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L’opinione sull’aborto

Con il pretesto dell’uscita di ADVAITA, un graphic novel introspettivo e ampiamente onirico, mi sono ritrovata a riflettere sull’aborto, un argomento caldissimo al momento e scottante da sempre. La prima e immediata scoperta è stata che:

a) Di graphic novel non me ne intendo
b) Sull’aborto davo tutto per scontato

D’accordo, le scoperte sono due.

Copertina Advaita

L’opinione sull’aborto

Tutti hanno opinioni. La maggior parte delle volte sbagliate.

Questa frase stessa è un’opinione, non sforzatevi dunque di controbattere. Lo sforzo, semmai, può essere quello di allargare gli orizzonti mentali. Non è doloroso, richiede soltanto una mente. Ma, dicevamo. L’opinione sull’aborto. C’è chi pensa sia giusto poter scegliere, c’è chi pensa sia sbagliato, c’è chi prolife, c’è chi prochoise, c’è chi è peccato, c’è chi è un po’ Dio, c’è chi sopra ogni cosa, c’è chi a ogni costo.

E poi ci sono io. Che do per scontato. Do per scontato che chi ha un’opinione su un argomento del genere (che nasconde profonde complessità) dovrebbe essere direttamente interessato. Il voto nell’Alabama che vieta l’aborto (qui l’articolo del Messaggero) è stato approvato a maggioranza maschile. Perché è risaputo che gli uomini restano incinti molto più delle donne, dunque l’argomento sta loro molto a cuore.

Photo @Instagram

Il sostegno decisionale

“Non dare alle persone sofferenza, ma speranza e coraggio.”

John Murray

Dando dunque per scontato (erroneamente) che l’opinione in merito spetta a chi vive direttamente questo tipo di esperienza, vado avanti a chiedermi con chi ci si può relazionare o confrontare prima di fare una qualsiasi scelta. Vediamo…

Forse col secondo diretto interessato. Chi, quello che si è dato la mattina dopo e non risponde alle mie telefonate disperate? Già, c’è di buono che se diventerà senatore dell’Alabama saprà già che deve votare contro l’aborto.

Magari potrei parlare con mia madre. La stessa madre che non mi ha mai detto niente sui ragazzi se non che sono portatori di guai? Potrà avere la soddisfazione di dirmi “te l’avevo detto”, per poi strapparsi i capelli disperata per aver infangato la famiglia. Chissà lei come voterebbe in Alabama?

Col prete. Uhm, ma prima o dopo? Il prete è in diretto contatto con Dio, per il prima mi pare già che non ci sia margine di manovra. Invece per il dopo mi sembra di capire che con tre Ave Maria sia tutto risolto. Che strano mondo, quello di Dio attraverso i preti.

C’è un consultorio con una psicologa di quartiere, forse posso trovare lì un consiglio. Vero, mi potrebbe capitare una femminista – magari un po’ estrema –, mentre io avrei bisogno di un confronto più intimo, senza sovrastrutture condizionanti… Peccato io non abbia un’amica vicino.

Ecco dunque un’altra cosa che davo per scontato: che il supporto necessario per affrontare un’esperienza del genere avvenga in modo spontaneo e che sia indirizzato esclusivamente verso le necessità espresse da chi è in causa. Quando invece la cultura, la religione, la politica, la società pesa più della persona.

Dal libro: Advaita

Conclusioni incomplete e scontate

A volte non è facile scegliere. Ecco perché scegliere per gli altri, a volte dovrebbe essere impossibile.

Annabelle Lee