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Ogni guerra può essere soltanto persa

Le terribili scene di persone disperate in fuga da Kabul mi hanno riportato alla mente un altro enorme fallimento dell’occidente e degli Stati Uniti: la tremenda guerra del Vietnam, risalente ormai a quasi 50 anni fa. Quelle scene sono incredibilmente simili a quanto descrive lo scrittore vietnamita Viet Thanh Nguyen nel suo romanzo storico “Il simpatizzante”. Anche in quell’occasione, al ritiro delle truppe americane seguì una fuga apocalittica dall’aeroporto di Saigon. Le conseguenze furono ben peggiori perché la zona aeroportuale era assediata dai vietcong che lanciavano razzi katiuscia contro gli aerei in fase di decollo (riuscendo a colpirne diversi). L’autore le descrive con una prosa vivida e iperrealistica, che lascia atterriti e veicola tutto lo sgomento generato dalla guerra e dai suoi – sempre tremendi – epiloghi.

Danni collaterali

Un altro punto di contatto tra questi due eventi storici drammatici è la preoccupazione per la condizione femminile. Se il contesto vietnamita fu caratterizzato dal bieco sfruttamento sessuale delle indigene, il ritorno del becero fondamentalismo religioso porterà conseguenze nefaste per le cittadine afgane, che verranno relegate alla condizione di servitù. Si tratta di schiavismo in entrambi i casi.
Viet Thanh Nguyen si propone di affrontare la questione delle sue compatriote durante l’occupazione americana e di coloro che furono poi espatriate senza scadere nel pietismo inconcludente, ma senza esimersi da lanciare frecciatine avvelenate alla cultura occidentale.

Sopravvivere

Il protagonista di questo romanzo è un mezzosangue (americano e vietnamita) che ha lavorato come spia, al soldo degli americani, per combattere l’avanzata dei vietcong. Dopo la sconfitta degli yankee è costretto a fuggire rocambolescamente. Rimane per diversi mesi ospite di un campo profughi negli States e sperimenta tutto il dramma dell’emigrato, dell’emarginato e del reietto. Affronta poi il problema dell’integrazione nel nuovo paese che lo ospita e ci offre un punto di vista originale e interessante ogni volta che si trova a confrontare la cultura occidentale con quella asiatica. Riesce in modo assolutamente efficace a mettere il luce le contraddizioni e la fallacia di entrambi i punti di vista e si ritrova nel limbo di chi non sa da che parte voltarsi, di chi si sente non appartenente a nessuna delle due realtà descritte, ma è costretto dalle contingenze a prendere rapidamente una posizione per poter sopravvivere e per trovare un posto nel mondo.

La principale delle differenze portate alla luce è relativa al valore che si attribuisce alla vita: “[…] per  noi la vita è solo preziosa, mentre per gli occidentali è un valore irrinunciabile.” Questa considerazione non è affatto insipida, anzi, spiegherebbe il fervore con cui gli asiatici si immolavano durante quel terribile conflitto e il tremendo panico che assaliva ed assale tutt’oggi l’uomo occidentale ogni qual volta è posto di fronte al pericolo – più o meno concreto, più o meno tangibile – di perdere la vita. Credo che si possa benissimo fare il paragone con l’attuale situazione pandemica e differenziare gli atteggiamenti di occidente e oriente di fronte al rischio del virus.

Perbenismo

Una certa crudezza condisce le riflessioni del protagonista-narratore e un filo di cinismo critico accompagna le sue descrizioni. La prosa è spesso acre, brucia come il maledetto napalm, ma è sempre appassionata ed ha finalità analitiche e decostruttive. L’autore smonta tutto: scaraventa per terra le illusioni democratiche, l’utopia della libertà individuale, il mito del perseguimento della felicità.
Ci riesce, eccome, lasciando spesso il lettore attonito, senza annoiarlo mai e senza scadere nel banale o nello scontato. Se si vuole a ogni costo trovare un difetto a quest’opera si può fare notare come il finale risulti piuttosto frettoloso ed involuto rispetto al resto della trama. A un certo punto, il protagonista si perde nell’esistenzialismo e non ne emerge più. Forse, però, è un effetto voluto che servirebbe a rimandare il lettore al prossimo appuntamento narrativo: una sorta di prosieguo della storia nella raccolta di racconti dal titolo “I rifugiati”.

