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La voce di Ipazia

Un uomo illuminato mio padre Teone. Non lo dico perché si tratta di mio padre, ma perché pochi uomini ad Alessandria (d’Egitto n.d.r.) avrebbero permesso a una figlia di studiare la matematica, l’astronomia o la geometria.  Una cosa certamente naturale per lui: insegnava nella scuola dove ora insegno io. Eravamo noi due soli: e lui ha cercato sempre di trasmettermi l’amore per la scienza, cosa che ho cercato di fare anche io con gli altri.

Chi sono io? O meglio chi ero fino a qualche minuto fa…

Ipazia è il mio nome e sono nata e vissuta in questa meravigliosa terra d’Egitto che è Alessandria. Un posto magnifico dove vivere, ricco di idee, di libri, di movimenti culturali. Alessandria ha dato i natali a grandi e importanti uomini come Tolomeo, la cui fama continua immutata anche dopo 700 anni dalla sua scomparsa. Perché mi è così caro Tolomeo? Perché ha fondato il Museo, la scuola dove ha insegnato mio padre e dove io ho la fortuna di esserne la guida in questo periodo.

Dettaglio Scuola di Atene, Raffaello, 1509 circa

Amo l’astronomia, la geometria e la matematica: ma tutto questo non sarebbe nulla se non ci fosse dietro la filosofia. Mi piace la filosofia proprio perché amo la ricerca continua del pensiero: anche nella stessa astronomia e nella matematica che non vedo come discipline rigide e finite. Logiche di sicuro. Ma non è anche la logica una filosofia? In fondo amo la ricerca costante della verità: e questo è sempre stato il mio principio di vita.

Forse perché sono a capo della famosa scuola Museo di Alessandria mi piace insegnare: nel senso che mi piace rendere partecipi del mio sapere i miei allievi. Regalare ciò che conosco, lasciando però che, chi mi ascolta, diventi un libero pensatore con le sue idee ben chiare e nitide. Non voglio che qualcuno segua pedissequamente le mie idee senza crescere con idee sue proprie. Preferisco il contraddittorio: come Socrate e Platone anche io “so di non sapere”, per cui mi piace imparare ogni giorno con la curiosità di un neofita. Ho detto che insegno: in realtà apprendo.

Non so se perché io sono donna (temo non sia argomento di poco conto); non so se perché, pur amando molto la religione, ho notato che gli uomini (inteso come gli esseri umani) compiono le peggiori nefandezze proprio in nome della religione. Insomma, non so perché ero e ora non sono più. Avevo la mia vita felice di donna studiosa, amata dai suoi allievi, stimata da colleghi. Quanti attestati di stima ho ricevuto in questi anni… Avevo dei nemici e non me ne ero mai accorta. Strega? È così che mi hanno chiamata. Almeno mi sembra. Ero su un calesse, stavo facendo la solita strada, la solita via, immersa nei miei pensieri… Mi hanno aggredito. Mi hanno colpito, picchiato, con mattoni, con bastoni… Ancora mi chiedo il perché. Cosa ho fatto per offendere in questo modo quelle persone (se così le posso chiamare) scatenando la loro rabbia? Mi hanno ucciso e dilaniato e strappato le membra. Il lettore troppo sensibile non vorrà leggere queste parole, ma sento che devo gridarle e che il mondo deve sapere che Ipazia era e ora non è più. Distrutta nel corpo ma con lo spirito ancora indomito. Morta in nome di una religione.

Variante a colori illustrazione di Louis Figuier

Tanti testi si possono trovare su questa grande filosofa, anche se, sfortunatamente, poco si sa della sua vita e le sue opere sono quasi completamente andate perdute. Ne citiamo solo alcuni:

Silvia Ronchey, Ipazia. La vera storia  Milano Rizzoli 2010

Mario Luzi, Libro di Ipazia, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1973

Anche il cinema le ha dedicato un tributo con Agora del regista Amènabar del 2009, liberamente ispirato alla storia di Ipazia.

Roberta Jannetti