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LA TRAMA DEL MATRIMONIO di Jeffrey Eugenides

Breve digressione

Per qualche imperscrutabile ragione gli esseri umani si ostinano, da millenni, a congiungersi in matrimonio. L’astrusa convinzione di poter contrattualizzare i sentimenti li porta a cimentarsi nell’impresa impossibile della monogamia. Una volta coscritto, il cuore è vincolato a una relazione biunivoca più estenuante che duratura. La giustificazione addotta per tale maltrattamento gratuito è interamente demandata al concetto di amore. L’errore consiste proprio nel basarsi sul più inaffidabile dei sentimenti, non volendo riconoscerne la palese volatilità. Effervescente e mutabile come un vino da dessert, l’amore sarebbe inadatto a promesse durature. Ma uomini e donne continuano a illudersi del contrario. Da qui il malaccorto giuramento, pronunciato innanzi agli uomini e agli dei.

La trama di La trama del matrimonio

Jeffrey Eugenides racconta come nasce un matrimonio frettoloso, figlio dell’illusione giovanile, e sospinto dall’idealismo sentimentale. Ma lo scopo del suo romanzo non è quello di decostruire l’istituzione matrimoniale, né di mettere in guardia dai pericoli in cui si incappa se non si sa scegliere bene il coniuge. Lo scopo è di imparare a sapersi perdonare. Comprendere che un errore non deve essere una condanna, né una coercizione inviolabile. L’errore vero non consiste nel matrimonio in sé, bensì nell’idealizzazione di persone e sentimenti. Cosa fare quando ci si rende conto di avere sbagliato a scegliere? Ci si perdona i propri errori e si volta pagina.

I personaggi principali di La trama del matrimonio

Madeleine Hanna – studentessa di college appassionata di letteratura e innamorata dell’amore. È bella ma insicura, la sua giovane età la vede impegnata a capire cosa vuole esattamente da se stessa. A un certo punto, viene colta dalla sindrome della crocerossina e vorrebbe salvare il tormentato Leonard. Invano.
Avrebbe aspirazioni da anticonformista, in polemica con i propri genitori, ma non ha la stoffa e la determinazione per emanciparsi del tutto dalla sua natura borghese. Gli eventi la portano a fare un grande passo indietro e a disilludersi. Alla prima occasione, non si esime dall’usare lo spasimante Mitchell per il suo tornaconto personale, scadendo nell’opportunismo. Sconsiderata.

Leonard Bankhead – affascinante genio inespresso. Rimarrà acerbo per via della sua grave sindrome maniaco depressiva, a sua volta derivante da un’infanzia difficile in una famiglia disfunzionale. Ha delle notevoli potenzialità, potrebbe “diventare qualcuno” ma il suo disastro emotivo lo relega nell’anonimato. Si innamora di Madeleine e non ne viene fuori niente di buono, per nessuno dei due. Irredimibile.

Mitchell Grammaticus – Un cuore puro in balia del mondo infame. Ha una rettitudine morale encomiabile, è buono, gentile, generoso. È la reincarnazione metropolitana dell’idiota di Dostoevskij. Attraversa una fase di misticismo che lo porta a girare il mondo per cercare l’eterno. Si innamora perdutamente di Madeleine ma un certo complesso di inferiorità non gli consente di esporsi subito. Lo fa quando è troppo tardi e viene bistrattato. Questo non gli impedisce di insistere, a modo suo, e di struggersi d’amore per lei, almeno finché non avrà l’illuminazione decisiva. Autolesionista.

L’ambientazione di La trama del matrimonio

Jeffrey Eugenides ha dichiarato di aver scritto questo libro (uscito nel 2010) pensando alla sua gioventù. Lo ha ambientato all’inizio degli anni ’80, al tempo in cui i social network non avevano ancora reso virtuali i rapporti umani. Buona parte della comunicazione fra i protagonisti avviene di presenza o – udite udite – mediante la preistorica epistola. Questo non rende meno complessa la comprensione reciproca, né scongiura il malinteso. Il personaggio di Mitchell Grammaticus è chiaramente un alter ego dell’autore e il suo percorso evolutivo è forse il più interessante fra gli altri. Del resto, la sua adorata Madeleine più che fare progressi scade nell’involuzione e il suo rivale in amore, Leonard, è invece un personaggio statico. Il fascino del romanzo sta tutto nella tensione narrativa, mantenuta appositamente alta in attesa di scoprire chissà cosa. Ma quel che viene fuori, alla fine, è solo il fatto che l’amore è un sentimento pericoloso e problematico. Eugenides non invita il lettore ad accantonare l’amore, sia ben chiaro, ma solo a non inseguire chimere.

Lo stile di La trama del matrimonio

L’ambientazione universitaria, le bizzarrie e il quoziente intellettivo dei protagonisti, nettamente superiore alla media, richiamano in qualche modo alle peripezie di Hal Incandenza e dei suoi amici pazzi nel famoso romanzo Infinite Jest del compianto David Foster Wallace. Tuttavia non c’è odore di distopia fra le pagine di Eugenides, anzi, tutto è perfettamente verosimile. Non è difficile immedesimarsi nei personaggi.
Per raccontarci le loro vicende, Eugenides sceglie un narratore onnisciente e una prosa piana. È bene articolata ma molto lontana dall’essere elegante. In genere, i periodi sono brevi, le frasi secche, impreziosite solo dal linguaggio specifico delle discipline studiate al college, dalle citazioni letterarie di Madeleine, e dalla metafisica in cui si addentra Mitchell.
Il registro lessicale è di medio livello, ma degrada spesso verso la gergalità o il turpiloquio quando si scende nei dettagli delle innumerevoli descrizioni antropologiche. Se una volta si parlava di neorealismo, nel caso di Eugenides possiamo usare il termine iperrealismo, dato che l’autore non si esime mai dall’informarci sui dettagli intimi dei suoi personaggi. Non solo i rapporti sessuali divengono più pornografici che romantici (è un paradosso, dato l’argomento trattato) ma non ci vengono risparmiate nemmeno le sudicerie quotidiane e domestiche in cui spesso incappano i protagonisti. È un difetto?
I dialoghi sono secchi e lo scambio di battute è repentino come in una partita di tennis. Le figure retoriche più usate sono le metafore, spesso velleitarie, iperboliche o forzate come avviene nella comunicazione colloquiale degli americani.
Dal momento che il romanzo inizia male – c’è la classica scena di un risveglio mattutino in totale subbuglio da parte della protagonista, a seguito di una nottata di bagordi e sesso occasionale. È una situazione oramai ripetuta ossessivamente nella fiction statunitense, è venuta a noia, si è trasformata nel più scontato dei cliché –, ci si aspetterebbe che finisca peggio, magari con un classico happy ending all’americana, e invece… sorpresa spiazzante.

 

Orazio C.