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“Cecità” di Josè Saramago

“Cecità” di Josè Saramago. 1996 e 1998 Giulio Einaudi Editore spa. Torino.

Se dovessimo immaginare un mondo senza luce, in cui tutti fossero ciechi, lo scenario sarebbe apocalittico, drammatico, disastroso.

Questo è esattamente quello che ha fatto Josè Saramago scrivendo “Cecità”: ovvero la grande metafora dell’ottusità umana rappresentata da un mondo di ciechi immersi in una privazione della vista che si manifesta, non con il buio o il nero, ma, al contrario con un vedere solo ed esclusivamente tutto bianco. Una cecità bianca e angosciante.

Il libro di Saramago si apre quasi come un racconto di Kafka, basti pensare alle “Metamorfosi” o anche al “Processo”, in cui i protagnisti (sempre degli ignoti K.) si trasformano in scarafaggio, nel primo caso; o subiscono un assurdo quanto improbabile processo nel secondo. Ma è anche impregnato del romanzo fantapolitico di  Orwell. Metafora politica nella microsocietà dei non vedenti costretti a vivere guardando dentro sé stessi e scoprendo solo la miseria umana. Dunque favola, incubo o realtà: perché è evidente che non sia ragionevole pensare che tutto un Paese possa diventare cieco da un momento all’altro e senza una motivazione particolare. Più facile pensare alla cosa in maniera onirica: come se si trattasse di un pazzesco incubo, ma così immerso nella verità da non poterlo non ritenere reale.

Difficile raccontare questa storia, dato che lo stile dell’autore è serrato, veloce, costruito quasi senza punti, due punti, punti e virgola, esclamazioni o interrogazioni; senza nomi, ma anche senza riferimenti geografici: ma solo con concitatissime e numerosissime virgole che introducono qualsiasi cosa, persino il discorso diretto dei protagonisti. In ogni caso la vicenda si potrebbe proprio riassumere con questo improvviso perdere della vista da parte di un cittadino iniziale, fino ad arrivare all’intero Paese, come se si trattasse di una strana malattia virale che contagia chiunque entri in contatto con un non vedente. In tutta questa immersione di “cecità”, esiste una sola persona che vede. Si tratta di una donna: l’unica persona sensata e dotata di cervello di tutto il Paese. Anche qui molteplici potrebbero essere le chiavi di lettura: chi e cosa rappresenta questa donna che ritroveremo vittima del potere nel libro subito successivo di Saramago, Saggio sulla Lucidità (in cui ancora una volta il bianco sembra essere il filo conduttore)? La salvatrice del mondo, cioè a dire una specie di nuovo Messia? L’estrema bontà che guida i poveri ciechi?

Un libro intenso e struggente, ironico e fantastico che, davvero, pone il nostro autore tra i grandi scrittori classici.

Roberta Jannetti