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I social: incubo o speranza?

Siamo più o meno consapevolmente nell’era dei social network. Ci sono quelli fotografici, quelli sintetici, quelli liberi, quelli più severi (davvero?) e il mondo ha imparato a interfacciarsi con uno strumento di comunicazione assolutamente sorprendente, ma terribilmente pericoloso.

Non esiste una vera scuola che ti insegni come essere social senza rischi. Ci sono però molti convegni, articoli di persone note e specializzate in tal disciplina o talaltra, ed esperti (esperti? Di cosa?) che si mettono in cattedra e cominciano a elencare pro e contro, problematiche e utilità, risvolti psico-sociali e psico-solitari che ne conseguono. Che accadono, cioè, in seguito all’utilizzo più o meno intensivo di queste finestre aperte sul nulla, un nulla che è diventato il tutto.

È un male, ormai la gente non distingue più il reale dal virtuale.”

Non serve avere un volto o un corpo, dove andremo a finire.”

Perdi ore su quei cosi e smetti di vivere.”

Queste alcune delle frasi più ricorrenti che si sentono in giro. Non posso dire che abbiano torno, ma nemmeno sono portatrici di una verità assoluta.

Il problema, se di problema si vuole parlare è che non si riesce a stare al passo con i tempi che corrono lesti portando modifiche fondamentali alla comunicazione di massa e di masse.

Che sia un bene o un male lo potremo affermare tra dieci anni, a mio parere, siamo in un periodo di boom sociale. Al momento stiamo attraversando il picco del virtuale come vita.

Un po’ come è successo con l’avvento della televisione: tutto era bello, nuovo, attrattivo e, nel mentre, nascevano meno bambini, e quei bambini che nascevano stavano troppe ore davanti alla televisione. Ora quello che esce da quella scatola è meno importante, meno attraente e meno vero.

E così sarà con i social media. Io mi auguro solo che la consapevolezza di noi si sviluppi prima della consapevolezza del virtuale.

Giorgia