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Aleksandra Fëdorovna Romanova

Il racconto di Aleksandra, ovvero la fine dei Romanov.

Avrei potuto essere una persona molto fortunata: ho avuto tantissimo da Dio e dalla vita. Nobilissimi natali, ricchezza, bellezza, un grande amore, dei figli meravigliosi. Decisamente tanti doni. Ma io sono Aleksandra Fëdorovna Romanova, ultima imperatrice russa e, a fronte di così grandi fortune, ho avuto una vita triste, difficile e dolorosa.

Ritratto di Aleksandra Fëdorovna Romanova.
Credit: @Pinterest

Mia madre, la granduchessa d’Assia, morì quando ero una bambina di pochi anni. Sono cresciuta nel Granducato d’Assia con mio padre e i miei fratelli. Fin da piccolissima tutti mi ripetevano quanto io fossi immensamente bella, come se a me interessasse qualcosa. Piccole sfortune mi capitavano già da ragazzina: la più eclatante, una corsa sulla neve che mi costò un dolore costante a una gamba (per cui a volte ho una leggera andatura claudicante), di cui non mi sono mai sbarazzata.

Mia nonna materna era la Regina Vittoria d’Inghilterra, cui ho cercato sempre di ribellarmi pur se le volevo un gran bene. Volevo un matrimonio d’amore: era la sola cosa di cui fossi certa. Non mi interessava sposarmi a tutti i costi. Crescevo e mia nonna, i miei fratelli, i miei parenti si preoccupavano io restassi zitella. La Regina Vittoria desiderava io mi sposassi il futuro Re d’Inghilterra, suo figlio il principe Alberto. Non lo sposai: mio cugino morì anche precocemente. Mi sono chiesta se la mia vita sarebbe andata in modo differente in caso mi fossi sposata con lui. Mi sarei risparmiata le tragedie familiari? Resta questa una domanda oziosa: cosa può accadere facendo scelte diverse durante la vita, non è dato sapere. La sventura mi perseguita: forse avrei portato la stessa malasorte anche in Inghilterra. Ma non importa il saperlo.

Ho scelto l’amore della mia vita. Ho combattuto per averlo: perché il mio amore era (ed è) Nikolaj Aleksandrovič Romanov, il figlio dello Zar di Russia, l’ormai compianto Aleksandr III. Nikolaj ed io ci siamo amati con gli sguardi, con le parole, con la sintonia di due anime che sanno di dover stare insieme. Per me o sposavo Nikolaj oppure nessuno, con buona pace di tutti i miei parenti o amici.

Ritratto di Nikolaj Aleksandrovič Romanov e Aleksandra Fëdorovna Romanova
Credits: @Wikiquote

Non volevo sposare Nikolaj per l’ambizione di diventare Zarina di Russia: come ho detto, sarei potuta diventare la Regina d’Inghilterra, titolo ugualmente prestigioso. Nikolaj ed io ci amavamo. Questo scrisse sul suo diario personale:

“Il mio sogno è di sposare un giorno Alix H. Io l’ho amata per lungo tempo, ma più profondamente e intensamente dal 1889, quando lei trascorse sei settimane a Pietroburgo. Per lungo tempo mi sono opposto al sentimento che il mio più caro sogno diventasse realtà.”

(Fonte Wikipedia)

Nikolaj Aleksandrovič mi piaceva fin da quando ero bambina. Forse per la sua profonda serietà e riservatezza, caratteristiche che ritrovo in me stessa. Abbiamo sempre parlato tantissimo di tutto. Non posso dire che fossimo sempre d’accordo su tutto: ma di sicuro i nostri principi sono gli stessi. Abbiamo combattuto per il nostro amore osteggiato molto da suo padre, lo zar e da sua madre, la zarina. Certo ora quei tempi sembrano lontani. Sarebbe bello poter ancora avere come unico problema il cercare di sposarsi a ogni costo. Riuscimmo a sposarci: non fui però mai compresa dal popolo russo. Un popolo che sento mio: che ho amato da subito.

Morto mio suocero, la vita a corte si è complicata molto per me. Marjia Fëdorovna, la zarina, è entrata in competizione con me fin da subito. Non le piacevo e godeva nel vedere la mia fatica ad essere accettata nel grande impero russo. Mi spiace dirlo, ma davvero sembrava odiarmi. Più cercavo di piacere e più tutti mi detestavano. Non tutti, questo è inesatto. Mio marito mi ha sempre amato, ma ho avuto anche tante amiche fidate. Una delle mie sorelle vive in Russia. Ma certo è difficile essere la donna più importante della Russia e percepire tanto odio.

