: Behemoth – il gatto della copertina per l’appunto, ma molto più ciccione e combina-guai –, Korov’ev, personaggio fastidioso e difficile da inquadrare, Azazelo, un tipo che non promette nulla di buono, e Hella, discinta ragazza dal nome che è tutto un programma.

Behemoth Ph.@Museo di Bulgakov

Confesso che inizialmente ho avuto difficoltà nel trovare la chiave di lettura, avevo sentito dire che le chiavi per questo libro erano persino molteplici, ma Korov’ev e Behetmoth mi confondevano non poco: ciarlieri, buffoni, talmente grotteschi da non riuscire a star loro dietro. La vacuità dei loro discorsi innervosiva la mia sete di compiuto, ma non erano vacui, loro, ero io a essere cieca. Solo dopo parecchie pagine ho avuto un’epifania, mi si è aperto finalmente il mondo del libro e improvvisamente mi è sembrato di leggere in una lingua che potevo comprendere. Momento epico.

La Donna. Margherita Nikolaevna, personaggio sublime nella sua semplicità assoluta, talmente da rasentare la purezza d’animo, eppure capace di stringere un patto col Diavolo. Esatto. Margherita è pronta a tutto per salvare il suo amore. E, pagato il pegno, al momento di riscattare il suo premio, pensando di essere stata ingannata, non fa domande, non implora giustizia, non piange pietà. Lei è così immensa da congedarsi semplicemente così:

“– Stia bene, Messere, – disse ad alta voce e pensò: << Se soltanto riesco a uscire di qua, arriverò fino al fiume e mi annegherò. >>”

Eppure il Diavolo non inganna, la sua parola è sola verità, quindi messa nuovamente davanti alla scelta del suo premio, Margherita sorprende ancora. Sorprende il lettore, rinunciando a tutto quello per cui si è venduta l’anima, il suo adorato Maestro e, ancor più strabiliante, sorprende Lucifero, che tutto sa (ma questa non se l’aspettava).

Nella sua soave pacatezza, Margherita incarna regalmente le mille anime della donna: quella da amante, da strega, da guerriera, quella sacrificale e quella vendicativa, la donna completata dall’amore, eppure completa anche senza.

Il Maestro. Se Margherita è pronta a tutto per il suo amore, il Maestro rinuncia a tutto per il suo. Che è il suo libro. Stroncato impietosamente dalla critica. Così, Bulgakov fa vivere al suo personaggio, anch’esso scrittore, l’angustioso tormento che lui stesso ben conosceva: la critica, la censura, il negare la possibilità di scrivere, di pubblicare. Il Maestro si deprime, impazzisce, butta le armi, brucia il manoscritto. Ah, di cosa parlava, il suo libro? Di un posto afoso, pieno di polvere e sabbia e palme, di Ponzio Pilato e di una decisione da prendere…

I punti salienti de Il Maestro e Margherita

  • La società che si delinea con chiarezza nel libro di Bulgakov potrebbe essere ovunque, in qualsiasi momento della storia, composta da chiunque. La corruzione, gli escamotage, una mano che lava l’altra, le bassezze umane, il lecca-piedismo, vi suonano conosciute? Ed ecco che è il Diavolo a punire tutto questo, un Diavolo giusto che non se la prende mai con i giusti, un Diavolo amante della verità, della rettitudine e della bellezza, chi l’avrebbe mai detto? Il personaggio negativo per eccellenza che diventa eroe
  • Le ambientazioni quasi oniriche magistralmente descritte: il volo di Marherita sopra la città, il ballo di mezzanotte, la foresta oscura che piega i suoi rami al passaggio di Woland, tu sei lì, ogni volta sei lì e respiri la loro stessa aria pregna di mistero e sottile minacciosità.
  • La storia di Ponzio Pilato: un libro nel libro, il tormento di un uomo che sembra avere solo una scelta, la pacifica rassegnazione di un altro uomo davanti a una scelta già fatta.

