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Minimalismo. Nella libreria, nella vita o… nella mente?

“L’uomo che possiede una cosa poi ne vorrà due e poi tre e poi tutte le cose che ci sono sulla terra. E avrà in cambio solo la sua condanna, perché nessuno può possedere tutto il mondo.”

 

Giorgio Faletti

Avrete sentito parlare del minimalismo, il trend che va di moda nell’interior design, nel mondo del fashion e che si sta diffondendo anche nella realtà più quotidiana? Niente di nuovo, direte, e infatti è così: i nostri antenati, in epoche di ristrettezze erano già parecchio minimalisti. Ora che il consumismo, la sovrapproduzione e il fast-market hanno preso il sopravvento, questa tendenza non sembra solo controcorrente, ma ha persino qualcosa di nobile, quindi parliamone. Nell’ambito che più ci sta a cuore: libri e letteratura.

Marie Kondo: il metodo delle cose che trasmettono amore

La famosissima guru del come liberarsi del superfluo insegna che 30 libri sono più che sufficienti nella libreria di qualcuno che intende adottare la filosofia minimalista. Il concetto è, chiaramente, più strutturato: ovvero il suggerimento si riferisce a libri che sono in lettura, libri di cui abbiamo assolutamente bisogno nella vita e/o libri a cui non possiamo assolutamente rinunciare. Che, secondo lei, non sarebbero comunque più di trenta. Quindi il punto forse non è concentrarci su quello che decidiamo di tenere, ma su quello di cui riusciamo a disfarci. Perché se adottare uno stile di vita minimalista significa vivere con “meno”, per farlo si dovrebbe rinunciare al “più”, dunque al superfluo. In questo caso, i libri.

Esistono libri superflui?

Ebbene, anche se la domanda può sembrare a trabocchetto, la risposta è semplice: sì, esistono. Tutti noi conosciamo almeno cinque, sei titoli che possono entrare nella categoria, alcuni di noi ne hanno persino scritto qualcuno a cui la descrizione “superfluo” non fa alcun torto. Superfluo non significa inutile, quella è tutta un’altra storia e la domanda al riguardo sarebbe sicuramente meno politically correct. La risposta invece sarebbe molto democratica, cioè sempre sì.

Con quale criterio creare la propria libreria?

Che domanda, con il proprio, no? Ognuno saprà che libri ama leggere e cosa vuole conservare sui propri scaffali di casa e in quale modo, non deve mica arrivare chissà chi a dettare regole per librerie organizzate in ordine alfabetico, per autore, per genere, per colore di copertina, per altezza, per spessore (intellettuale o non) o per personalissime simpatie verso i personaggi.
Ma come fare per decidere cosa tenere e cosa no?
La mia classifica è la seguente:

restano

  • i classici (e non sono mica solo trenta)
  • i libri che leggo e rileggo continuamente (di cui alcuni classici)
  • i libri che mi rendono felice di vederli (di cui molti classici)

vanno via

  • i libri che, una volta letti, non aprirò più
  • i libri che non so perché ce li ho
  • i libri che non intendo leggere

Vero, il mio criterio non sembra molto serio. E neanche molto minimalista. Non dimenticate però che esistono anche i vari kobo e kindle, quindi per gli indecisi può essere un’alternativa. Sempre che ce l’abbiano già: acquistare un oggetto per disfarsi di altri non rientra nella filosofia minimalista!

 

Vivere con meno: è difficile?

Anche qui, la vera domanda dovrebbe essere: quanti degli oggetti che possediamo usiamo davvero? Quanti sono indispensabili? Quanti fra i libri nella libreria apriamo (noi o qualcuno nella nostra famiglia) almeno ogni tanto? Nel caso di una onesta valutazione dell’utilizzo che facciamo delle cose e degli oggetti che possediamo rimarremmo davvero sorpresi del risultato. Forse scopriremmo che sono gli oggetti a possedere noi.

