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Il nuovo inizio

Non si può cadere dal pavimento.
(Arthur Bloch, Legge di Paul, La legge di Murphy)

Il problema. Il passaggio fra anni ci porta inevitabilmente a tirare le somme e a formulare i famigerati “buoni propositi”. Mentre però il 2020 non è stato un anno come gli altri, e sul 2021 gravano aspettative talmente alte da schiacciarlo già in partenza, né il “tirar le somme” né i “buoni propositi” sembrano avere molto senso in questo preciso momento storico.

E se da una parte cerchiamo di rifugiarci in gesti familiari che hanno il compito di rassicurarci – come fare piccoli progetti, o costruire una lista di propositi, appunto –, dall’altra, l’insicurezza e la distruzione di qualsiasi certezza – persino la più amena – rendono tutto più faticoso.

Come fare, dunque? Quale direzione intraprendere? Con quali strumenti? Dove attingere per trovare le risorse necessarie per proseguire? Quali metodi mettere in pratica per ritrovare un minimo di stabilità e, di conseguenza, la fiducia nel futuro?

Nella caduta ci sono già i germogli della risalita, fragili ma verdi.
Vanno coltivati con premura.
(Carl Gustav Jung)

Il cambiamento. Siamo onesti: a nessuno piace cambiare. Volersi crogiolare nelle calde certezze della nostra quotidianità non è una colpa, ma semplicemente un istinto primordiale: riparo, calore, possibilità di fare progetti… Magari correre qualche rischio, d’accordo, però tutto in modo calcolato, premeditato. Cambiare anche, certo, intraprendere nuove strade mai percorse, rinunciare alle certezze per buttarsi nell’ignoto – è questo quello che chiamano progresso, giusto?

Il peso del cambiamento è tuttavia molto diverso fra il cambiamento progettato e attuato con cognizione di causa e quello imposto dalle circostanze o dagli eventi. Mentre sul primo si ha una discreta possibilità di previsione, così come un più o meno preciso spazio di manovra nell’aggiustare il tiro degli interventi da attuare, il secondo ci si presenta inquietantemente privo di possibilità di predizione e terribilmente fuori dalla nostra portata di intervento. Ecco dunque che il cambiamento “imposto” è più duro da digerire rispetto a quello “scelto”.

Chi non può cambiare idea non può cambiare nulla.
(George Bernard Shaw)

La soluzione. Ovviamente non ce l’ho. Il senso di smarrimento che affligge tutti noi, comuni mortali, – anche se sotto forme diversi e in diversi ambiti – avvolge anche me. Ma non siamo qui a parlare di questo.

Quello di cui parliamo invece è come cercare di reagire a una situazione che ci costringe ad abbandonare tutte le nostre certezze. E quello che si nota, guardando l’umanità nel suo complesso, è che il passato mostra che non c’è mai nulla di davvero nuovo sotto al sole. Le grandi sventure, i grandi drammi del mondo, sono tutti eventi diversi fra loro, se vogliamo, ma tutti con conseguenze simili. Non che questo sia una consolazione. Ma per dire che, così come possiamo smarrirci e disperarci nella sventura, così vi è in noi la capacità di trovare modi insperati per reagire.

Morire quanto necessario, senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.
(Wisława Szymborska)

Il nuovo inizio. Non serve sempre dare un nome alle cose. Il nuovo inizio può mettere paura e troppi nuovi inizi non portano da nessuna parte. Sleghiamoci dalle aspettative. Sgombriamo la mente. Ricordiamoci che dentro di noi c’è il germoglio della risalita, ma rendiamoci anche consci del fatto che, dopotutto, la cima non è che un’altra aspettativa.

Ciò che diciamo principio
spesso è la fine, e finire
è cominciare.
(Thomas Stearns Eliot)

 

Annabelle Lee