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Recensione “IL BUON SOLDATO” di Ford Madox Ford

“IL BUON SOLDATO” di Ford Madox Ford – recensione

Un narratore omodiegetico ci racconta in modo disordinato le vicende che hanno rovinato la vita di Edward, il suo migliore amico. Il caos narrativo è voluto, è un artificio letterario che consente di creare suspense, di suscitare interesse e di giocare con il punto di vista del lettore. È un modo per metterlo in guardia dal pregiudizio e dal pericolo del giudizio sommario, troppo frettoloso. Così, a piccole dosi, vengono introdotte le novità, le informazioni fondamentali, i dettagli che cambiano le carte in gioco… Le rivelazioni sbaragliano tutte quelle ipotesi infondate che sorgono in controcanto nella mente del lettore, man mano che la storia procede. Poi, insorgono curiosità insospettabili, ci si appassiona a ciò che si pensava lasciasse indifferenti. Questo autore sa come ingolosire i suoi lettori.

La trama di“Il buon soldato”

Il narratore non è onnisciente, piuttosto ha un suo punto di vista “parziale” e poco affidabile. È un personaggio che non si è accorto delle infedeltà della propria moglie fin quando qualcuno non ha provveduto a schiaffargli in faccia ogni verità. Il narratore è quasi ottuso, è un orbo che non ha visto la doppiezza della sua consorte, la lussuria del suo amico, l’ipocrisia della società in cui ha vissuto. Finché tutto non si è palesato in maniera incontrovertibile e lo ha svegliato dal suo lungo sonno. Il narratore è emotivamente immaturo. Risulta antipatico, quasi irritante, per via della sua passività sugli eventi a cui ha assistito inerme, e per via del suo incurabile “buonismo”. Il narratore è un uomo incapace di provare sentimenti negativi ed è totalmente scevro di malizia.

Per tutti questi motivi, è efficace, anzi perfetto per raccontarci una storia senza lieto fine ma dagli interessantissimi risvolti psicologici. Sono proprio le implicazioni di carattere introspettivo, le riflessioni a matrice morale, le speculazioni di livello etico che rendono questo romanzo ancora attualissimo, nonostante risalga alla Belle Epoque.

“In materia ho acquistato un gran cinismo: non credo più, voglio dire, alla possibilità che un amore sia eterno. A ogni modo, non credo possa esserlo una passione giovanile. Secondo il mio punto di vista, l’amore di un uomo per una donna, per qualsiasi donna, somiglia più che altro a una nuova esperienza. Ciò che spinge un uomo verso una donna si riduce in definitiva al gusto della scoperta di nuovi orizzonti, o, se preferite, della conquista di nuovi territori. Un battito delle ciglia, un timbro di voce, un gesto bizzarro e caratteristico, sono queste piccole cose che fanno sorgere le passioni – hanno la funzione di altrettanti inviti, che tentano l’uomo e lo incitano a penetrare al di là dell’orizzonte, a esplorare. L’uomo vuole cogliere il mistero di quelle ciglia dal battito particolare, quasi volesse vedere il mondo con occhi che quelle ciglia riparano. Vuole sentire quella voce modularsi in tutte le parole, in ogni argomento, e rivedere quei gesti caratteristici contro ogni sfondo. Quanto al cosiddetto istinto sessuale, io ne so ben poco, e non credo abbia molto peso in un’autentica grande passione. Può essere suscitato da tali inezie – una scarpa slacciata, un’occhiata casuale – che penso lo si possa tranquillamente lasciare fuori questione. Non voglio dire che un grande amore possa sussistere senza il desiderio di giungere a un compimento, ma questo mi sembra un luogo comune, e pertanto non richiede alcuna spiegazione. È un fatto che, nonostante la sua complessità, bisogna scontare in partenza, come in un romanzo o in una biografia è sottinteso che i personaggi pranzino con una certa regolarità. Ma la vera violenza del desiderio, il vero fuoco della passione continua, che consuma l’anima dell’uomo, è la brama di identificarsi con la donna amata: vedere con gli stessi occhi, sentire con lo stesso tatto, udire con le stesse orecchie, annullare la propria identità, essere rinchiuso e protetto. Perché qualunque cosa si possa dire delle relazioni fra i sessi, non esiste alcun uomo innamorato di una donna che non desideri venire a lei per rinnovare il proprio coraggio, e risolvere le proprie difficoltà: e questa sarà la vera finte del suo desiderio. Abbiamo tutti tanta paura, siamo tutti così soli, abbiamo un tale bisogno di ricevere dall’esterno la garanzia del nostro diritto di esistere. E se una passione di questo genere giunge al suo compimento, l’uomo avrà ottenuto quel che voleva. Avrà l’aiuto morale, l’incoraggiamento, il sollievo dal senso di solitudine, la sicurezza del proprio valore. Ma queste cose finiscono, inevitabilmente, come le ombre passano sulle meridiane. È spiacevole, ma è così. Le pagine del libro diverranno familiari; l’angolo più bello della strada sarà girato troppe volte. È una storia molto triste. E tuttavia credo che per ogni uomo arrivi infine una donna – anzi no, questo è un modo sbagliato di esprimersi. Per ogni uomo viene infine un momento in cui la donna che pone allora un suggello sulla sua fantasia ve lo lascia impresso per sempre. L’uomo non viaggerà più verso altri orizzonti; non si rimetterà mai il sacco da montagna sulle spalle; si ritirerà da queste scene, uscirà da questo giro di affari.”  

