• No products in the cart.
Regalo di Pasqua di Orazio C.

Regalo di Pasqua

Siamo alle soglie di una grande festa, ma abbiamo la guerra alle porte. È colpa mia. Lo dico con la serenità di chi rende una confessione per nulla sofferta. Io ho colpa di ciò che succede nel mondo e vi chiedo perdono. Per scusarmi, ho deciso di offrirvi un dono. È un regalo sincero, che tutti voi meritate e che vi porgo con gioia suprema. Non mi è costato nulla, il vostro regalo di Pasqua. L’ho pagato in beat-coin, ovvero nella moneta del cuore, che voglio coniare adesso e distribuire ovunque. Unità di misura: un battito genuino. Prendete e spendetelo tutti.

Ma siete pronti a scartare il mio regalo? L’ho confezionato fra due virgolette poiché consta di sole parole. E non vi aspettate il solito dolce pasquale. Piuttosto, è condito con pura amarezza. Eccolo qui, tutto per voi:

“Gli individui hanno la semplicità bestiale delle masse, le masse la piccineria degli individui; ogni gesto quotidiano proietta la sua banale trascuratezza nella storia, la storia rende sinistro e irreparabile ogni atto di tutti i giorni; ciò che è triviale contribuisce a costruire un evento grandioso, che si trivializza e si rende, con orgoglio morboso, meschino.” *

Non sono parole mie. Le ho lette, qualche giorno fa, in una splendida recensione a un vecchio libro. Sono penetrate dentro di me come lame roventi, estraniandosi dal loro contesto letterario. Ma non rimpiango di averle patite. Anzi, se fosse per me, queste parole andrebbero stampate in ogni libro, distribuite in ogni scuola, predicate agli angoli di ogni strada, urlate alle nostre coscienze nel silenzio di tutte le notti bianche e nella quiete di tutte le notti buie.
Ma intanto comincio donandole a voi. Comincio la mia piccola opera di divulgazione, sperando che possiate imitarmi e che altri ci emulino presto, a loro volta.

Adesso rileggete il mio dono, per favore, e toglietevi subito dalla testa l’idea di essere insignificanti o impotenti. Ciascuno di noi è importante e ciascuno contribuisce a un tutto che diventa presto massa. Noi siamo la forza motrice di ogni evento, anche quello più assurdo, anche quello più distante, anche quello peggiore. Ma soprattutto toglietevi dalla testa l’idea di essere innocenti. Ciò che succede nel mondo è colpa nostra. Bisogna che ne prendiamo coscienza, una buona volta, e che ce ne assumiamo la responsabilità. Non possiamo demandare ad altri la nostra parte di onere cosmico, né possiamo alienare le nostre quote millesimali di universo. È colpa nostra. È sempre colpa nostra. Anche quando ci impegniamo a fondo, anche quando vantiamo il compimento del nostro dovere, anche quando urliamo, indignati, contro il lassismo altrui, abbiamo lo stesso una parte di colpa.

Siamo colpevoli ma possiamo redimerci facilmente se ci sforziamo di capire il nostro perché. Noi esistiamo per un motivo, una sola ragione certa: siamo parte del tutto.
È terribilmente fallace il ragionamento di chi, deluso, auspica l’estinzione umana; è crudelmente cieco chi asserisce che il mondo funzionerebbe benissimo senza la nostra presenza. Non è così. Non può esserlo. Noi siamo essenziali alla macchina cosmica perché contribuiamo, nel bene e nel male, al suo funzionamento. Il punto è che possiamo scegliere come contribuire ed è in questo che consiste il grande fraintendimento dell’umanità. Noi possiamo essere la rovina o la salvezza di noi stessi. È solo che non lo abbiamo mai capito.

Ogni secondo della nostra vita è un investimento di energie essenziali. Erroneamente pensiamo che vadano a sprecarsi, a perdersi nel marasma dell’indifferenza. È solo la vile eco del disfattismo a suggerirci queste idee. Invece, ogni nostro sforzo finisce nel sistema. Circolerà nel mercato azionario dei nostri destini, che mi rifiuto di riconoscere già scritti, già decisi, già determinati. Preferisco pensarli in divenire, preferisco considerarli volatili poiché soggetti a miliardi di influenze esterne, oltre che alla spinta interiore della nostra volontà. E se le cose vanno male – ed è così – è solo perché ci siamo rifiutati – tutti – di accettare questa semplice verità: la colpa è nostra.

No, non abbiamo il diritto di lamentarci, non lo avremo mai. Per quanto pretendiamo di essere stati giusti, abbiamo comunque una parte di colpa. L’attivista non si sarà mai impegnato a sufficienza, così come l’egoista non potrà mai sabotare ogni azione positiva. L’ignavo non potrà essere inerte per sempre. L’indifferente finge: sta solo dissimulando la sua paura. Sta a noi smascherarlo e poi smuoverlo con la giusta forza, con la più efficace motivazione. E un briciolo di bene fatto adesso mitigherà, seppur di poco, il male cronico dell’umanità. Sicuro.

L’umanità è un sistema entropico in costante turbolenza e noi non ne siamo le vittime, bensì gli artefici; non siamo delle pedine, bensì dei manovratori. La nostra coscienza è il nostro puparo. Svegliandola, sapremmo farci guidare verso la giusta mossa. E non importa se si tratta di una mossa solitaria, di un’azione controcorrente, di una corsa contro il vento: è pur sempre positiva, è pur sempre utile.

“Cosa ci posso fare io?”

Questa domanda dovrebbe essere illegale. È l’interrogativo più ingenuo di sempre. Ciò che si può fare è sempre il meglio. Dobbiamo sempre tirare fuori il meglio da noi stessi e dobbiamo sempre metterlo in opera, regalandolo agli altri, dunque a noi stessi. Ogni volta che scegliamo di adombrare la nostra parte migliore, conformandoci alla mediocrità, stiamo contribuendo alla sciatteria generale. Ogni volta che rinneghiamo la nostra importanza umana, stiamo commettendo un delitto contro il cosmo. Ma il danno peggiore lo facciamo quando voltiamo le spalle alla verità, quando ci lasciamo condurre al compromesso dalla nostra solita codardia, quando ci rifiutiamo di indagare oltre l’apparenza delle cose e ci accontentiamo di voci illusorie, di parole imbonitorie, di discorsi soporiferi. La verità è un nostro dovere e se essa muore è colpa nostra.

Oggi metto la mia parte di colpa alla luce del sole e, se il mio regalo vi è piaciuto, vi chiedo di fare altrettanto. Poi vi chiedo di regalare anche voi questa semplice verità a chiunque vi si avvicini. Ora e sempre. È solo così che posso, finalmente, augurarvi una buona Pasqua. Ma mi raccomando: fate del vostro meglio. Cercate il meglio dentro di voi e mettetelo in mostra. Sempre.

*La citazione è tratta da un articolo della Dott.ssa Arianna Bonino, recensore presso Pangea, layOut magazine, Algoretico, Le parole di Fedro, L’ottavo.

Orazio C.