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Sono cambiate le Piccole donne?

Piccole donne, il libro di Louise May Alcott ( un’interessante biografia quiscritto nel 1868, è un romanzo (insieme al seguito del 1869 Piccole donne crescono) che ha avuto un successo straordinario. Un libro letto da milioni e milioni di bambine di tutto il mondo.

Trama semplice, ma onesta

Il romanzo Piccole donne parla di quattro giovani ragazze di famiglia medio borghese che si scontrano con piccoli grandi problemi. Dubito che qualcuno non conosca la trama, ma non si sa mai. È il libro che si consiglia alle bambine. Il libro delle fanciulle per eccellenza, possiamo dire. Le bimbe non sono certo più quelle di fine ‘800 o di fine ‘900. Sono cambiate, e tanto. Ma ancora oggi si consiglia questo libro, come romanzo di formazione.

Da bambina volevo essere Jo!

Il 90% delle bimbe, ne sono sicura, leggendo il libro o vedendo i vari film, avrebbe voluto essere Jo, la secondogenita delle sorelle March. Perché? Ma perché Jo rappresenta l’anticonformismo, la lotta contro le regole predeterminate, un femminismo antesignano! Ma le bambine danno tutte queste chiavi di lettura al romanzo? Forse no: o forse inconsciamente lo fanno. Jo è allegra e vitale, ricca di idee e sa fin da piccolissima che vuole diventare scrittrice. Sicuramente un bel personaggio che, probabilmente, rispecchia l’autrice.

In effetti, ad analizzare bene il libro c’è un’altra figura simpatica che risalta sopra tutte le sorelle: Amy March! Andiamo per ordine: abbiamo la maggiore Meg, la bellissima, super conformista, che non ha grandi doti, né aspettative. Meg vuole sposarsi: per amore, intendiamoci. La primogenita delle sorelle March sogna l’amore e il suo sogno verrà esaudito perché si sposerà prestissimo con un onesto e brav’uomo. Di Jo abbiamo già parlato. Che dire di Beth? Dubito che qualcuno abbia mai sognato di essere come la povera malata. Eppure Beth è dolcissima: ha una grande capacità di ascolto e di comprensione. Senza scordarci che lei è una musicista. Forse il fatto che Louise May Alcott l’abbia fatta morire (spero di non aver fatto spoiler a nessuno) giovanissima non aiuta propriamente a identificarsi in lei: altrimenti penso sarebbe stata davvero un’ottima candidata. Ma arriviamo alla peperina Amy: inizialmente nel primo libro la quartogenita è una bimba viziata, graziosissima, ma anche molto dispettosa. Non buona/buonista come le sue sorelle. Anzi, come giustamente si è a quell’età, piuttosto egoista. Ma ha un grande talento artistico: è sveglia, è civettuola. Piacerà alla “terribile” zia March che le regalerà il viaggio in Europa da sempre promesso a Jo e sposerà il bel Laurie, il vicino di casa da sempre innamorato di Jo che, incontrando Amy proprio in Europa, ne resterà incantato. Qui ci sarebbero mille digressioni da fare: perché Amy potrebbe anche diventare antipatica. Ma come? Dopo tutti gli anni di noiosa lettura fatti alla zia March da parte di Jo perché è Amy a partire? Perché Amy sposa Laurie che tutti immaginavamo sposato con Jo? Domande inutili: la storia non cambia.

Due parole su Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

Quattro sorelle in Piccole donne in età da marito, quattro sorelle in Orgoglio e pregiudizio. La Austen che scrisse il libro nel 1813 probabilmente influenzò la May Alcott (anche se tra gli autori preferiti dall’americana compaiono Goethe e le sorelle Brontë). Nell’immaginario collettivo il libro dell’inglese Jane Austen è un classico per tutti. Piccole donne, che pure tratta temi importanti, resta un classico per l’infanzia. Ultimissima curiosità, entrambe le scrittrici, che tanto parlarono di matrimoni per tutti, rimasero nubili!

Perché il libro ha avuto tanto successo?

Intanto il romanzo ha avuto fortuna appena uscito: un classico americano con buoni sentimenti in cui si parla anche della guerra di Secessione, dello sviluppo dell’età adolescenziale, dell’amore e del matrimonio. Di sicuro se ancora oggi è tanto letto, ma soprattutto così famoso, è anche grazie alle varie trasposizioni cinematografiche e filmiche. Il primo film è addirittura del 1918 con Katharine Hepburne nel ruolo di Jo March. Il secondo indimenticabile film è del 1949 con Liz Taylor nella parte di una viziatissima Amy e Janet Leigh in quello di Meg March con la regia di George Cukor. Nel 1994, una bella svolta del racconto viene data dal film con Susan Sarandon nella parte della mamma, Wynona Rider in quella di Jo March e la giovanissima Kirsten Dunst nel ruolo di Amy. Svolta perché la chiave di questo film è molto femminista: l’emancipazione femminile ben sviluppata. Se, leggendo un romanzo, i film ci deludono sempre, trovo che le versioni cinematografiche di Piccole donne siano molto frizzanti e vivaci, assolutamente non deludenti in rapporto al romanzo. Attesa l’uscita della nuova versione di Piccole donne con Emma Watson (memorabile Hermione Granger di Harry Potter) – qui ne parlano su La Repubblica – che, sicuramente, darà una nuova interpretazione ammiccando ai giorni nostri. No, non credo vedremo le protagoniste farsi i selfie!

Probabilmente questo è un classico per l’infanzia che non stanca perché ci piacciono i film in costume, perché ci piace la famiglia, perché (ebbene sì) anche oggi ci piace un po’ sognare e vedere emergere i buoni sentimenti.

Roberta Jannetti