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Vado a vivere su un’isola deserta

“Mollo tutto e vado a vivere su un’isola deserta.” Quante volte abbiamo sentito questa frase, quante volte l’abbiamo pronunciata noi stessi? Stanchezza, voglia di cambiamento, liberarsi dai problemi, allontanarsi da tutto.
Sarebbe bello.

Il fascino dell’ignoto

”Sono andato per tracciare i contorni di un’isola e invece ho scoperto i confini dell’oceano.”

Ludwig Wittgenstein

Ecco le palme, il moto delle onde, guarda i blu: potresti sprofondarci all’infinito senza mai attraversarne uno uguale; c’è  profumo di spensieratezza e voglia di ritrovare te stesso, lo senti l’oceano? Ti parla di come dimenticare, ti sta dicendo di lasciarti andare, di essere libero, ti canta canzoni che solo tu puoi sentire, ti racconta segreti che danno finalmente un senso al vivere.
Sarebbe bello, ma…

La paura dell’ignoto

Sì, ma il cane? La nonna malata? Le piante? E se piove? E se mi viene mal di denti? E se finiscono le sigarette? E se il cellulare non prende? E la cena? Robinson Crusoe ne sa qualcosa. Il personaggio nato dalla penna di Daniel Defoe vi può dare un assaggio dall’agognata vita sull’isola deserta. Perché se è deserta, è deserta, lo dice il nome. Niente stanza vista mare, né cocktail serviti in spiaggia, l’all-inclusive include tafani, zanzare e altre eventuali creature indigene, il ripetitore satellitare non è proprio in zona e, per colmo della sfiga, non c’è il dottore sull’isola. Si può però zappare la terra (dopo essersi costruito la zappa), piantare cose (sapendo cosa), farsi un riparo vista mare e, nel caso, curarsi con l’omeopatia.

Vivere o sopravvivere

Il sogno di vivere su un’isola deserta non contempla lati negativi. Ci si può sempre immaginare di approdare su un’isola fornita di una sorgente di acqua dolce vicino alla spiaggia, un’isola ricoperta di piante di banane, cocco, e mango dalla vita perenne, magari abitati da teneri koala. D’accordo, non c’è il cioccolato, ma ci si dovrà pur accontentare.

Si sogna di andare a vivere su un’isola per fare una vita semplice e per ritrovare sé stessi. Non succederà mica come in Il Signore delle mosche di William Golding, romanzo i cui gli eroi hanno un’esperienza simile (non per propria scelta – si vede che il ritiro auto-indotto non andava ancora di moda) e che tutto ritrovano fuorché sé stessi.

Sognare e vivere

Dopotutto, non è importante se uno lo fa davvero, andare a vivere su un’isola deserta. Si può anche sognare L’Isola che non c’è e accontentarsi di un Peter Pan immaginario (uno reale non ve lo consiglierei comunque), si può credere alle favole e al Principe Azzurro (quest’ultimo è persino meno raccomandabile di Peter Pan: non si presenta mai e, se si presenta, è irrimediabilmente in ritardo), si può cercare un po’ di sollievo dalla vita quando la si vive per davvero. Perché è sempre meglio vivere di sogni che sognare di vivere.

Se volete scoprire altri libri che parlano di isole e vita avventurosa, questo articolo sul sito di Il Libraio vi darà moltissimi spunti.

Annabelle Lee