Pensieri

Riporto alcuni passi significativi che possono dare un’idea di quello che è il “carattere” di questo romanzo:

“La cosa peggiore che siamo costretti a sopportare in America è la “corruzione”. In patria riuscivamo se non altro a contenerla dentro i bar, i nightclub e le basi militari. Ma qui non ce la faremo mai, a proteggere le nostre figlie dall’”oscenità”, dalla “superficialità” e dalla “sordidezza” che gli americani amano tanto.”

 

“Avevo sempre avuto un profondo rispetto per la professionalità delle prostitute, che esibivano la propria disonestà con una chiarezza molto maggiore rispetto agli avvocati, un’altra categoria che si fa pagare a ore. Ma fare riferimento al solo aspetto finanziario sarebbe un errore. Il modo più efficace di approcciare una prostituta consiste nel comportarsi come lo spettatore di una commedia, pronto a sedersi e sospendere la propria incredulità per la durata dell’esibizione. Il modo più sbagliato, invece, sarebbe insistere stupidamente di trovarsi davanti un mucchio di gente pronta a dare spettacolo perché hai pagato il prezzo del biglietto; ovvero, al contrario, credere totalmente in ciò cui stai assistendo e soccombere a un miraggio. Per esempio, esistono uomini adulti che sogghignano se qualcuno gli nomina gli unicorni, ma sono pronti a sostenere fino alle lacrime l’esistenza di una specie ancor più rara e mitologica, che si può trovare solo negli scali più remoti e negli angoli più bui delle più insalubri taverne: la prostituta nel cui petto batte il più proverbiale dei cuori d’oro. Lasciate che ve lo dica: se esiste una qualunque parte del corpo di una prostituta che è fatta d’oro, quella non è certamente il cuore. E che qualcuno possa credere il contrario è il miglior tributo alle sue arti di attrice[…]
Sto per caso accusando gli strateghi americani di aver deliberatamente sradicato interi villaggi di contadini per portarsi via le ragazze, lasciandole con l’unica scelta di offrire servigi sessuali agli stessi ragazzi che avevano bombardato, mitragliato, bruciato, depredato o comunque evacuato a forza i suddetti villaggi? Niente affatto. Mi limito a notare che la creazione di un esercito di prostitute locali al servizio di soldati stranieri è l’esito inevitabile di qualunque guerra di occupazione, uno dei piccoli e sgradevoli effetti collaterali della difesa della libertà che tutte le mogli, le sorelle, le fidanzate, le madri e tutti i pastori e gli uomini politici di Smallville, USA, fingono di ignorare e nascondono dietro un muro di denti bianchi e lucidi, quando salutano il ritorno a casa dei loro soldati, pronti a curare qualunque innominabile afflizione con la penicillina della bontà americana.”

 

“I cinesi potevano anche aver inventato la polvere da sparo e gli spaghetti, ma l’Occidente aveva inventato la scollatura, con effetti profondi quando sottovalutati. Nel guardare due seni semiesposti, un uomo non si limita a cedere alla lascivia, ma si trova necessariamente a meditare, anche senza rendersene conto, su quella che è l’incarnazione di un verbo inglese, “to cleave”, nel quale è racchiuso il doppio significato di “separare” e “mettere insieme”. La scollatura di una donna illustra perfettamente questo duplice e contraddittorio significato, visto che i seni sono due entità distinte, ma con un’identità comune. E quel doppio significato è ben presente anche nel modo in cui la scollatura distingue la donna dall’uomo e al contempo attrae l’uomo verso la donna con la forza irresistibile di una slavina. L’uomo non può vantare nulla di equivalente, se non, forse, l’unico tipo di scollatura maschile per i quale le donne manifestano un qualche interesse, e che si crea aprendo e richiudendo un portafogli bello gonfio. Se però le donne possono guardarci quanto vogliono, ottenendo sempre il massimo apprezzamento da parte nostra, noi uomini siamo votati alla dannazione, sia che le guardiamo, sia che evitiamo di farlo. Una donna con un decolleté straordinario avrebbe avuto tutto il diritto di sentirsi insultata da un uomo in grado di resistere alla sua attrattiva, perciò, per evitare di apparire scortese, lanciai una rapida occhiata alla scollatura mentre prendevo un’altra sigaretta. Tra quei due seni meravigliosi danzava un crocifisso d’oro, appeso a una catenina anch’essa d’oro, e per una volta sognai di essere un vero cristiano, per poter essere inchiodato a quella croce”.

 

“L’amore è questo, in fondo: poter parlare con un’altra persona senza il minimo sforzo e senza nasconderle nulla, e al tempo stesso sentirsi perfettamente a proprio agio anche senza dire una sola parola.”

Orazio C.