Il ballo di Satana
Ph.@Pinterest

Le frasi de Il Maestro e Margherita

  • La prima freschezza (Il Diavolo al barista disonesto)

” – Io, – disse con amarezza il barista, – dirigo il buffet al teatro di Varietà…”
L’artista tese la mano, sulle cui dita brillavano gemme, come per sbarrare le labbra del barista, e disse con molto calore:
– No, no, no! Non una parola di più! In nessun caso, mai e poi mai! Non metterò mai in bocca niente dal suo buffet! Io, egregio, sono passato ieri vicino al suo banco, e non riesco ancora a dimenticare lo storione e il pecorino! Carissimo! Il pecorino non può essere verde, qualcuno l’ha ingannato. Deve essere bianco. E il tè? È sciacquatura di piatti! Ho visto con i miei occhi una sozza ragazza che versava nel vostro enorme samovar acqua fredda da un secchio, e continuava a servire il tè! No, carissimo, così non va!
– Chiedo scusa, – disse Andrej Fokič sbalordito da quel attacco improvviso, – io non sono venuto per questo, e lo storione qui non c’entra…
– Come sarebbe a dire, che non c’entra, se è guasto!
– Hanno mandato uno storione che non era più di prima freschezza, – comunicò il barista.
– Amico, sono assurdità!
– Perché assurdità?
– Una cosa che non sia più di prima freschezza! La freschezza è una sola: la prima, ed è anche l’ultima. Se lo storione non è più di prima freschezza, vuol dire che è putrefatto.”

  • Le giuste regole (Il Diavolo a Margherita)

“– Non chieda mai nulla a nessuno! Mai nulla a nessuno e tanto meno a quelli che sono più forti di lei. Ci penseranno loro a offrire e daranno tutto.”

  • L’ovvio (Korov’ev al controllo tessere)

“– Lei non è Dostoevskij, – disse la donna a cui Korov’ev faceva perdere il filo.
– Be’, chi lo sa, chi lo sa, – rispose lui.
– Dostoevskij è morto, – disse la donna, ma con poca convinzione.
– Protesto! – esclamò calorosamente Korov’ev. – Dostoevskij è immortale.”

  • L’amore

“Ma chi ama, deve condividere la sorte di colui che egli ama.”

  • L’atmosfera

“E, finalmente, Woland volava anch’egli col suo vero sembiante. Margherita non avrebbe potuto dire di cosa erano fatte le briglie del suo cavallo, e pensava che, forse, erano catenelle di raggi lunari e il cavallo era soltanto un blocco di tenebra, e la criniera di questo cavallo, una nube, e gli speroni del cavaliere, bianche macchie di stelle.”

  • Conclusione

“Tutto sarà giusto, su questo è costruito il mondo.”

La mia invece, di conclusione, non è esattamente in linea con quella di Woland. D’altronde io, di tenebroso, non ho neanche il gatto. E non avendo neppure il tempo dalla mia, devo concludere con un’ovvia amarezza in cui i regimi sono peggio di qualunque immaginario, gli eroi sono tali solo dopo la morte e i salvatori arrivano sempre quando non è rimasto più nulla da salvare.

 

Annabelle Lee

Comments

  • Bruno Castellani

    Non bisogna recensire un libro con la testa piena di ideologia (altra frase celebre!). Nel libro non esiste riferimento al regime ma solo vizi e piccolezze di una società mediocre attenta solo al denaro e alle convenzioni. Una società che potrebbe essere benissimo la nostra.

    12 Gennaio 2020
    • Blog Entheos

      Verissimo! Tuttavia il regime resta uno dei principali personaggi di questo libro – basta soltanto pensare alla censura feroce a cui è stato sottoposto il romanzo –, ma le chiavi di lettura sono molteplici ed è un libro straordinario anche per questo: offre la possibilità a ogni lettore di interpretarlo a modo suo.
      Grazie per l’intervento😊.

      12 Gennaio 2020

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