Percepire è la parola esatta: perché pur dispiacendomi della situazione, non me ne sono mai curata più di tanto. Non per superficialità ma perché ritengo ci siano cose più importanti nella vita. Di sicuro le mie meravigliose figlie e il mio unicoamatissimo figlio maschio. Un figlio molto desiderato perché se sei una zarina devi avere un maschio per la successione. Ho avuto quattro figlie femmine prima di lui: e per quanto mi riguarda, maschi o femmine, i figli sono una benedizione. Ma in un impero il figlio maschio è tutto: anche se il mio bellissimo Aleksej è emofiliaco, il che vuol dire che qualunque ferita rischia di farlo morire. Ho viziato il mio bambino, ormai adolescente? Sicuramente. Ma il mio ultimogenito è nato con tanti problemi, sicuramente il primo era che non si sapeva se sarebbe sopravvissuto a lungo. L’emofilia deriva dalla mia reale famiglia inglese, sfortunatamente. La Regina Vittoria era una portatrice sana: mia madre era emofiliaca anche lei. Il rischio che un maschio fosse emofiliaco era alto. Ma il Signore l’ha protetto, grazie anche all’aiuto del mio caro Rasputin. Mi è stato riferito che molti pensano che Rasputin sia stato un ciarlatano, un poco di buono. Ma per me e per tutta a mia famiglia, lui è soltanto un sant’uomo. Ha protetto me, le mie figlie e, soprattutto Alioša da pericoli e da morte. Le sue preghiere ci hanno sempre aiutato. Da quando è morto mi sento persa, anche se so che continua a vegliare su di noi in questi terribili giorni in cui il tempo sembra sospeso, in cui tutto ci è stato tolto. Viviamo prigionieri come se fossimo dei criminali e avessimo fatto chissà quali nefandezze.

Rasputin
Credits: @MetropolitanMagazine

Il popolo non mi amava: mi chiamava la cagna tedesca. Mentre io adoro il popolo russo e non riesco a capire cosa ci succederà: se riusciremo a scappare in Europa dai miei parenti inglesi. I miei figli così giovani e con tutta la vita davanti cercano di distrarsi facendo musica, scrivendo, giocando a scacchi e pregando. Per fortuna siamo tutti insieme: Nikolaj ha abdicato e così ci hanno rinchiusi tutti insieme nella nostra tenuta di Ekaterinburg. Altrimenti ci avrebbero strappato Aleksej. Il nuovo governo bolscevico ci disprezza. Nikolaj teme per le nostre vite. Io continuo a sperare e a pregare che qualcuno venga a salvarci. Le speranze sono sempre più flebili. Mi domando il perché di tanto sprezzo: Nikolaj, al contrario di suo padre, è stato un sovrano illuminato. Io mi sono prodigata per il mio popolo. Abbiamo dato assistenza, io con le mie figlie, alle vittime di questa terribile guerra che sembra non finire mai. Eppure sembra che ci vogliano annientare. Io la mia vita l’ho vissuta: ho avuto tante preoccupazioni, ma anche tanta felicità grazie all’amore e grazie ai miei figli. Ma loro, così belli e così giovani perché dovrebbero morire? Non hanno fatto del male a nessuno.

Mentre ci stanno portando in un sotterraneo, i miei ultimi pensieri vanno a loro e a Dio.

La famiglia Romanov
Credits:@VanillaMagazine

Nota autore:
I Romanov furono sterminati nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1917. Il principe Aleksej aveva solo 14 anni.
Aleksandra cercò di piacere al popolo russo a ogni costo: ma qualunque cosa facesse veniva interpretata in maniera sbagliata. Se da una parte lei non sembrava rendersi davvero conto di questo, dall’altra pativa il fatto di non essere simpatica ai russi.
Nel 2000 tutta la famiglia reale venne canonizzata dalla Chiesa ortodossa russa.

Fonti:

Carolly Erickson: La Zarina Alessandra (Arnoldo Mondadori Editore)
Vanilla Magazine
Madre Russia

 

 

Roberta Jannetti