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“Memorie di un pazzo” di Gustave Flaubert – recensione

Questo è il primo romanzo di Gustave Flaubert e quello che ha gettato le basi per la sua produzione “futura”. Si tratta di un racconto semi-lungo su un amore giovanile, una storia autobiografica carica di pathos e riflessioni eccezionali per un allora giovanissimo autore; Flaubert ha scritto “Memorie di un pazzo” all’età di diciassette anni, spinto – molto probabilmente – da un miscuglio di emozioni nuove, tipiche dell’età, a cui ha saputo dare corposità e profondità più caratteristiche dell’età adulta. Del resto si sa che i giovani di una volta non avevano nulla a che vedere con i giovani di oggi e nemmeno con la me stessa diciassettenne. All’epoca, senza se e senza ma, la maturità avveniva in tenerissima età, poiché la realtà era differente e più rigida della presente. Eppure sono pazzi, sia colui che scrive che colui che legge certi argomenti.

“Un pazzo! È qualcosa che fa orrore. E tu cosa sei, tu, lettore? In quale categoria ti schieri? In quella degli sciocchi o in quella dei pazzi? Se ti dessero la possibilità di scegliere, la tua vanità preferirebbe certo l’ultima condizione. Sì, ancora una volta, a cosa serve, mi chiedo veramente, un libro che non è né istruttivo né divertente, né chimico, né filosofico, né agricolo, né elegiaco, un libro che non dà ricette né per le pecore né per le pulci, che non parla né di ferrovie, né della Borsa, né delle tortuosità del cuore umano, né dei costumi medievali, né di Dio, né del diavolo, ma che parla di un pazzo, vale a dire del mondo stesso, questo grosso idiota che da tanti secoli gira nello spazio senza fare un passo, e che urla, e che sbava, e che si dilania da sé?”

La trama di “Memorie di un pazzo”

Come dicevamo, Flaubert narra di un amore, una piccola scintilla che è divenuta ben presto una pira incandescente. Vede una donna, molto più grande di lui, sposata e non conscia della sua esistenza e da lì tutto ha inizio. Una sorta di follia si impossessa di lui, una passione che non riuscirà mai a soddisfare, ma che non perderà mai di intensità. Un amore che anela una concretezza fisica e che rimane potente solamente a livello platonico e forse proprio per questo, così forte e indimenticabile. Il desiderio sessuale, soprattutto a quell’età giovane e ricca di vigore, è preponderante, ma crea, nell’autore, quasi un senso di vergogna, come se la fisicità potesse sminuire il sentimento che sente forte in lui; come se l’amore fisico fosse meno intimo e potente di quello vissuto solo nella propria mente. Una sorta di idealizzazione primitiva e mai sciocca, che lo pervade e lo cambia, portandolo a un livello di maturità quasi adulta.

Sono memorie, le sue, scritte in un flusso continuo e sicuramente sono anche una libera confessione, densa di riflessioni filosofiche, che oramai abbiamo lasciato ai classici, poiché ritenute quasi del tutto inutili al giorno d’oggi. Un pazzo, ecco chi potrebbe non solo dar voce ma eternità (attraverso la scrittura) a un insieme di pensieri – a tratti confusi e a tratti lucidi – su cui non molti, all’epoca, si sarebbero soffermati. Un preludio a quel l’Educazione Sentimentale” che è un’opera più matura e ricca, sebbene siano presenti, in questo racconto, anche molti voli pindarici e condanne alla borghesia dell’epoca che spiccheranno poi in Madame Bovary” (un romanzo da leggere!). Insomma, un preludio di tutto rispetto a quelle grandi e indimenticabili opere che sono arrivate fino a noi e attraverso le quali abbiamo potuto conoscere la meravigliosa penna di questo autore francese.

E, del resto, è ormai noto che l’amore rende folli!

I temi di “Memorie di un pazzo”

Tuttavia, non è questa la sola chiave di lettura. La vera struttura di questa breve opera, e narrata attraverso le vicissitudini amorose a senso unico di Flaubert, è una potente e quanto mai attuale riflessione sull’umanità e sul ruolo di questa rispetto al mondo. Come non arrivare a queste conclusioni se non attraverso le sofferenze amorose in età adolescenziale? Di sicuro e senza nulla togliere ai giovani d’oggi, un sedicenne che pensa e scrive al pari del nostro autore è davvero una rarità, oggigiorno. Come spesso dicono i miei figli: non si può paragonare il vecchio con il nuovo, perché i tempi sono cambiati e anche il modo di vivere. Corretto, ma come posso allora spiegarmi certe frasi scritte da Flaubert e trovarle attuali?

Come è possibile che, in questi casi, ciò che era è identico a ciò che è?

“L’uomo, granello di sabbia gettato nell’infinito da una mano sconosciuta, povero insetto dalle gracili zampe che, sull’orlo dell’abisso, vuole abbarbicarsi a ogni ramo, che mira alla virtù, all’amore, all’egoismo, all’ambizione, che cerca in tutto questo una facoltà per meglio sostenersi, che si aggrappa a Dio, ma finisce sempre per perdere le forze, mollare la presa e cadere… Uomo che vuol comprendere ciò che non è e fare del nulla una scienza; uomo, anima fatta a immagine di Dio e il cui genio sublime si ferma a un filo d’erba e non riesce a superare il problema di un granello di polvere! E così la stanchezza mi vinse; cominciai a dubitare di tutto. Giovane, ero già vecchio; il mio cuore era solcato da rughe e, osservando dei vecchi ancora vispi, pieni di entusiasmo e di speranze, ridevo amaramente di me stesso, così giovane eppure così disincantato sulla vita, sull’amore, sulla gloria, su Dio, su tutto ciò che è o che può essere.

E poi saprete dirmi se non sia tutto derisione e beffa, se tutto ciò che si canta nelle scuole, tutto ciò che si pilucca nei libri, tutto ciò che si vede, si sente, si dice, se tutto ciò che esiste… Non concludo, tanto mi è amaro dirlo. Ebbene! Se tutto ciò non sia altro che pietà, fumo, nulla!”

Non era un vecchio, sebbene lui si definisse tale, nonostante la precoce età.

Eppure è riuscito a rendere l’idea di follia e renderla comprensibile, poiché frutto di una sorta di ribellione a una folla di veri pazzi, che non riescono a vedere al di là del loro naso. Lui non è effettivamente fuori di testa, ma fuori dal contesto. L’amore che prova ne è una delle molte testimonianze, che seguiranno nei suoi successivi e più maturi – e già qui ci sarebbe da aprire un dibattito – romanzi.

“Ecco come ero, sognatore, svagato, con un’indole indipendente e beffarda, intento a costruirmi un destino tutto mio e assorto nella poesia di un’esistenza piena d’amore, vivendo già di ricordi, per quanti se ne possano avere a sedici anni.”

Che altro dirvi su di lui, sulla sua scrittura, sul suo inestimabile talento? Leggetelo e valutate da soli la grandezza della sua arte.

Buona lettura!

 

Giorgia Golfetto