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LA SEPARAZIONE DEL MASCHIO di FRANCESCO PICCOLO

 

La premessa

LA SEPARAZIONE DEL MASCHIO di FRANCESCO PICCOLO è un romanzo indisponente. Infastidisce il lettore rivelandogli tutte le piccolezze, le scorrettezze, le perversioni del protagonista, che è anche il narratore della storia. Se dapprima, quando ci informa che la moglie si è resa irrintracciabile, lasciandolo solo con la loro figlia, si è tentati di simpatizzare per lui, dopo, quando ci svela i suoi istinti, i suoi balordi tradimenti, la sua poligamia ossessiva e perniciosa, si comincia a detestarlo.

Il personaggio

Lo si detesta perché non ha il minimo pudore nel rivelarci le menzogne sesquipedali che si inventa per tenere in piedi un matrimonio minato dal suo egoismo, né i dettagli lubrici delle sue numerose relazioni extraconiugali. Lo si detesta perché ha una visione della sessualità totalmente avulsa dal coinvolgimento sentimentale. Ma soprattutto lo si detesta perché la fa sempre franca, la passa liscia, e ne viene fuori intatto nella sua reputazione di marito. Eppure, quest’uomo infedele e infingardo, bugiardo e narcisista, smaliziato e libidinoso, ha un lato tenero. Emerge ogni volta che ci parla della figlia, che ci racconta il modo goffo con il quale si prende cura di lei, che ci confida le sue ansie per il futuro e il benessere della piccola Beatrice.
È questo a renderlo umano e sentimentale, nonostante lui faccia di tutto per rivelarsi arido ed istintivo. Quello che farà certamente arrabbiare le lettrici è il fatto che tutte le donne presenti nel romanzo non sono nient’altro che corpi. Sono appiattite alla mera fisicità del loro esistere. La personalità non esiste o non è contemplata dal protagonista, che ha una maniera insensibile e seccante di descrivere le intimità che tocca, le carni che maneggia, le epidermidi che assaggia durante le sue numerose esternazioni di voluttà. Perfino la moglie, cui viene concessa l’opportunità di parola, la possibilità di abbozzare il proprio carattere, è pur sempre “corporea” più che personale. Ma anche gli uomini, a pensarci bene, dovrebbero arrabbiarsi. Perché la sua giustificazione per tutto questo è beceramente sessista. Lui spiega e tollera i suoi istinti con il fatto di essere maschio. Come se il maschio fosse meramente sessuale e per nulla intellettivo. Lui riconosce di essere il maschio in essenza e di non andare mai oltre essa. Ne viene fuori una caratterizzazione troppo semplicistica del maschio, di fatto descritto come una gretta macchina sessuale. E finisce per dichiararsi orgoglioso della sua mascolinità esplicita e mai filtrata. Biasima, addirittura, ogni dissimulazione di ciò che è puro istinto. Così, nella sua vita triviale, l’affettività è sostituita dalla mania, dalla fissazione per i dettagli corporali. In particolare, ha una smaniosa propensione per il sedere femminile. Il sedere è il suo feticcio:

“Se il desiderio si insinua nell’animo umano, non c’è soluzione. Il problema non è se le persone guardano il culo, perché il culo lo guardano tutti, anche quelli che dicono che non lo guardano. Il problema è farlo con onestà, cioè cedendo alla propria debolezza senza pudore. Non c’è niente di peggio che incontrare una donna che ti piace, salutarla con rispetto e distacco e poi girarti a guardarle il culo appena è passata e non ti può vedere. Ne ho visti di grandi moralizzatori e di uomini sobri ed esempi dell’umanità che si torcevano in modo innaturale o inventavano scuse strane, oppure avevano imparato a girare gli occhi senza muovere la testa, solo per guardare per un secondo un perizoma sotto un pantalone bianco, in estate, o una canottiera aperta mentre una ragazza è piegata. Forse, se c’è una verità, è tenere negli occhi il desiderio di guardarle il culo, tenerlo nello sguardo che hai quando incontri i suoi occhi, uno sguardo che deve significare rispetto e allo stesso tempo desiderio di guardarle il culo. Le due cose possono stare insieme. Anzi, devono. Perché è la cosa più meschina che può fare un uomo quella di separare rispetto e culo. È sia moralistico sia razzista.”

