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Otello di William Shakespeare – trama e riassunto

La nostra serie di classici riassunti – una serie più o meno seria – prosegue con un nuovo capitolo alquanto interessante e ricco di spunti: la storia di Otello, dalla genialissima penna di William Shakespeare. Si tratta di una tragedia bella e buona – come sempre, il caro William non lascia spazio alle sorprese: muoiono tutti e non se ne parla più –, ma dal titolo un po’ ingannevole (in originale Othello, the moor of Venice): la storia ha sì come eroe il valoroso Otello (che – nota per razzisti, non vorrei venisse loro un colpo – era di colore), ma il vero protagonista è ben nascosto all’ombra dell’inganno… Vediamo i fatti.

Dove, quando, cosa

Venezia, poi Cipro. I tempi sono allegri: c’è la Repubblica Veneta, qualche guerra a destra e a manca e nel frattempo feste, bella gente: tutta vita, insomma.

Chi è chi

  • Brabanzio, senatore della Repubblica Veneta, padre di Desdemona. Ama la giovanissima figlia, ma la notizia che ella abbia sposato Otello – valido generale sì, ma un po’ avanti con gli anni, non particolarmente avvenente e, per giunta, nero – mette a dura prova il suo sentimento filiale. Ce la sentiamo di dargli torto? Accetta la situazione con un augurio poco augurale:

“E veglia su di lei; tieni gli occhi bene aperti; come ha ingannato suo padre, ella potrebbe ingannare te.”

  • Otello. Interessantissimo personaggio creato da Shakespeare, scelta molto originale per la sua epoca, Otello è un generale al servizio della Repubblica Veneta. Molto coraggioso, è riconosciuto per le sue capacità militari e la dedizione verso la Repubblica. Descritto come non giovane e neanche troppo bello, vi è una certa confusione riguardo le sue origini non specificate nell’opera di Shakespeare. Alcuni studiosi sostengono le sue discendenze arabe, altri pendono per il Nord-Africa, ma quel che è certo è che era di colore. La mia personale teoria sostiene le origini africane, e questo dovuto a un particolare verso dell’opera da cui si evince una particolarità fisica comune alle popolazioni africani (e no, non sono un’esperta di antropologia genealogica – che dubito esista, peraltro –, la mia è soltanto una deduzione personale):

“Intanto, se le cosa gli va bene, il Moro, con quei bei labbroni…”

  • Iago. Alfiere di Otello, sorride davanti e ti scava la fossa dietro. Il vero personaggio della storia (e che personaggio! Uno che capita a tutti nella vita), viene paragonato ad Achab e la sua insana fissazione di distruggere Moby Dick, ma in questo caso la sua bête noir è Otello. Frustrato per non aver ricevuto la nomina di luogotenente da parte del suo capo (e, nota a parte, che Otello lo abbia sostituito fra le lenzuola coniugali) rumina vendetta e partorisce un diabolico piano per distruggere la fonte di tutti i suoi problemi immaginari:

“Ce l’ho. È generato. L’inferno e la notte debbono portare questo parto mostruoso alla luce del mondo.”

  • Cassio. Nominato da Otello come suo nuovo luogotenente, è un bravo ragazzo, forse più bello che sveglio. Ignaro e un po’ credulone, rappresenta l’esca perfetta nelle manipolatrici mani di Iago che non si fa scrupoli… ma che dico, scrupoli!
  • Desdemona. La giovane e ingenua donzella è innamorata persa di Otello. Dal cuore puro e poco avvezza alla malvagità umana, andrà incontro al suo destino con un coraggio che attribuisco più all’incoscienza della giovinezza che alla rassegnazione dei saggi.
  • Emilia. È la dama di compagnia di Desdemona, nonché moglie di Iago, altra pedina nel gioco dell’intrigo che questo metterà in piedi.
  • Roderigo. Nobile veneziano, è innamorato di Desdemona. E siccome l’amore rende ciechi, si farà persuadere da Iago a partecipare in un’impresa per lui persa in partenza.

Chi fa cosa

Roderigo, fomentato a dovere da Iago, sveglia nel cuore della notte il povero Brabanzio, spifferandogli senza freni quello che un padre non vorrebbe mai sentire dire: ovvero che la figlia sta biblicamente conoscendo Otello. Brabanzio è pronto a far guerra a Otello e si precipita a cercarlo, intanto che quella canaglia di Iago lo precede, avvisando Otello del pericolo che corre. Pericolo che lui stesso ha creato, tanto per darvi un’idea di chi stiamo parlando.

