Ricordarsi la memoria
La memoria, la memoria, bisogna avere memoria, la giornata della memoria, la memoria, in memoriam… Tutto sommato, soltanto un mucchio di parole. A cosa serve ricordare? Ad accumulare altro materiale a ridosso di quello con cui faticosamente si prova a convivere?
“Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?”
Primo Levi
A quanto pare, non sono l’unica a chiedermelo. La domanda è, ovviamente, polemica, e la risposta mai vera. Già, perché ci vuole coraggio nell’affrontare le risposte scomode. E questa, di certo, scomoda lo è.
La risposta è semplice. Non serve a niente. La memoria non serve a un bel niente. Non avvilitevi nello sforzo di ricordare, non sforzate i vostri neuroni a creare connessioni nel rivangare il passato: è tutto completamente inutile. E non consolatevi con il calore di un ricordo riaffiorato quasi per miracolo da chissà dove, ricordo che scalderà il vostro cuore di stupore: “ma tu pensa!”.
“E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato.”
Francis Scott Key Fitzgerald
Cullarci nell’illusione che ricordando il passato potremmo essere migliori è soltanto una menzogna. La memoria, di per sé, è vana. Guardiamoci in faccia e diciamoci la verità: la memoria non servirà a niente finché non agiremo. Ogni nostro “abbozzare”, ogni sguardo girato dall’altra parte, ogni tirar dritto sulla nostra strada, ogni lasciar perdere, ogni nostro “sì, però…” è soltanto un’altra coltellata alla memoria – che già, di per sé, è morta. Lo facciamo tutti. Per una ragione o per un’altra, lo facciamo tutti. E chi sono io per dire che è giusto o sbagliato? Infatti non lo dico, essendo io come tutti e parte di tutto.
Una cosa la dico, però. Smettiamola di lisciarci in superficie. Smettiamola di prenderci in giro. Guardiamoci negli occhi e vediamoci per quello che siamo. Semplicemente umani.