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Anna Karenina – trama e riassunto

Riassunto semiserio: ANNA KARENINA di Lev Tolstoj

Dove, quando, cosa

Russia, intorno al 1870. La storia si svolge fra Mosca e San Pietroburgo, gioielli zaristi di aristocrazia e buon vivere, in un momento storico di massimo splendore in cui la meglio nobiltà volteggia su note di valzer avvolta in zibellini e velluti, pasteggiando a caviale e champagne.

Chi è chi

I personaggi sono tutti nobili, non potete sbagliarvi. Quindi andate giù di conte, principessa, eccellenza a volontà. Hanno tutti nomi impronunciabili, oltre che lunghissimi e con vari nomignoli – tanto per confonderci ulteriormente –, ma questo è un riassunto, dunque c’è la versione abbreviata. Il libro poi ha oltre 800 pagine, immaginerete che i personaggi non sono esattamente due di numero, ma, in questo caso, questo è un riassunto del riassunto e parliamo solo del necessario.

Anna Karenina – sposata a Alexei Karenin, è il fiore all’occhiello dell’aristocrazia pietroburgherse. Bellissima, raffinata oltre ogni dire, colta, donna di mondo, è madre di Sergei (Serëza), 9 anni e sorella di Oblonskij. Femme fatale.

  • Aleksej Karenin – conte, uomo di stato, marito di Anna, personaggio retto, rigido e timorato di Dio (leit–motiv nella letteratura russa. Dio, non lui), è appena 20 anni più grande di Anna. O più vecchio. Impettito. 
  • Stepan (Stiva) Oblonskij – principe, fratello di Anna, sposato a Daria Oblonskaya, è il classico farfallino che prende tutto alla leggera. Indebitato con disinvoltura, tradisce la moglie regolarmente, si spende per gli amici ma mai troppo. Scapestrato.
  • Daria Oblonskaya (Dolly), moglie di Oblonskij, una nidiata di figli, trascurata dal marito e obbligata a ristrettezze economiche, ha perso sia la freschezza necessaria per poter competere con le amanti del marito, sia la capacità di contrastarlo. Quasi una santa. Rassegnata.
  • Aleksej Vronskij – conte, brillante ufficiale che orbita nell’èlite militare pietroburghese, ama i cavalli e le donne di razza, il pericolo e la bella vita. Sfolgorante.
  • Konstantin Levin – giovane nobile terriero, dotato di una certa semplicità d’animo che gli fa apprezzare molto di più l’aria di campagna e le annesse problematiche agricole che i fasti moscoviti, vive fra la sua tenuta fuori città e i salotti buoni di Mosca. Il bravo ragazzo.
  • Ekaterina Scerbackaja (Kitty) – sorella più giovane di Dolly, si prepara per il suo debutto in società. Diversamente da Anna, è abbastanza inesperta da potersi ammalare d’amore senza tuttavia morirne. Angelica.

Dal film Anna Karenina, 2012

Chi fa cosa

“Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo.”

Questo è uno degli incipit più famosi al mondo. Questo è l’incipit di Anna Karenina. Che parla, appunto, anche di famiglie, ma non necessariamente. Il romanzo tratta due storie parallele, che si alternano fra di loro e si intrecciano ogni tanto (in quanto i protagonisti sono più o meno tutti imparentati). Abbiamo dunque da un lato la storia di Anna Karenina e da l’altro quella di Levin.

Dopo l’ennesima scappatella, questa volta scoperta dalla moglie, Oblonskij è costretto a chiamare in supporto la sorella, Anna, per calmare le acque e rabbonire la moglie che minaccia di abbandonarlo. Da Pietroburgo, pur controvoglia per non lasciare il figlioletto troppo da solo, Karenina salta sul primo treno per Mosca in un turbinio di pellicce e si prodiga a salvare il fratello. Ma il viaggio è lungo e, anche se sei in prima classe, ci si annoia lo stesso. Anna fa la conoscenza della contessa Vronskaja, una vecchia sputasentenze rigida come un bastone di scopa a cui, tuttavia, resta simpatica. Giunte alla destinazione, entrambe scendono dal treno, dove incontrano Vronskij, il figlio della contessa venuto ad attenderla. Anche Oblonskij dovrebbe aspettare Anna, ma è in ritardo, un’altra delle sue qualità. Il tempo di recuperare servitù e bagagli – non pensavate mica che viaggiassero con un trolley dalle misure ryanair?! –, Anna fa la conoscenza di Vronskij e, se alla madre stava simpatica, sul figlio fa proprio colpo. Ma ecco Oblonskij, eleganti saluti e scambi di convenevoli mentre un povero operaio ferroviere scivola sulla neve e finisce sulle rotaie di un vagone che fa manovra. Sotto agli occhi dei presenti, la scena è orripilante. Anna rimane visibilmente scossa, elegantissimo e magnanimo Vronskij elargisce 200 rubli per la vedova del disgraziato, la compagnia si disfa.

