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recensione Tutti i colori del silenzio

Tutti i colori del silenzio – recensione

“Tutti i colori del silenzio” di Graziella Percivale continua la saga di famiglia iniziata in “Oltre i giorni imperfetti”, riprendendo le atmosfere sospese dell’eterna danza dell’irrisolto.

Il romanzo non chiude ma semplicemente dona un altro giro al ciclo della storia dei protagonisti. I personaggi di Oltre i giorni imperfetti” si ritrovano e cercano inesorabilmente di trovare un capo alla loro stessa matassa esistenziale.

  • Nando non ricerca solo un rapporto interrotto con la figlia ma cerca di ricucire un rapporto con sé stesso e con un suo passato fortemente turbolento dal quale ha dovuto allontanarsi per ritrovare un senso anche critico verso di esso.
  • Gloria fa davvero chiarezza nella sua esistenza e si riconcilia per davvero con sé stessa riscoprendo il valore degli affetti sinceri della sua famiglia, ricostruendo un rapporto più maturo con il padre dei suoi figli col quale in realtà aveva sempre condiviso una relazione dai caratteri più adolescenziali che familiari. Si può dire che la sua relazione con Lucas si concluda come l’inizio di un percorso di crescita personale per entrambi che, consapevolmente o inconsapevolmente, smettono di incarnare l’attrazione superficiale tra un marinaio e una bella ragazza, ma incominciano a cercare di comportarsi come genitori responsabili.

Tutti i colori del silenzio

Estremamente bello e toccante l’excursus storico che riporta alla figura della nonna Ester che sembra emergere da un sogno. La famiglia viene a conoscenza di una verità forse inaspettata o forse sospettata e probabilmente difficile da capire. Ma, come accade in ogni famiglia con le proprie vicende e le proprie vicissitudini, si arriva sempre a comprendere il lato umano delle situazioni. I genitori e i nonni che agli occhi di figli e nipoti sono quasi esseri superiori, in realtà sono esseri umani che hanno sofferto e gioito e le loro scelte hanno inconsapevolmente influenzato il destino della stessa famiglia.

Le ambientazioni

Degna di nota è la particolare descrizione della cittadella di Otranto. Sono davvero rimasta incanta dal carattere semplice ma accurato che rappresenta quel tipo di descrizione che non opprime il lettore con i dettagli più perfetti ma lascia uno spazio per ricostruire un mosaico mentale di quell’immagine.
Vere e proprie costanti del romanzo sono quelle indicazioni ed allusioni ai luoghi che si vogliono descrivere in un modo quasi interiore piuttosto che strettamente geografico. La villa rappresenta quella sorta di Casa del Nespolo dei Malavoglia, quel luogo che diviene un punto fermo nelle vicende umane di più di tre generazioni.

Le atmosfere

Sottilmente evidente e delicata è l’espressione dei sentimenti umani di tutti i protagonisti. Più che un percorso materiale tutti si ritrovano in un percorso di crescita esistenziale che li porta a maturare con sé stessi. Le due sorelle si accettano nelle loro differenze e nel momento della verità, anche molto difficile da accettare; imparano davvero a conoscersi e a stabilire un vero rapporto di equilibrio. Gloria trova il modo di dare una cornice armonica a una vita che in realtà le può dare tutto quello che cerca veramente: un compagno con cui condividere la vita e un po’ di serenità nonché una famiglia che crea una cornice simile a uno scudo protettivo intorno a lei.
Ma se da un lato Gloria trova la sua strada grazie alle persone che sono intorno a lei, anche le sue zie e suo padre stesso ritrovano il loro cammino e stabiliscono la loro identità grazie al suo silenzioso e inconsapevole intervento semplicemente realizzatosi con la sua comparsa nelle loro esistenze.

Niente può stravolgere le situazioni come la naturale semplicità degli eventi quotidiani: i bambini che giocano sulla neve, un incontro casuale, una confidenza e le parole non dette ma percepite nel cuore di chi le vorrebbe dire ma non sa trovare il modo.

 

A cura di: Luisa Rabach