Può esserci una spiegazione psichiatrica in tale attrazione: anni fa lessi – non mi ricordo dove – che gli uomini maggiormente attratti dal lato B femminile avrebbero la tendenza ad essere libertini, quindi adulteri. Mentre quelli più affascinati dal seno avrebbero una maggiore propensione alla stabilità affettiva e coniugale. Ma nonostante la sua monomania per il fondoschiena, il protagonista si rivela essere molto legato alla moglie. “Legato” è la parola giusta, da intendere in senso letterale, poiché lui dichiara di non saperla lasciare. Anzi, di non saper lasciare nessuno, di non essere capace di porre fine a ciò che ha cominciato:

“Me ne sono reso conto all’improvviso, ragionando su tutto questo, senza averlo mai sospettato prima: io non ho mai lasciato nessuno. Mai. Tutte le storie che sono finite, sono finite per volontà della persona con cui avevo una relazione, a prescindere dalle motivazioni. Voglio dire: è successo che qualcuna sia stata costretta a lasciarmi, era inevitabile, eppure per me c’era ancora una possibilità. È successo anche che, dopo che la storia è finita, ho provato un senso di sollievo, ma sempre insospettato: ero sicuro, ogni volta, che potessimo provarci ancora – e poi, quando è finita, ho capito non solo che era la cosa giusta, ma che ero sorprendentemente felice. Ma non l’avevo fatto io.”       

È così che quest’uomo esecrabile e poco simpatico rimane invischiato in un matrimonio quotidianamente stuprato dalla sua passione sessuale proteiforme, e cerca di proteggerlo esternando una devozione speciosa per la moglie. Mentre ci racconta le sue avventure, passate e presenti, tiene sempre a mente la moglie, che spesso diventa un parametro di riferimento per la valutazione di altre donne. Valutazione solo soggettiva e solo corporale, s’intende.
Il maschio “separa” il bisogno di stabilità affettiva (e coniugale) dal desiderio di conquista di tutte le prede sessuali ambite:

“[…] in una conoscenza in atto, la propria personalità fa finta di venir fuori tutta il più presto possibile, ma invece, mentre sembra spontanea, è controllata, guidata, smorzata, instradata nel binario più conveniente. Un amore lungo ti rilassa, fa in modo che ti abbandoni a essere come sei; questa è l’intimità; la verità.
Non solo. Ma una relazione, una relazione segreta soprattutto, viene percepita spesso come un elemento di eccezionalità. È la parte più faticosa. Chiunque voglia cedere a una scopata casuale o a una relazione clandestina, se la concede solo in nome di una regressione. È come quando ci ubriachiamo per baciare qualcuno: raggiungiamo un livello di perdita di controllo tale per cui possiamo fare quello che non saremmo riusciti a fare – ma nella sostanza è una finzione che nella parte più onesta è stata pilotata verso la perdita di controllo e che spesso, nella parte più disonesta quindi, ha un controllo più grande di quello che si mostra, un controllo sottile e segreto per cui tutti i movimenti irrazionali sono guidati da una razionalità di fondo. È un modo, appunto, per scavalcare il senso di colpa. Un modo falso quasi sempre, ma soprattutto stupido, perché allora il senso di colpa se ne va a casa e ti aspetta tranquillo la mattina quando ti svegli.”

Come si nota, il registro lessicale dell’autore è piuttosto semplice, come si addice alla storia narrata, e di colpo degrada nel triviale o nel tecnicismo pornografico quando si descrivono le scene più scabrose. L’autore provoca, non c’è dubbio, insiste nel pungolare ogni residuo di pruderie nel lettore. Indigna la donna e insolentisce l’uomo. Ne viene fuori la voglia di protestare, di urlare il proprio dissenso sul contegno del protagonista e sulle sue riflessioni taglienti. Se non si getta via il libro, se non lo si scaglia forte lontano, è solo perché è scritto bene. La lettura fluisce piacevolmente tra un paragrafo e l’altro. Tutte le partizioni di narrazione sono piuttosto brevi e interconnesse magistralmente. Ne viene fuori un collage di episodi, riflessioni e peccati che tiene alta l’attenzione. Si ha voglia di conoscere fino in fondo il pensiero dell’autore, la valutazione definitiva del maschio. E poi si finisce per voler conoscere fino in fondo le malefatte del protagonista. La peggiore di tutte, il suo peccato più nefando, ci viene rivelato solo nel finale.
Leggetelo, vi farà arrabbiare.

 

Orazio C.