Dal film Anna Karenina, 2012. Credit: Laurie Sparham

Casa Oblonskij. Anna usa tutta la sua amorevole diplomazia per convincere la cognata a perdonare il marito. Dolly, finalmente convinta, soprassiede e tutto sembra stia andando a posto. Kitty, in visita dalla sorella, racconta alle due donne la sua gioia per il suo debutto in società. Affascinata dalla raffinatezza di Anna, la ragazza sogna una festa bellissima in cui splendere anche lei allo stesso modo, magari fra le braccia di Vronskij, che la corteggia da tempo. Ma Vronskij non è l’unico spasimante di Kitty: c’è anche Levin, il suo esatto contrario. Se Vronskij è affascinante, irruente come un fiume in piena e vola alto, Levin è riservato al limite della timidezza, posato e con i piedi ben saldi nella sua amata terra di campagna. E mentre infatti Vronskij al corteggiamento ci gioca soltanto, Levin fa invece sul serio: chiede la mano di Kitty.

Con un lieve mal di cuore, la ragazza lo respinge, pur volendogli bene. La sua vista è appannata dalla virile immagine di Vronskij, è sua la proposta che lei attende. E il ballo è la giusta occasione. Levin, amareggiato nel profondo del cuore, torna in campagna, ripromettendosi di non tornare più. Tutti gli altri si preparano per il ballo.

Dal film Anna Karenina, 2012

Generalmente, le cose non vanno mai come ci si aspetta e neanche questo caso fa eccezione: il ballo è favoloso, Kitty è graziosissima e ammiratissima.  Poi vede Anna.

“Riconobbe in lei i tratti ben noti della fierezza che è figlia del successo. La vide ebbra del vino dell’ammirazione che aveva suscitato.”

Kitty però la adora, ammira la sua bellezza e non se ne cura più di tanto, ha altro a cui pensare: si è già negata a cinque cavalieri in attesa di Vronskij, che, dietro ai suoi calcoli, dovrebbe dichiararsi sulle note della prossima mazurka. Lui, infatti, dichiarare si dichiara.

“Kitty si voltò a guardare Vronskij e si sentì morire. Vide anche su di lui quanto già le era parso evidente sullo specchio del volto di Anna. Dove erano finiti il suo contegno, la sua fermezza, l’espressione di quieta incuranza del viso? Svaniti. Ogni volta che si rivolgeva ad Anna, Vronskij chinava lievemente il capo, quasi fosse lì lì per cadere ai suoi piedi, e nel suo sguardo c’erano timore e devozione insieme. <<Non è mancarvi di rispetto che voglio, – pareva dire ogni sua occhiata. – È salvare me stesso. Ma non so come>>. Quel viso aveva un’espressione che Kitty non conosceva.”

Dal film Anna Karenina, 2012

Fine dei giochi. Kitty la prende malissimo – dopotutto ha mandato via pure quel brav’uomo di Levin e il senso di colpa la travolge –, si ammala e, in seguito, deve essere portata all’estero per cure. Anna, che in colpa si sente un po’ meno, torna però immediatamente a Pietroburgo, decisa a dimenticare una serata di inattesa passione. Vronskij invece non vuole dimenticare nulla (tranne Kitty, che ormai non sa nemmeno chi sia), prende lo stesso treno di Anna e, pazzo d’amore, si dichiara focosamente, nonostante Anna lo respinga.

A Pietroburgo continuano il gioco del gatto con il topo: Vronskij insegue Anna ovunque, lei fugge, ma tutto questo come se fossero soli al mondo. Il mondo invece inizia a sussurrare, Karenin ha buone orecchie, richiama all’ordine la moglie, chiedendole di darsi un contegno perché la gente mormora. Già, la gente, ecco quello di cui importa a Karenin, che ha così poca immaginazione da non riuscire a pensare che Anna possa davvero tradirlo. E la cosa non gioca a suo favore: Anna inizia a disprezzarlo, mentre Vronskij, che di immaginazione invece ne ha parecchia, vince il suo cuore.

Ora, l’amore vince, tutto è bene quel che finisce bene. Ah no. Siamo nel cuore della Russia zarista, l’alta società non tollera mica tradimenti sfacciati, il divorzio è un anatema peggio del diavolo e la vita può diventare un inferno. Infatti. Karenin dà un ultimatum ad Anna, minacciando di toglierle il figlio se continua a vedere Vronskij, la contessa madre dà un ultimatum al figlio, minacciando di diseredarlo se continua a frequentare Anna, gli amici abbandonano Anna, la società la deride e la evita, lei si dispera straziata fra l’amore del suo bambino e quello della sua vita… Insomma, c’è poco da star allegri.

Dal film Anna Karenina, 2012

Nel frattempo, Levin si dà all’agricoltura, medita sul senso della vita e sull’esistenza di Dio, evita di pensare a Kitty, in una parola, cerca di dimenticare l’umiliazione subita. Arriva persino a decidere di sposare una campagnola qualunque, basta che sia una brava donna. Kitty stessa, all’estero, col capo sparso di cenere per la poca lungimiranza amorosa (come se in amore si possa essere lungimiranti), si dedica ai malati e ai bisognosi nella speranza di cancellare i brutti ricordi e i sensi di colpa.

