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Ricordo alla luna (1969-2019)

“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, anc
or sei vaga…”


Giacomo Leopardi scriveva “Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia” rivolgendosi alla luna, come ad un’amica preziosa. Leopardi non è l’unico nel corso dei secoli ad essere rimasto incantato dalla luna. Per i romani era la dea Luna, per i greci Selene, Astolfo va alla ricerca del senno perduto da Orlando. Luna distante, luna piena, spicchi di luna: quanti miti e leggende sul satellite della Terra. La luna sconosciuta: così vicina e così lontana. Quanti vagheggiamenti, quante magie rappresentava: la luna che causa le alte e le basse maree; la luna che rende volubili, appunto “lunatici”. I licantropi, ovvero i lupi mannari che ululano alla luna, e si trasformano solo con la luna piena.

Per chi è nato dopo il 1969 è difficile immaginare cosa potesse significare la luna per chi la guardava con il naso all’insù, contemplando il cielo e le stelle. Un oggetto luminoso, anche se di luce riflessa, che irradiava mistero. Come per Leopardi e Ariosto, un oggetto ricco di saggezza.

Dopo la storica notte tra il 20 e il 21 luglio del 1969, ovvero esattamente cinquanta anni fa, tanto è cambiato. La luna ha perso un po’ del suo fascino misterioso: il nostro satellite continua a girare intorno a noi, senza stancarsi mai. Ma ora sappiamo qualcosa di più: guardiamo la luna, le dedichiamo canzoni e poesie, ma adesso non ci sembra più un qualcosa di irraggiungibile. In quella notte l’emozione accese tutti i cuori: un evento straordinario stava per accadere. Gli astronauti Armstrong e Aldrin stavano per compiere qualcosa di assolutamente incredibile. Ora non ci meravigliamo più di niente: si visita Marte, si mandano sonde e satelliti artificiali a studiare l’universo infinito. Scandagliamo oceani, terre, cieli come fosse la cosa più naturale del mondo.

Ma quel luglio 1969 segnò davvero una data importante per l’umanità: gli astronauti esistevano solo nei libri. A onor del vero prima degli astronauti, già nel 1957, una cagnetta di nome Laika era stata lanciata in orbita per raggiungere la luna. A quale scopo? Ma per esperimento, ovvio! Laika fu definito il primo essere vivente a raggiungere la luna: ma i russi mandarono in orbita prima di Laika almeno altri 60 animali, tra cui roditori e altri cani… Laika sfortunata che forse morì in fase dilancio: il mito della cagnetta rimane un ricordo triste, poiché ancora una volta è la crudeltà umana verso i piccoli esseri viventi a spiccare.

Ma non è giusto togliere poesia allo sbarco sulla luna: i due astronauti devono avere provato un’ondata di adrenalina senza precedenti. Toccare un suolo in assenza di gravità: qualcosa di incomparabile e magnifico. A pensarci, ancora sappiamo poco della luna, a parte quello che vediamo dal nostro pianeta. Un satellite che vive di luce riflessa. Ma poi, forse, non è nemmeno così importante conoscere realmente di cosa sia composto, come si muova, se sia abitato. La bellezza della luna rimane la stessa per gli antichi: un oggetto misterioso, a volte cupo, a volte benigno che può provocare maree, trasformare gli esseri umani in lupi… E perché no! Farci ritrovare il senno perduto, proprio come ad Orlando. Per la luna niente è impossibile!

 

Roberta Jannetti