Nel frattempo i turchi, non avendo di meglio da fare, pensano bene di attaccare Cipro. Il doge di Venezia convoca Otello per mandarlo a calmare le acque, roba da veri uomini, ma ecco Brabanzio che accusa costui di avergli rubato (per così dire) la figlia. Il doge, che non solo deve gestire importanti conflitti internazionali, si ritrova a dover supervisionare anche questioni domestiche, quindi manda a chiamare Desdemona, la figlia di Brabanzio, per sentire dalla sua bocca la verità spiegata al padre.

“O nobile padre, io veggo qui come il mio dovere sia diviso. A voi son sempre debitrice e della vita e della educazione, e la mia vita e l’educazione, insieme, m’insegnano a rispettarvi. E voi sarete sempre il signore cui debbo omaggio, e fino a questo segno, son vostra figlia. Ma qui riconosco anche mio marito, e lo stesso ossequio che a voi dimostrò la madre mia, preferendovi a suo padre, credo di potere e dover professare verso il Moro, ch’è mio signore.”

Ecco qua, contenti tutti.

Dal film: Iago, 2009
Con: Laura Chiatti, Aurélien Gaya
Regia: Volfango De Biasi

Otello parte per Cipro, Desdemona insieme a Emilia lo seguono a breve, invece Iago e Cassio lo precedono. Anche Roderigo è sull’isola: vuole farsi fregare fino alla fine. Il tempo che tutti arrivano a destinazione, una grande tempesta in mare fa fuori la flotta dei turchi, quindi ai nostri personaggi resta tutto il tempo per procedere indisturbati con la storia.

Iago, osservando attentamente le parti, escogita un piano: screditare Cassio agli occhi di Otello, poi convincere Desdemona a mettere una buona parola per il ragazzo con il marito, poi convincere il marito che Desdemona lo tradisce con Cassio. Un piano semplice, se tutti i partecipanti si attengono alla parte.

E la chiave di questa tragedia secondo me è proprio questa: la debolezza dei personaggi dinanzi alla malvagità. Che sia per amore (Roderigo), che per ingenuità (Desdemona), che per fedeltà (Cassio), che per le convenzioni del tempo (Emilia) o che sia per gelosia (Otello), ognuno di loro lascia che il male s’insinui nella propria vita senza fare il minimo sforzo per contrastarlo. Perché nessuno di loro comprende il pericolo, essendo tutti troppo presi dai propri problemi per capire che questi stessi problemi sono opera di qualcun altro. Ecco perché, forse, nella vita è meglio fermarsi ogni tanto e guardare quello che ci sta intorno.

Iago riesce a ubriacare Cassio e convince Roderigo ad aizzare quest’ultimo in una rissa notturna. Uno degli ufficiali sul posto interviene per sedare la rissa e resta ferito, Otello s’informa sui fatti e destituisce Cassio per l’accaduto. Il piano procede a gonfie vele: Iago suggerisce a Desdemona di mettere una buona parola per Cassio con il marito, convincendola che il giovane soffre ed è ingiustamente punito. Dall’altro canto, inizia a versare nelle orecchie di Otello piccole dosi di dubbio, istillando in lui un inizio di sospetto nei confronti di Cassio.

Iago è il manipolatore perfetto: riesce a mostrarsi pieno di interesse e di sincera preoccupazione verso la sua vittima da una parte, mentre la avvelena sapientemente dall’altra.

Dal film: Othello, 1995
Con: Lawrence Fishborn e Kenneth Branagh
Regia: Oliver Parker

Otello inizia a convincersi che Cassio stia corteggiando Desdemona. Lei, che non è solo ingenua, ma anche molto sbadata, smarrisce un fazzoletto regalatagli da Otello ed Emilia, la sua dama di compagnia lo ritrova. Ma non fa in tempo a restituirlo alla sua distratta padrona che il marito, Iago, se lo fa dare e lo usa ai suoi assurdi scopi: lo piazza nelle stanze di Cassio e poi va a spifferare tutto a Otello, suggerendogli di interrogare Desdemona sul fazzoletto.

