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Amleto di William Shakespeare – trama e riassunto

Amleto di William Shakespeare: riassunto semiserio

La mia debolezza per Shakespeare mi è quasi fatale. D’altronde, completamente in linea con le sue opere. Tragedie. Finiscono tutte a schifìo, come direbbe Montalbano di Camilleri. Scritta fra il 1600 e il 1602, The tragedy of Hamlet, Prince of Denmark (già dal titolo potete notare che l’autore mette le mani avanti) è una delle opere drammaturgiche più famose al mondo, vantando innumerevoli rappresentazioni teatrali. In effetti, i capolavori shakespeariani sono stai ideati per il palcoscenico, risultando immediatamente più comprensibili se visti da spettatore. Non avendo io doti interpretative, vi dovete accontentare di questo breve riassunto.

Dove, quando e cosa

Danimarca, castello di Elsinore, XVI secolo. Posto cupo, umido da morire (portiamoci ancora avanti), c’è una perenne nebbia sia fuori che dentro, l’ambiente è insalubre, i personaggi pure. In poche parole: tira una brutta aria. Dopotutto il Re è appena morto, la Regina si porta avanti pure lei sposando il fratello del re morto, il figlio – principe Amleto – non la prende benissimo.

Dal film: Hamlet, 1996

Chi è chi

  • Re Claudio – nuovo Re di Danimarca dopo l’improvvisa morte del fratello. Anche nuovo marito di Gertrude, la Regina vedova del re morto. Subdolo, strisciante e complottista, si abbina benissimo all’ambiente. Infatti è lui che ha ucciso il fratello, versandogli veleno nell’orecchio mentre dormiva in giardino. Quindi state attenti dove vi addormentate. Serpente.
  • Regina Gertrude – madre di Amleto, principe di Danimarca, ama teneramente il figlio e si sente in colpa di aver sposato Claudio appena dopo aver seppellito il marito, ma si sa: la carne è debole. Vorrebbe che tutti andassero d’amore e d’accordo. Vedova allegra.
  • Amleto – (molto più virile in lingua originale: Hamlet) principe di Danimarca, cupo e ombroso come le paludi che circondano il castello, potrebbe essere anche bello non fosse per il pallore mortale (lo so) che gli immalinconisce il viso e quella luce oscura che ha nello sguardo – ma forse questo lo rende solo più affascinante. Principesco.
  • Orazio – fedele amico di Amleto, lo sostiene sempre dimostrandosi all’altezza del suo ruolo. Leale.
  • Polonio – consigliere del Re, uomo di sani principi ma privo di spirito, pensa di consigliare sempre per il meglio, mentre altro non fa che velocizzare l’avvicinarsi della catastrofe. Praticamente, dopo Shakespeare, sta al secondo posto per istigazione all’omicidio. Impiccione.
  • Ofelia – aah, dolce Ofelia, figlia di Polonio, simbolo di purezza, bellezza, giovinezza (ahimè, non posso aggiungere gaiezza), dolce fanciulla dall’animo delicato come un fiore di loto che poco si adatta a paludi così velenosamente miasmose come quelle di Elsinore. Vagamente corteggiata da Amleto, spera ma non crede, vuole ma non può. Ondina.
  • Laerte – figlio di Polonio e fratello di Ofelia, è il classico tipo che si trova nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Messo in mezzo non per propria volontà, affronta da uomo il suo destino. Manipolato.
  • Rosencrantz e Guildenstern – uomini di corte, ex compagni di università di Amleto, vengono utilizzati dal Re e dalla Regina per cercare di capire quale male affligge il tenebroso principe rendendolo così vicino alla pazzia. Carne da macello.

Chi fa cosa

Orazio viene chiamato da una delle due guardie che fanno il turno di notte per assistere a una strana apparizione: nei pressi del castello uno spettro fluttuante  fa gelare il sangue nelle vene. Ma Orazio non è uomo da farsi intimidire da un fantasma, anzi, esige spiegazioni. Dallo spettro sì, che assomiglia sospettosamente al Re morto. Lo spettro sta quasi per parlare, ma il gallo canta: il fantasma-cenerentola deve rientrare.

Perplesso, Orazio racconta ad Amleto l’accaduto e i due decidono di montare di guardia la notte successiva. Detto fatto, passata una certa, lo spettro riappare: è proprio il deceduto Re, avvolto da nebbie e rabbia repressa. Fa segno ad Amleto di seguirlo. Un pochino intimiditi dall’aria poco benevola dello spettro, Orazio e le due guardie provano a dissuadere il principe. Ma Amleto sfodera la spada: o voi o io! Va bene, tu. Amleto segue dunque il padre morto che, cavernosamente e talmente a fatica da sembrare d’oltre tomba, rivela al figlio che il proprio fratello lo ha fatto fuori per usurpare due piccioni con una fava, cioè trono e moglie. Ora, capite che sono cose da farti rigirare nella tomba, quindi si esige vendetta.

