Al limitare del bosco, un mattino

Federico Bario, “Al limitare del bosco, Dio del nada Dio del todo” cm 50×120, olio su tela, 1992
“Pe’l deserto dei secoli il mio cuore
pervenne sino ad un solitario mare
e a un viandante in cerca di sua pace.”
J. London, Il tallone di ferro
“This morning is amazing and so are you
You are languid and lovely and lazy
And what doesn’t kill you just makes you crazier.”
N. Cave, The balcony man
Che mattino fragrante, oggi, nella brughiera; alta si staglia la torre del gigante. La chiamiamo così, ma in realtà non è abitata da nessun gigante; è piuttosto la sede della Suprema Alleanza, il governo delle donne e degli uomini del Paese, che ci governa con saggezza da tanti anni. Il prato sotto di essa è un velluto di colori rigoglioso e libero, come i nostri capelli. Darius suona un filo d’erba e Cyrus mi tiene la mano, mentre passeggiamo cercando erbe da cucinare. Com’è buono il sapore delle nostre erbe. E pensare che un tempo l’uomo le coltivava; ma la terra si impoveriva, e toccava lasciarla non seminata per anni e mettere sostanze artificiali per aiutarla a ridiventare fertile. Fu in una di queste ere che nacqui. Ricordo che amai molto, ma non ebbi figli. Era tutto il mondo a non essere fertile; io assorbivo tutto, ho sempre assorbito tutto di ogni epoca che ho abitato; fino all’Era delle Donne, nessuno ricordava nulla delle vite precedenti. Era un tabù stabilito dalle religioni maschili; solo chi seguiva ferrei percorsi esoterici aveva accesso alla grande Memoria, quella in cui si raccolgono le vite precedenti, la Tavola del Destino Fisso e la Tavola del Destino Variabile. In questo flusso eterno, che qualcuno un tempo aveva propagandato – a buon fine, bisogna dirlo – come a scadenza, l’essere si trasforma in sempre nuove dimensioni di vita, ora vegetale, ora animale, ora umana; a seconda della sua volontà può rinascere, o restare nel mondo dell’Interessere; può migliorarsi, o ritrarsi, o andare a ripassare le lezioni apprese in una particolare forma di vita, o può amare particolarmente essere albero, e dare sollievo alla schiena del pellegrino nelle notti d’estate, come può rinascere uccello piccolo e leggero, e sperimentare la forza delle rondini nel sorvolare così tanti deserti e mari e pianure e montagne. Siamo liberi di scegliere il nostro destino, insomma. Possiamo aprire le porte della conoscenza o lasciarle chiuse, valicare la porta della lettera Dalet, o spingere il tasto dell’autoreverse del passato e del presente che è nella lettera Vav dei vecchi saggi del Popolo sopravvissuto al deserto e alla follia sterminatrice. Oggi gli sterminatori camminano in strada normalmente. Cyrus era uno sterminatore, prima di incontrarci. Un essere abietto, un vero “Vicious”. Quando ho sfiorato la sua mano per la prima volta, casualmente, eravamo davanti al Grande Circo della Pioggia; quel posto dove si sperimentano forme di pioggia varia, per aspetto e per innovazione – la pioggia di petali di margherita, insomma, come dei cristalli della luce, quelli che puoi portare a casa e fanno luce e calore nell’inverno senza consumo energetico, così come sono estratti dal cuore della Terra. Insomma, quando sfiorai per errore il dorso della mano di Cyrus, stavano piovendo lacrime di bambini vittime di guerre – era un programma di Consapevolezza, quel giorno – e avvertii le pareti di cristallo delle sue vene che emergevano dalla pelle della sua mano nodosa. In quel cristallo sentii tutto il vuoto del suo desiderio assassino che avrebbe voluto risucchiarmi e terrorizzarmi. Avevo seguito dei Programmi proprio sugli Assassini, a partire dalla setta degli Hashashin persiani vissuti intorno all’anno 1000 dell’Era Primordiale dell’umanità: il loro provocare morte come rituale di sottomissione e di potere, la dipendenza da fama e annullamento di se stessi, tipico delle sette maschili di tutta l’era, mi avevano così colpita; sembrava l’annuncio di gravi tragedie, e così in effetti fu. Diversi secoli dopo anche sette femminili nacquero sulla stessa impronta, ma per fortuna da una di esse nacque la ribellione – le piccole Sorelle, anche se poi non fu una gran fortuna, perché per sterminarla ci fu quasi la Seconda Estinzione dell’umanità. La Prima Estinzione, mi chiedi? La Prima, o Grande Estinzione, fu quella più stupida: anche il Male non aveva ancora realizzato livelli articolati di combattimento, era tutto ancora embrionico, l’uomo quanto il suo specchio di morte. Fu la volta in cui l’essere umano si estinse senza fare apparentemente nulla affinché succedesse. Un atto scellerato via l’altro, insomma, la Terra bruciò, il Sole la rese brulla, l’uomo – così si chiamava allora l’umanità, che strano – smise di vivere, assieme alla maggior parte delle specie animali