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LEGGENDE ROCK E COMPANY

Quando muore un mito, attore o cantante, specialmente in giovane o giovanissima età, sembra quasi che gli ammiratori non riescano o non vogliano accettarlo: il mito non può mai morire. Oltre a restare per sempre nei cuori, il divo è immortale.

Pensiamo a Michael Jackson: alcuni degli adoratori dicono che non è vero, che il loro eroe è ancora vivo. “Certamente avrete sentito parlare del bunker segreto che Elvis aveva fatto costruire sotto Graceland prima di mettere in scena la sua morte. Jackson ora vive lì con Elvis e alcune altre celebrità ufficialmente decedute. Non dovete rattristarvi per lui.” Così scrivono alcuni seguaci…

Al di là del fatto che una vera leggenda non può mai davvero morire perché le sue opere restano per sempre, grazie alle canzoni, ai film, alle poesie: per i fan più accaniti, la storia che il loro eroe muoia, comunque non va proprio giù. Non riescono a digerire una notizia, a loro modo di vedere, talmente triste, da eguagliare, in alcuni casi, la morte di un parente stretto. È vero che l’aura che circonda alcuni personaggi è talmente imponente che sembrano quasi esseri immortali: ma la gente comune, non accecata dai miti, sa benissimo che tutti gli esseri umani sono mortali. E questo è e dovrebbe essere un dato di fatto. Eppure, oltre a Michael Jackson, davvero molto alta è la schiera di divi o cantanti “ufficialmente” deceduti, che per i fan, ma a volte non solo per loro, sarebbero ancora vivi. Da Marylin Monroe al già citato Elvis Presley, per non parlare del cantante rock americano Jim Morrison, leader del gruppo rock dei Doors, a Kurt Cobain, leader del gruppo dei Nirvana. E di sicuro ce ne sono molti altri. Spesso la scusa ufficiale per cui queste leggende avrebbero finto una morte sarebbe quella di volersi ritirare ad una vita tranquilla: stanchi della loro enorme notorietà, stanchi di avere milioni di fan adoranti ai propri piedi, si sarebbero costruiti una morte eccellente per poter scomparire e vivere in qualche isola felice e sconosciuta con i loro cospicui guadagni.

Su Marilyn, morta per una dose eccessiva di barbiturici, ci sono effettivamente ancora molti lati oscuri sulla ricostruzione della sua morte: il fatto insolito di essersi chiusa a chiave nella camera, la scomparsa delle fotografie dell’inchiesta e dei tabulati telefonici, il ritardo dei soccorsi. Lo stesso per Jim Morrison, pare che nessuno abbia realmente visto il corpo deceduto del cantante, così anche le notizie su Elvis Presley, Kurt Cobain e Michael Jackson sul ritrovamento dei corpi, sono molto vaghe. Il mistero che avvolge la morte di questi personaggi già molto noti, contribuisce alla costruzione del mito. Ma questo mitizzare gli eroi non è cosa peculiare solamente dei nostri giorni: anche nel Medio Evo, grandi personaggi storici sembra non dovessero morire mai. L’illustre Federico II di Hohenstaufen, imperatore di Germania e d’Italia nel 1200, ebbe un’aura magica alla sua scomparsa: nessuno sapeva dove fosse seppellito il suo corpo.

Uomini troppo grandi: certo è difficile dire come nasca realmente un mito.  La leggenda di un personaggio si crea dopo la sua morte. Un caso particolare, ma certamente molto strano, è quello di Paul McCartney, cantante storico dei Beatles, sul quale circola una voce opposta a quella dei casi appena visti: ovvero si narra che il vero Paul McCartney sarebbe già morto dal 1966, a causa di un terribile incidente stradale, in cui la star venne decapitata e morì insieme alla moglie Rita. Alcuni dicono che, della morte di Paul, ne sarebbero stati a conoscenza solo John Lennon e il manager senza scrupoli Brian Epstein, il quale, considerato che il gruppo in quel momento era all’apice del loro successo, e che sostituire il cantante in un momento così delicato sarebbe stato un errore, cercò un sosia, tale William Campbell, che accettò di sottoporsi ad alcuni piccoli interventi di chirurga plastica, per rendere più credibile la somiglianza.  Pare che gli indizi che John Lennon abbia voluto lasciare per far capire al mondo che McCartney, il vero, fosse morto, siano stati tantissimi nelle varie copertine degli album. Nell’album Abbey Road, la copertina del disco suggerirebbe una processione funebre. Il gruppo attraversa la strada in fila: John vestito di bianco, quasi a rappresentare un sacerdote, Ringo con un sobrio completo nero che potrebbe far pensare al portatore della bara, Paul scalzo con gli occhi chiusi, tiene la sigaretta con la destra (mentre è noto che Paul fosse mancino), George in jeans e clark come fosse il becchino pronto a scavare la fossa. Paul, inoltre, è l’unico dei Beatles fuori passo, forse a simboleggiare la sua estraneità al vero gruppo. E pare che in quasi tutte le copertine ci siano indizi simili che davvero certificherebbero la morte di Paul. In un’altra Paul McCartney sarebbe l’unico dentro un grosso baule, a rappresentarlo in una bara, mentre gli altri sono fuori attorno al baule. Ma è pur vero che potrebbero essere stati gli stessi Beatles a voler tenere viva questa leggenda del cantante principale morto agli inizi della carriera. Paul McCartney, vero o falso che sia, naturalmente, smentisce queste chiacchiere: con un album che si intitola “Paul is live” (Paul è vivo), ma anche in una puntata del cartone animato “I Simpson” in cui, facendo la parte di se stesso afferma: “Oh, a proposito, io sono vivo!”.

Non è facile credere a queste tesi: i più scettici rimarranno ancorati alle loro idee di morte, o di vita, nel caso di Paul McCartney; mentre gli idealisti resteranno attaccati alle loro teorie, a volte strampalate e fantasiose, per i propri miti. Vero è che difficilmente si potrà conoscere la verità assoluta.

Roberta Jannetti