Sconvolto, Amleto ritorna fra i vivi, senza far parola con nessuno dell’accaduto e medita il da farsi. In effetti, già di suo è un tipo meditabondo, ora però vaga per le stanze del palazzo sempre più pallido, sempre più cupo, facendo a se stesso domande come la famosa:

“Essere o non essere, questo è il dilemma…”

anche se in verità medita molto di più (a voce alta), ma questa è la cosa più comprensibile che dice, ecco perché la ricordano tutti. Ah, e NON ha un teschio in mano, quella è un’altra scena che si svolge più tardi in un cimitero. Ovviamente medita anche in quell’occasione e non posso esimervi da almeno uno di questi suoi pensieri. Immaginate dunque Amleto nel cimitero, sul bordo di una fossa fresca di vanga, i piedi affossati nella terra umidiccia e il teschio in mano:

“Ci si è dati tanta pena per allevare e nutrir quest’ossa soltanto perché potessero servire a giocarci a bocce? Le mie ossa dolgono solo a pensarci.”

Torniamo alla storia, che fra un po’ canta il gallo.

Re e Regina, preoccupati (per ragioni differenti) per lo stato mentale di Amleto, cercano in tutti i modi di capire la causa di tale sofferenza. Da una parte mandano Rosencrantz e Guildenstern a indagare, dall’altra – consigliati da Polonio che sospetta ragioni di cuore – organizzano una trappola in cui coinvolgono Ofelia.

Entrambi gli stratagemmi falliscono l’intento, facendo però innescare fatali eventi.
Il primo – il tentativo dei due amici di far confidare il principe – viene subito mascherato e i due tentano di ripiegare su una più innocua proposta di svago che allieti un poco la tormentata anima del loro amico: una compagnia teatrale sta arrivando in città, quindi coinvolgono Amleto nell’organizzare una rappresentazione.
Il secondo – un timido sforzo fatto dall’eterea Ofelia di far palesare ad Amleto i suoi sentimenti per lei mentre il Re e Polonio ascoltano di nascosto – finisce ancora peggio. Amleto, col cuore impietrito dal dolore dopo la rivelazione del padre morto, rinnega qualsiasi amore o speranza di matrimonio e anzi, esorta la bella Ofelia a chiudersi in convento:

“Dico che non ci saranno più matrimoni. Quelli che sono già sposati, tranne uno, vivranno. Gli altri resteranno come sono. In convento! Va!”

Vi segnalo le parole tranne uno, sottile minaccia che non passa inosservata al Re, che inizia a capire che Amleto sospetti qualcosa.

Ofelia è afflitta, il Re trama di mandare Amleto in Inghilterra, Polonio si convince che il principe sia pazzo, Amleto organizza una pièce teatrale, il tutto mentre alle porte di Danimarca un certo Fortebraccio spiega le truppe norvegesi per assaltare il regno.

Serata a teatro. Gli attori, seguendo le istruzioni di Amleto, interpretano L’assassinio di Gonzago, un dramma rivisitato per mettere in scena l’assassinio del Re morto e smascherare il Re vivo. Il Re vivo si risente moltissimo, la Regina è sconvolta, insomma: la serata è un vero successo.

La Regina, consigliata dall’immancabile Polonio – che si nasconde dietro a una tenda per poter riferire al Re – esige una spiegazione da Amleto. Lui esegue, con parecchio slancio direi.

Chi ama chi

Il Re – ama la Regina. Ma di più il trono: più solido, dà più certezze e soddisfazioni.

La Regina – ama un pò tutti. Non abbastanza da poterlo chiamare amore, è una Regina sterile, attenta alla forma e poco alla sostanza. Infatti resterà con un pugno di mosche.

Amleto – i pareri sono contrastati. Ama Ofelia / non sa cosa sia l’amore / è gay / ha il complesso di Edipo (sapete di cosa sto parlando, no? C’è questo Edipo che da piccolo s’innamora della madre, arrivando a odiare il padre fino a ucciderlo, per poi sposare la madre – le famiglie sono sempre incasinate, lo so), anche se, secondo me, nel caso di Amleto c’è più una fissazione per il padre. Fatto sta che qualche complesso ce l’ha davvero, ma chi siamo noi per giudicare e, soprattuto: chi siamo noi per non avere complessi?

Ofelia – ama teneramente Amleto, così come un agnellino ama la primavera. Infatti è lei l’agnello sacrificale di tutta questa storia, d’altronde Pasqua cade in primavera.

