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Prológos – da Il Siceliota

Prológos – da Il Siceliota

“Il mio nome è Diomedes. Ripenso spesso ai giorni trascorsi a giocare nei campi e nelle strade polverose della mia amata Katane in compagnia di amici ormai perduti, le cui facce mi sovvengono come vividi ricordi di un tempo lontano fatto di spensierata felicità.
Il ricordo appare sbiadito, offuscato dal tempo e dal dolore e acuito dal senso di abbandono che si fa lacerante nella mente di un bambino strappato ai suoi luoghi natali per essere trascinato nella notte in una fuga precipitosa verso la salvezza dell’esilio.

Mi tornano in mente i lunghi pomeriggi d’estate passati sulle banchine del porto a guardare l’andirivieni delle navi e la frenetica attività dei pescatori, intenti a rammendare le reti prima dell’arrivo della sera e di un nuovo imbarco per l’ennesima nottata di pesca. Trascorrevamo intere ore a cercare granchi o frutti di mare nelle pozze tra gli scogli neri come l’ossidiana e così caldi da scottare i piedi nudi, tanto da costringerci a esilaranti danze prima che il bruciore consigliasse un tuffo nell’acqua limpida per quietare il dolore e rasserenare lo spirito.

Alcune volte, in compagnia dell’inseparabile Nendas, ci spingevamo verso meridione laddove gli scogli lasciavano il posto alla sabbia per raccogliere le telline, che poi portavo tronfio alla buona Kalpana affinché le cucinasse per me e mia madre. Mi sentivo adulto, in grado di provvedere al cibo nonostante nulla mai mancasse nella casa di Aristeides. Così si chiamava mio padre, ricco proprietario terriero, commerciante di vino, olio e frumento oltre che riverito membro dell’Assemblea cittadina e più volte magistrato.

L’immagine più nitida della mia infanzia resta la vista di Aitna incappucciata di neve e arrossata dai raggi del tramonto. Aitna era il nome della dea, figlia di Uranos e Gaia, che diede l’appellativo all’omonimo vulcano le cui distruttive eruzioni sono causate dal drago Typhon che vive nelle sue viscere. Si narra che i primi coloni provenienti dall’Hellas si facessero guidare dalle esplosioni e dalle fontane di fuoco scaturite dal vulcano, quasi fossero il loro faro verso la terra promessa e il sogno di una nuova vita senza fame, miseria e guerre.”

Il Siceliota

 

Tratto da Il Siceliota di Angelo Pulvirenti