Personalmente, non mi convince granché l’idea che l’uomo – anzi, il maschio – cerchi di annullare la propria identità nell’amore, per poi sentirsi, finalmente, appagato e rasserenato da tutte le proprie paure ancestrali. Tuttavia, ho scelto di riportare questo passo perché è paradigma del tenore della narrazione di Ford Madox Ford e degli argomenti affrontati nel romanzo. Una storia che va ben oltre la trama e che riesce ad annidarsi nelle coscienze di chi legge, per poi sospingerle alla riflessione.

“Si badi, non voglio predicare nulla di contrario alla morale codificata. La società deve andare avanti, immagino, e può sussistere solo se fioriscono individui normali, virtuosi, e lievemente ipocriti, mentre le persone appassionate, coraggiose e troppo sincere sono condannate al suicidio e alla follia.”

 

I personaggi di “Il buon soldato”

Il protagonista di questa storia è un nobile inglese che serve nell’esercito di Sua Maestà. Ha tutte le caratteristiche del gentiluomo e l’aspetto del principe azzurro. Ha un cuore generoso, le tasche piene e le mani bucate. Ha anche una bella forma di nevrosi, tutta da scoprire e decifrare, e una purezza d’animo che cozza con le sue pulsioni lubriche e con il suo sentimentalismo irrefrenabile. Ma le nevrosi non mancano nemmeno agli altri personaggi principali. A tal proposito, Edward ha una moglie cattolica, Leonora. Lei cerca di tenerlo a bada, di salvarlo e di conquistarlo. Ma cerca anche di salvare se stessa dal baratro delle proprie ipocrisie. È una donna che vuole mettere pezze ovunque, pur di salvare le apparenze, pur di mantenere la cosiddetta rispettabilità del loro rango. Ma queste ipocrisie, queste finzioni, queste convenienze hanno un prezzo. Ed è molto caro…

Con eleganza impeccabile, la prosa di questo autore affascina e intrattiene. Ha lo scopo di riportare a galla tutto ciò che è sommerso, tutto ciò che si nasconde dietro quelle buone maniere che bisogna mostrare in pubblico. I matrimoni possono essere delle trappole, la famiglia può essere un catalizzatore di infelicità, l’amicizia un vicolo cieco di finzioni. Sono argomenti che ricordano alcuni romanzi di Henry James, amico personale di Ford Madox Ford, e più fortunato protagonista della scena letteraria di inizio novecento. Sono argomenti che non passano mai di moda…

“Chi può penetrare, infatti, nell’animo dei suoi simili? Chi in questo mondo sa qualcosa del cuore degli altri, o del proprio? Non nego che, conoscendo una persona, si possa prevedere in generale il suo modo di comportarsi; ma non si potrà mai essere certi delle sue reazioni di fronte a circostanze eccezionali; e dato che ciò non è possibile, sforzarsi di conoscere gli altri diviene perfettamente inutile.”

 Conclusione

“Il buon soldato” è l’opera più famosa di Ford Madox Ford, le altre sono cadute nel dimenticatoio. Ed è un peccato. Anche negli altri suoi romanzi si tratta dei problemi di coppia, delle rotture traumatiche di matrimoni mal congegnati e della sofferenza dell’amore inappagato.

 

Orazio C.