Chi uccide chi

Qui tocca fare davvero attenzione a non perdersi i pezzi. Perché è vero che andrà tutto a pezzi, ma ci vuole un certo metodo nella follia.

Partiamo dal confronto chiarificatore che la Madre Regina ha con Amleto. Dopo l’allegra serata a teatro, il principe, furibondo, spiattella tutto alla madre, accusandola di incesto, di aver sposato un omicida e quant’altro. Mentre dà di matto di fronte alla Regina nota un movimento del tendaggio: senza se e senza ma, gridando “un topo, un topo!” tira fuori la spada e infilza con slancio (ve l’ho avevo detto) la sagoma nascosta. Immagina sia il Re, è solo Polonio, colpevole di troppa sollecitudine. Exit Polonio.

Il Re inizia a preoccuparsi seriamente: per punizione spedisce Amleto in Inghilterra dove dovrà essere fatto fuori appena arriva. La Regina non sta capendo più niente (ma quando mai?), Ofelia, già distrutta dal rinnegato amore, prende malissimo la morte del padre e perde del tutto il senno. Laerte, l’altro figlio di Polonio, torna furente dall’estero (dove era andato per diventare uomo – qualsiasi cosa voglia dire), minaccia vendetta sul sangue versato e giustizia fatta da sé. Ma il Re non è mica l’ultimo arrivato: racconta una variante diversa della storia, persuadendo Laerte che l’unico colpevole è solo Amleto, reo di avergli ucciso il padre e fatto impazzire la sorella.

Nel frattempo giunge al castello una lettera che avvisa l’inaspettato ritorno di Amleto in patria: la sua nave è stata assalita dai pirati e lui fatto prigioniero, ma alla luce di “Voi non sapete chi sono io”, il principe viene liberato dietro la promessa di cospicuo rimborso. Il Re organizza le truppe: fomenta Laerte contro Amleto, convincendolo di sfidarlo al duello e, per essere sicuro di certa vendetta, gli fa avvelenare la punta della spada. Persuade la Regina sul duello pacificatore fra i due, la scena è pronta, il dado è tratto. Ah, questa era un’altra storia.

Mentre i nostri eroi tramano cose poco piacevoli, per non essere da meno, Ofelia si fa trovare galleggiando nel fiume, i capelli sciolti, le vesti fluttuanti. Exit Ofelia.

Foto: Dorota Gorecka

Amleto torna giusto in tempo per assistere allo scavo della fossa di Ofelia, la cosa lo turba, ma non più del dovuto. Va al castello, accetta il duello, bacia la madre, impugna la spada. Il Re brinda a lui, sul vassoio una coppa di vino avvelenato è il piano B.

Dal film: Hamlet, 1996

Il duello fra Amleto e Laerte è quello che di più spettacolare potete immaginare ( potete farvi un’idea dal web: Hamlet, film con un biondissimo e non abbastanza alto Kenneth Branagh, davvero superlativo insieme a un cast da paura – ne riconoscerete di certo alcuni. Anche quello con Mel Gibson non è niente male, lo sguardo da pazzo gli viene benissimo), i due volteggiano, rimeggiano, armeggiano stupendamente nella grande sala del castello. Laerte colpisce a tradimento Amleto con la spada avvelenata, Amleto s’infuria e cerca il riscatto, aggredisce furiosamente Laerte che perde la spada, il principe gli tende la sua, cambio di spade, continua il duello, Amleto sopraffà Laerte e lo tocca con la sua stessa spada avvelenata, la Regina si sente male, prende da bere, la coppa è avvelenata. In punto di morte Laerte spiffera tutto, con le ultime forze Amleto traffigge il Re con la spada che lui stesso ha manomesso e, tanto per star tranquilli, lo obbliga a bere anche il veleno dalla coppa. La scena è da macello, per rendersi partecipe Orazio afferma  di sentirsi più romano che danese e vuole bere le ultime gocce di veleno dalla coppa. Amleto, ormai più di là che di qua, gli impone di non farlo, per un pelo ci perdevamo pure Orazio. Exeunt Laerte, la Regina, il Re e Amleto. Anche perché abbiamo finito i personaggi.

Finale

Appena in tempo per godersi il finale, il nemico della Danimarca Fortebraccio fa la sua entrata al palazzo, pronto a sguainare armi e spiegare truppe. Resta deluso, è arrivato tardi: i danesi hanno fatto tutto da soli, un pensiero in meno. Il fedele Orazio informa Fortebraccio sulle ultime volontà del deceduto principe: Pigliati tu tutto!

Dal film: Hamlet, 1996

Speriamo che a lui regnare porti più fortuna.

Morale

Non si riesce mai a liberarsi dai problemi della propria famiglia.

Annabelle Lee