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Jane Eyre vs Charlotte Brontë

In piena epoca romantica (e per Romanticismo intendo quello dello Sturm und Drang, ovvero vento e tempesta) nasce nel 1816 Charlotte Brontë: terzogenita di due sorelle in una famiglia composta da 5 sorelle e un fratello. Altre due sorelle Brontë famose, nemmeno a dirlo, sono Emily (autrice del meraviglioso romanzo “Cime tempestose) e Anne (autrice di Agnes Gray). Quando si scrive un libro può capitare di rifarsi a eventi realmente accaduti, persone conosciute: Jane Eyre nasce in un primo momento come autobiografia di Charlotte. Ma, nell’ultima stesura, pur trovando tratti di Jane Eyre in Charlotte Brontë, ci allontaniamo dall’autobiografia vera e propria:

Ma questa non vuole essere una regolare autobiografia: mi sentirò in dovere di ricorrere alla memoria solo quando saprò che le sue risposte avranno un qualche interesse .

La vita in collegio

È chiaro che la scrittrice del bel romanzo Jane Eyre non si sia mai contrapposta alla sua eroina. Ma il suo personaggio, Jane appunto, vive situazioni parallele a quelle di Charlotte. Charlotte, come detto, si rifà a episodi della sua infanzia e adolescenza. La dura vita nel collegio per signorine non benestanti fu un evento realmente doloroso nella sua vita: si ritrova in Jane Eyre con la stessa tragicità. Nel collegio morirono le due sorelle maggiori di Charlotte: per il gran freddo, per le pessime condizioni sanitarie, per le mancate cure. Nel libro si ritrova una Jane (orfana) che non perde le sorelle (visto che lei non ha fratelli o sorelle), ma che perde, per colpa della tubercolosi, l’unica vera amica, quasi una sorella, in quel posto così desolato.

“Sì, lettore, lo sapevo e lo sentivo: e sebbene sia una creatura imperfetta, con molti difetti e pochi meriti, non mi sono mai stancata di Helen Burns; né ho mai cessato di nutrire per lei un sentimento di affetto che così profondo, tenero e rispettoso mai ha animato il mio cuore. E come potrebbe essere altrimenti, dato che Helen, sempre e in ogni circostanza, mi dimostrò un’amicizia serena e sicura non mai amareggiata dal cattivo umore né da nervosismi?”

Passione e determinazione in Jane e Charlotte

Charlotte e Jane sono due istitutrici: entrambe provate da diverse vicissitudini della vita, entrambe molto passionali. Sognano un amore immenso. Jane viene descritta dalla stessa Charlotte come scialba, una ragazza che si nota poco, non molto bella. Dai ritratti, ma anche dalla vita di Charlotte, immaginiamo che la Brontë fosse bella. Ricevette in gioventù ben due proposte di matrimonio, subito scartate, perché per la terzogenita delle Brontë, ormai diventata primogenita, dopo la perdita delle due amate sorelle, l’amore deve essere con la A maiuscola. Emozione continua e totalizzante: i temi romantici appunto. Non provandolo per i due spasimanti, non si fa scrupoli a rifiutarli: in un’epoca, quella vittoriana, in cui le donne avevano poche prospettive oltre al matrimonio. Jane, al contrario della sua autrice, non riceve proposte di matrimonio, ma ha una grandissima dignità. Ama Rochester ma non si fa mai mettere i piedi in testa da lui. In effetti non se li fa mettere da nessuno. Ribelle da piccola: donna consapevole da adulta. Sposerà l’uomo che ama e di cui è molto innamorata. Lo sposerà nel momento di massima debolezza di lui: la sua casa è stata incendiata e lui ha perso la vista.

Perché Jane Eyre non è un’autobiografia

Non è un caso che, inizialmente, il titolo di Jane Eyre, pubblicato da Charlotte con lo pseudonimo di Currer Bell, fosse “Jane Eyre, an autobiography”.

Non è un’autobiografia, come abbiamo visto. Charlotte Brontë si sposerà, ma non per amore, ovvero non per quell’amore che immaginava pieno di passioni ed emozioni continue. Ma, in età più avanzata (intendiamoci, avanzata per l’epoca) Jane Eyre sposerà il suo amore Rochester. Un Rochester nella vita di istitutrice di Charlotte era esistito davvero. Un uomo sposato per cui lei perse la testa. Evidentemente non troppo ricambiata, anche se si sospetta ci fosse stata una relazione tra loro.

Jane resta integra: una donna razionale, con principi saldi. Consapevole del suo ruolo di donna. Non accetta compromessi.

Charlotte è una scrittrice fantasiosa, poco razionale, incline ai sogni: con i fratellini inventano storie, con dei soldatini regalati dal papà, che scrivono su foglietti di carta. Addirittura, inventano vere e proprie saghe. I ragazzi Brontë sono il loro mondo: autosufficienti in una brughiera. Felici di stare tra di loro con le loro storie. Purtroppo anche i fratelli minori, ovvero il fratello ed Emily e Anne, muoiono giovanissimi, lasciando sola e sgomenta Charlotte. Ma rendendola decisamente più matura e consapevole proprio come la sua eroina. Nella severa epoca vittoriana, Charlotte e Jane sono due figure forti, indipendenti: con idee chiare e vite intense. Non si possono contrapporre: sebbene simili, anche profondamente differenti.

Roberta Jannetti