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Perché leggiamo e la trigonometria (che è un pretesto…)

Periodicamente qualcuno sui social chiede: perché leggete?
Le risposte in genere sono molto diverse tra loro. Tra quelle che ho letto la più divertente (a mio parere, forse perché la condivido) è stata: per vizio.
Il vizio della lettura esiste, ne sono la prova vivente.
Io ho vere e proprie crisi d’astinenza quando per qualche motivo non posso leggere.
Sogno trame, immagino righe nere su fogli color avorio, mi sorprendo a compitare con attenzione qualsiasi cosa abbia l’aspetto di “parola scritta”, foss’anche una tavola trigonometrica di cui , poi realizzo, non ho capito una virgola. O un simbolo. Ma è scritta. Quindi è desiderabile, attraente, sirenica.
Tutti sintomi della dipendenza da sostanza stupefacente, no? E stupefacente, la lettura, lo è davvero.
Ma da dove nasce questo vizio? E qui mi aiutano le altre risposte: voglia di evadere dalla realtà, desiderio di rispecchiarsi in personaggi di fantasia, ricerca di verità alternative, ricerca di sé stessi, ricerca di qualcun altro.
Ricerca della bellezza. Della bellezza che abbellisce chi la incontra.
Ricerca di cultura reale, innovativa, eterna. Evolutiva.
Ma certo mai, nonostante la diffusa offerta, ricerca di sottocultura involutiva (e mi si perdoni la celia. O il sarcasmo. O il dispiacere).
E voi, perché leggete?

Loredana Conti