Ma la cosa più sorprendente in tutto questo è il fatto di essere convinti che la qualità della vita è direttamente correlata alla quantità di cose che possiamo permetterci.
A cosa serve avere di più, se tutto questo superfluo non fa altro che ostruire il potenziale e il respiro del meno?

Minimalismo: la mente libera

Così come l’accumulo di oggetti nelle nostre vite occlude il respiro delle cose davvero importanti, così la mente si intasa di pensieri e preoccupazioni che, a forza di alimentarle spontaneamente, sembrano diventare obbligatori.

Un pensiero bellissimo e molto profondo, tratto da un libro altrettanto bello pur senza pretese filosofiche, racchiude perfettamente il concetto del nostro dibattito:

“Quante persone, lungo questo viaggio, stivano la barca fino a rischiare di farla affondare di cose sciocche che pensano essenziali al piacere e al comfort, ma che in realtà sono soltanto inutile zavorra?
Come riempiono la povera piccola imbarcazione fino all’albero di bei vestiti e grandi case, di domestici inutili e di una miriade di amici alla moda ai quali non importa un fico secco di loro, e dei quali a loro importa ancora meno, di costosi divertimenti che non divertono nessuno, di formalità e mode, di finzioni e ostentazioni, e di – oh, la più pesante, la più folle delle zavorre! – della paura di che cosa penserà il vicino, di lussi che possono soltanto nauseare, di piaceri che annoiano, di vuote mostre di sé che, come la corona ferrea del criminale di un tempo, fanno sanguinare e tramortiscono il capo dolorante che la porta!
È zavorra uomini… tutta zavorra! Gettatela fuoribordo. Rende la barca così pesante che remare vi sfinisce. La rende così lenta e pericolosa da manovrare che l’ansia e la preoccupazione non vi concedono mai un attimo libero; e non avete mai un momento di riposo per sognare pigramente, mai un momento per osservare le nuvole che sfiorano le onde spinte dal vento, o i scintillanti raggi di sole che giocano con le increspature, o i grandi alberi sull’argine che si curvano per fissare la loro immagine riflessa, o il bosco tutto verde e oro, o i gigli bianchi e gialli, o i giunchi che ondeggiano oscuri o i falaschi, o le orchidee o gli azzurri non-ti-scordar-di-me.
Liberatevi della zavorra, uomini! Lasciate che l’imbarcazione della vostra vita sia leggera, carica soltanto di quello di cui avete bisogno: una casa accogliente e qualche semplice piacere, un paio di amici degni di questo nome, qualcuno da amare e che vi ami, un gatto, un cane, e una o due pipe, cibo e indumenti a sufficienza e da bere in abbondanza, perché la sete è una compagna pericolosa.
La barca sarà più facile da governare, e non sarà tanto soggetta a capovolgimenti, e se si capovolgerà non sarà così grave; la merce semplice e di buona qualità sopporta un bagno. Avrete tempo per pensare oltre che per lavorare. Tempo per scaldarvi al sole della vita… tempo per ascoltare le melodie eoliche che il vento divino trae dalle corde del cuore umano tutt’intorno a noi… tempo per…”

 

Jerome K. Jerome – Tre uomini in barca

Conclusioni minimaliste

La letteratura partecipa attivamente al trend minimalista (qui trovate un riassunto fatto dalla Treccani) – d’altronde la letteratura partecipa a qualsiasi trend, la letteratura fa i trend, è i trend –, chiudo dunque con una poesia di Ezra Pound, esponente della corrente minimalista di cui ho trovato breve solo questa poesia. Ah, scordavo: per abbracciare una filosofia non basta solo buttar via le cose, come per essere scrittori minimalisti non basta scrivere cose brevi.

Rendi forti i vecchi sogni
Perché questo nostro mondo non perda coraggio

A lume spento”

Annabelle Lee

Comments

  • Giorgio Mancinelli

    Trovo il sito e il logo ben costruito, direi piuttosto interessante. Sarei lieto di collaborare con voi. Bye, bye.

    7 Novembre 2019

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