e vegetali. Per fortuna una parte era stata salvata nell’Arca, e da lì ci rigenerammo attraverso quel prodigio della scienza antica che fu la criogenazione a risveglio ritardato. Gli antichi scienziati avevano previsto con esattezza i millenni necessari affinché la Terra tornasse ad essere un pianeta abitabile grazie a tutte le possibili trasformazioni climatiche, tettoniche e geografiche: e l’Arca si aprì proprio al momento giusto. Un commovente miracolo dell’archeoscienza. Ma perché mi dilungo a parlare di questo, quando stavo parlando del mio incontro con Cyrus? Forse perché è stato un miracolo altrettanto potente? Chissà, non ci avevo ancora pensato; abbiamo avuto a lungo una parte di coscienza mancante e tanta strada da fare. Fatto è che al richiamo di quelle vene vuote e sorde, non reagii con repulsione. Ma decisi di prendere con me la sua strada. Forse lui lo aveva sentito. O forse no, non saprei, fatto è che mi guardò con i suoi occhi, laghi neri mediorientali, quei laghi che oggi splendono scuri e profondi sulle alture fertili su cui, nella Prima Era, si sparava e si facevano continue guerre per le poche risorse idriche e per l’Oro Nero, che oggi usiamo solo per fini artistici – abbiamo creato fiumi sotterranei che scorrono sotto sentieri di vetri sottili ma resistenti, e noi li percorriamo con i bambini ed i nonni, piace soprattutto a loro guardare in basso e volare su quel fiume quasi lavico: non riesci immaginare, dici? Oh, le cascate nere, tra le pareti di muschio e capelvenere, soprattutto a mezzogiorno sono piene di riflessi d’oro, un vero spettacolo.
Tornando a me a Cyrus, beh, era terribile, bello e glaciale in un modo indicibile. Ma a quello sfioramento, quasi fosse un risveglio, guardandomi disse: Me ne vergogno, ne voglio uscire, sono diverse vite che combatto dentro me senza uccidere, ma ho ancora gli sguardi degli ultimi assassinati nel mio, e non mi lasciano dormire. È quasi un millennio che non dormo.
Beh, il percorso è stato lungo. Lunghissimo. Ci sono state molte vite: nella prima eravamo stati amanti ma lui mi aveva allontanata, ed io finii sposata con un uomo gentile, che però non era il mio destino. Nella seconda, per rispettare la nostra scelta di Destino Variabile della vita precedente, nascemmo fratello e sorella, e ci aiutammo moltissimo. Dopo altre vite, ci ritrovammo vicini di casa intorno ai 40 anni, e ci sembrava di essere pronti. Eravamo così felici di esserci ritrovati, dopo tanta strada, ma all’improvviso fui richiamata dalla Grande Casa nell’Intermondo; il mio primo padre mi stava chiamando, finalmente, per la prima volta. Il mio primo padre era stato una spina nel fianco per tante ere. Si vergognava di me, non mi aveva cercata per quasi una vita, mi odiava perché non ero stata sua complice di odio – cosa che mi aveva fatta in realtà apprezzare nelle Alte Sfere, e mi aveva dato maggiori chance di Destino in quel tempo in cui non era ancora noto all’umanità. Era qualcosa come qualche milione di anni che aspettavo di abbracciarlo, e fui felice perché ciò finalmente avvenne. Mamma mia, quanto tempo impiegava la prima parte di umanità a superare i propri rancori: erano lentissimi. Oggi è una questione di attimi. Il saggio Governo delle Donne, che ha governato in pace per tanti millenni, ci ha salvati da tanti errori del predominio di ogni pulsione malevolente. Oggi apprendiamo la benevolenza sin da bambini con le lezioni di metafisica e di potenza creatrice della parola. È stato infatti solo con questa contestuale rinascita che siamo finalmente giunti con Cyrus a trovarci liberi ognuno dalle proprie pene, e ad incontrarci per caso proprio qui, sotto la sede della Suprema Alleanza, ultimo atto di questa umanità, nata corrotta e sopravvissuta a se stessa per opera di metodici sacerdoti del sogno. Sì, l’umanità si è evoluta esattamente come il nostro amore; si è riuscita finalmente a incontrare nella sua totalità, quando ci siamo riusciti noi.
È stato bellissimo parlare con te, straniera. Grazie, è vero, siamo una bella famiglia; e non è con noi Marcus, che è a casa a studiare. La forma della torre, dici? Io la trovo molto bella, due linee che si allontanano ed una linea dinamica che le riunisce. Tutto ciò che nasce è Uno, ed Uno resta anche nello sviluppo delle diverse identità. Sì, la torre dei giganti è in resina flessibile, si piega col vento e con i terremoti, ma non si rompe. È destinata a durare. Ah, sei un’architetta che viene dall’Era Primordiale, dici? Ma è fantastico! Abbiamo così tanto lavorato per liberare il Potere di Visione anche nel passato: mi emoziona che tu sia tra i primi a sperimentarlo. Torna a trovarci, questo è il nostro indirizzo, se capiterà. Mi racconterai tu, la prossima volta. Ciao. Ciao, sorella.