Anna è incinta, il marito dà di matto, lei gli confessa il suo amore per Vronskij e implora il divorzio in un crescendo di ansie alternate all’isterismo dovute alla sua situazione impossibile. Vronskij cerca di starle vicino, la ama davvero, eppure non sempre riesce a comprendere la sua lotta interiore. Lui è un uomo, preferisce vedere in faccia ciò contro cui combatte, affrontando la situazione di petto. Lei è più complessa, percepisce tutte le sfumature, si fa influenzare ora dal cuore, ora dalla ragione e, mettiamoci nei suoi panni, non la si può biasimare. Il marito vorrebbe far finta che non sia successo niente e minaccia di impedirle di vedere il figlio se non lascia l’amante, lei Vronskij lo ama perdutamente, aspetta un figlio suo, a sua volta Vronskij la pressa per chiedere un divorzio devastante – infatti né chiesa, né società riconoscono un secondo matrimonio. Tutto sembra arrivare a una fine col difficile parto della bambina, parto in cui Anna sta per rimettere la vita.

Chi ama chi

Karenin – ama la moglie, Anna. Molto freddamente, da una certa distanza e senza la minima passione.

Anna – ama la vita. Ecco dunque perché s’innamora di Vronskij, che è la quintessenza della vitalità e del savoir vivre.

Vronskij – non ha mai amato davvero e non mette neanche in conto di farlo. Quando però incontra Anna non si tira indietro: si lascia bruciare completamente, incurante dai pericoli che tale incendio può provocare.

Levin – ama sinceramente Kitty. Il suo è un amore profondo però semplice, come un fuoco dalla fiamma poco visibile, ma ininterrotta.

Kitty – abbagliata dalle vivide fiamme che sprigiona il conte Vronskij, non riesce a cogliere il fuoco fatuo di Levin. Finché la vita non le regala una seconda possibilità, ed è allora che capisce a chi appartiene il suo cuore.

Chi uccide chi

In questa storia possiamo dire che l’assassino è l’amore.

In seguito al parto quasi fatale per Anna, Karenin, in un slancio di pietà, perdona Vronskij che, disperato per l’imminente morte di Anna e non potendo tollerare la magnanimità di Karenin, si spara in un tentativo mal riuscito di suicidio. Contro ogni aspettativa, Anna si riprende, Karenin è pronto a perdonare tutto e ad accettarla con la figlia, Vronskij è pronto per partire militare da qualche parte alla fine del mondo, insomma: tutto è bene quel che finisce bene. Ah, no. Anna, disperata, capisce che non può vivere senza Vronskij, abbandona marito e figlio e parte con lui per l’Europa.

Nel frattempo, un po’ per caso, un po’ no, Levin rivede Kitty e capisce di amarla ancora. Accantona quindi l’idea di sposare una ragazza di paese e si affida al fato. Che, con l’aiuto di Dolly e Oblonskij, lo fa riconciliare con Kitty, che sposa in seguito. Si stabiliscono nella sua grande tenuta di campagna, dove vivono più o meno tranquilli, lui afflitto dai suoi dubbi religiosi/esistenziali, lei da quelli di non capirlo.

La vita in Europa procede in maniera meno rosea di quello che ci si augurava per Anna e Vronskij. Lei soffre per non essere accettata in società, lui di essere felice solo attraverso lei. Esausti, decidono di tornare a San Pietroburgo. Dove va persino peggio. Anna viene allontanata da tutte le sue vecchie conoscenze, Karenin le nega il divorzio e le visite al figlio, praticamente vive confinata in casa, allietata solo dall’amore di Vronskij. Che, in un crescendo, assilla con continue accuse, scenate di gelosia e malumori vari. Il suo isolamento la spinge a immaginarsi scenari disastrosi, come la madre di Vronskij che obbliga il figlio a sposare una ricca aristocratica o come l’oblio da parte del suo stesso figlio che non può amare.

Dal film Anna Karenina, 2012

Sopraffatta da tutti questi angosciosi pensieri, Anna vaga fino alla stazione dei treni, dove si uccide lasciandosi cadere sui binari davanti al treno.

Come finale gesto di suprema coerenza, Vronskij si arruola praticamente suicida nella rivolta serbo-ortodossa contro i turchi e parte al fronte.

Finale

Karenin prende in custodia la figlia di Anna, Dolly e Oblonskij ritrovano un loro equilibrio familiare mentre Levin e Kitty – forse la vera coppia in questa storia – vivono davvero felici e contenti. Ah, Levin fa pace pure con Dio.

Morale

Ama moderatamente. La morale non è mia, ma di un altro immortale: Shakespeare (e, già che siamo in argomento, qui trovate il riassunto semiserio di Amleto):

“Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere che si distruggono al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente; l’amore che dura fa cosi; chi ha troppa fretta, arriva tardi come chi va troppo adagio.”

Romeo e Giulietta – atto secondo, scena sesta.

Annabelle Lee

Nota: tutte le foto dell’articolo sono materiale tratto dal film Anna Karenina del 2012, regia di Joe Wright.