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La verità – o ciò che non è

Diceva Erich Fromm:

“La verità è il processo di eliminazione delle illusioni, il riconoscimento di ciò che l’oggetto non è. La verità non è l’affermazione definitiva su qualcosa, ma un passo verso la disillusione… “

Come definire la verità?

Dunque la verità non è una rivelazione definitiva né un dogma inciso nella pietra, ma un processo di disillusione (che può anche implicare una delusione, perché no), un cammino di distacco.
È come rimuovere, strato dopo strato, la vecchia pittura per arrivare a vedere la tela nuda sotto. Non si tratta di affermare con assoluta certezza cosa sia qualcosa, ma di scoprire ciò che “non è”, di liberarsi delle false certezze che ci hanno accompagnato. Queste certezze non riguardano soltanto la sfera personale, la propria vita, i sentimenti, le relazioni. Riguardano anche la sfera sociale, la sfera pubblica. Non c’è poi molta differenza tra l’innamorarsi di una persona che si è rivelata inadeguata, o indegna, e l’aver creduto in una ideologia, l’aver sostenuto una tesi fallace, l’aver professato ciecamente una fede qualsiasi. In tutti questi esempi si è provveduto a idealizzare l’oggetto del nostro sentimento.

Se ci pensiamo bene, la verità non arriva con un colpo improvviso, ma come il lento risveglio dopo un sonno profondo. Ogni negazione di un’illusione è un passo in più verso una lucidità più onesta, più nuda. E in questo senso, non c’è un punto finale, solo una ricerca costante, un andare a perfezionare la percezione affinché ciò che vediamo non sia una versione confortevole della realtà, ma la sua essenza più cruda.

Perdere l’illusione

Ostinarsi a vedere, cioè a voler vedere, ciò che non c’è è il peggior danno che si possa commettere. Verso se stessi, anzitutto. Invece ogni illusione perduta andrebbe celebrata, andrebbe gioita come se fosse una conquista.
Gli aggettivi che da sempre sono scelti per descrivere la verità non vanno sottovalutati. La verità è detta “nuda”, è chiamata “cruda”, è descritta come “sostanziale”… perché quando ci si innamora – delle persone o delle cose, delle idee o delle speranze – si tende a “vestire”, a coprire, a cucinare, a condire il vero, l’essenza, con tutta una serie di abbellimenti che possono finire per diventare illusori.
Quindi come facciamo a sapere se siamo più vicini alla verità? Forse quando le nostre certezze iniziano a vacillare, quando ciò che credevamo fermo si mostra fragile. Non come una perdita, ma come un’opportunità per vedere più chiaro.

Spogliare bisogna. Spogliare sempre, tutto e tutti.

Il dipinto è un’opera di Carlo Socrate, appartenente alla collezione della Banca d’Italia

Orazio C.