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Mark Twain e Huckleberry Finn

“Tutta la letteratura americana deriva da un libro di Mark Twain intitolato Huckleberry Finn.

Questa citazione è stata scritta dal grande Ernest Hemingway, non proprio uno qualsiasi. In effetti il romanzo Huckleberry Finn di Mark Twain è poetico, ricco, umoristico, interessante, di denuncia, geniale. Diversamente dal suo “prequel” Tom Sawyer, questo non è un libro per bambini. Che poi parlare di libri per bambini nel 1884 non aveva nemmeno troppo senso. Infatti in quegli anni, anche quando nei libri i protagonisti erano bimbi o adolescenti, non esisteva una letteratura tipica per l’infanzia.

Chi è Huck Finn

Scrivendo un libro su Tom Sawyer, Mark Twain aveva già in mente che avrebbe scritto un romanzo interamente dedicato all’altro giovane protagonista? Forse sì: in ogni caso, Twain era uno scrittore, giornalista, umorista eclettico e dalle mille idee. Tra le altre infinite cose che fece nella vita, lui, nato nel Missouri, proprio come Tom e Huck, navigava con i traghetti sul Mississippi. Il suo pseudonimo nasce proprio da lì: “mark twain”, ovvero, segna due volte! Al secolo si chiamava Samuel Langhorn Clemens.

Huckleberry Finn è un po’ vagabondo come lui: e se con Tom Sawyer scrisse una specie di biografia della sua infanzia, con Huck parla mediante la voce di un adolescente delle sue avventure da giovane. Huck è nato sfortunato nella vita: non ha una madre, il padre è un ubriacone violento. Eppure, lui, analfabeta, sembra il ragazzino più felice della terra. Rispetto al migliore amico Tom, orfano anche lui, ma con un fratellino e una zia (la famosa zia Polly) che vive una vita di tutto rispetto e si ribella come potrebbero fare i monelli di una volta, il vero outsider, il vero e unico anticonformista è Huck Finn. Ammirato dai ragazzini della scuola, e anche un po’ invidiato, ma odiato dai genitori.

Le avventure di Huckleberry Finn riprendono da dove si era interrotto l’altro libro, Tom Sawyer: ovvero Tom e Huck trovano un tesoro e uccidono (per caso) il cattivo Indiano Joe (altro personaggio memorabile). Grande è la festa per tutti, ma dopo il ritrovamento del tesoro, le benpensanti del Paese vogliono tutte prendersi cura di Huck. Lo vogliono redimere, ripulire dagli stracci, e “tommizzare”, ovvero mandarlo a scuola con gli altri bambini e sentirsi tutte più buone. Ma, saputo del tesoro e delle ricchezze e bella vita, rispunta una vecchia conoscenza di Huckleberry, appunto il padre ubriacone. Sarà lui a liberarlo dai benpensanti: per il nostro giovane protagonista sarà assolutamente una vera gioia. La vita in vestiti e scarpe non fa decisamente per lui. Da lì, una volta liberatosi dalle grinfie del padre, comincerà una nuova esistenza tra le rive del Mississippi, insieme al meraviglioso “negro” Jim (come viene chiamato in tutto il libro dall’autore). Jim è uno schiavo di colore fuggiasco: incontra Huck Finn e nasce una vera e profonda amicizia che supera le barriere del razzismo, in un’America, specie nel Sud, ancora profondamente intollerante verso i neri.

Copertina Le Avventure di Huckleberry Finn – edizione Penguin

Romanzo picaresco

Huckleberry Finn viene spesso definito un romanzo picaresco perché ne ha tutti gli ingredienti: avventura, storie bizzarre, lieto fine. Huck e Jim troveranno sulla loro strada imbroglioni, assassini, faide, e chi più ne ha più ne metta: addirittura verso la fine del libro incontreranno due impostori che si fanno spacciare per il Delfino di Francia, dato per morto, e un giovane duca. Porteranno solo guai sulla zattera di Huck e Jim.

Storia di un’amicizia

Oltre all’amicizia con il personaggio Tom Sawyer che ritroviamo alla fine del libro, quasi un deus ex machina, la vera poesia è l’amicizia tra il ragazzo bianco e l’uomo di colore. Huck supera velocemente i problemi dati dalla sua coscienza se sia giusto o sbagliato aiutare uno schiavo fuggiasco, perché capisce che la cosa più importante è aiutare un amico in difficoltà e che, forse, avere schiavi non è propriamente una cosa bella. Una società che andrebbe cambiata, anche se lui è solo un ragazzo.

“Non esiste casa così accogliente come la zattera. Su una zattera sei libero alla grande, ti senti felice e stai in pace.

(Huckleberry Finn)

Roberta Jannetti