Otello Ho una tosse assai fastidiosa che mi fa soffrire. Prestami il tuo fazzoletto.

Desdemona Eccolo mio signore.

Otello Non quello. L’altro. Quello che ti ho regalato io.

Desdemona Non l’ho con me.

Otello No?

Desdemona No, proprio no, mio signore.

Otello È una grave mancanza. Quel fazzoletto lo diede a mia madre una zingara: era una maga, e quasi poteva leggere i pensieri della mente delle persone. Essa ebbe a dire che finché mia madre avesse tenuto quel fazzoletto presso di sé, ne sarebbe stata resa amabile e avrebbe potuto facilmente tener soggiogato mio padre e avvincerlo affatto al suo amore: ma aggiunse che se l’avesse perduto o l’avesse donato, gli occhi di mio padre avrebbero preso ad aborrirla, e il suo cuore sarebbe andato a caccia di nuovi amori…”

Capirai: la fine del mondo.

Cassio poi si fa sentire mentre parla in modo ambiguo della sua fiamma, una donzella di facili costumi, senza dire mai il suo nome. Cosa può quindi capire Otello, reso stupido dalla gelosia? O da Iago? O forse era soltanto stupido? Inoltre, l’amante di Cassio gli fa una scenata sempre su questo maledetto fazzoletto, accusandolo di regalarle cose appartenute ad un altra. Otello, che assiste alla scena, fa due più due e decide che fanno quattro, senza capire che i due dell’equazione erano finti. Reso cretino dalla rabbia, Otello ordina a Iago di sistemare Cassio, mentre lui farà lo stesso con Desdemona.

Chi ama chi

  • Otello ama Desdemona, ma non oltre al suo stesso naso. Come spesso capita, riesce a vedere solo una cosa alla volta e, il suo maggior difetto, non sa guardarsi intorno per capire cosa succede veramente.
  • Desdemona ama teneramente Otello. La sua però sembra più un’infatuazione a cui lei dà  totale spazio, abbandonandosi a una sorte che di certo non comprende fino in fondo. O magari è proprio quello l’amore e sono io a non capirci niente.

Desdemona Dove avrò mai perduto quel fazzoletto, Emilia?

Emilia Non so, signora.

Desdemona  Devi credermi se ti dico che avrei preferito di gran lunga perdere la mia borsa piena di scudi. Non fosse che il mio nobile Moro è di animo schietto e non è fatto della materia grossolana di cui sono impastati i gelosi, uno smarrimento come questo sarebbe sufficiente a mettergli dei cattivi pensieri in capo.

Emilia Non è geloso?

Desdemona E chi? Lui? Credo che il sole sott’a cui nacque abbia tratto fuor di lui ogni umore di quella sorta.”

Esattamente. 

  • Iago. Ama il gusto dell’orrido. Seminare odio a qualsiasi prezzo e soltanto per il gusto di farlo. Se non è amore questo…
  • Cassio. Ama la vita.

Chi uccide chi

La parte migliore delle tragedie shakespeariane è che la voce Chi uccide chi del riassunto è sempre ben fornita di argomenti.

Fomentato dall’instancabile manipolatore Iago, Otello si prepara a fare giustizia (la frase è molto infelice, lo so). Per iniziare, maltratta e deride Desdemona di fronte a degli ospiti veneziani, rendendola infelice e stupita per tale comportamento. Che lei comunque tenta di spiegare.

Intanto Iago, che tutto gli si può dire, tranne che sia stupido, non intende mica macchiarsi le mani di sangue così, alla luce del sole. Quindi convince Roderigo ad uccidere Cassio in un’imboscata notturna. Detto, fatto: Roderigo attacca Cassio, ma questo si difende con coraggio, ferendo Roderigo. Iago, che guarda tutto di nascosto, sferra un colpo da dietro a Cassio, sperando di ucciderlo. Ma le grida e il casino attirano gente, arrivano i soccorsi, con Iago in prima fila.

Il problema ora è Roderigo: interrogato dirà tutto, compromettendo Iago, quindi Iago lo accoltella a morte, risolvendo così il problema.

Nelle stanze di Otello, la prima notte di nozze. E l’ultima. Con un discorso alquanto vaneggiante (che non intendo spoilerare, andate a leggerlo), Otello invita Desdemona a fare le sue preghiere, così da morire in pace, suppongo. Lei blatera cose inconcludenti, lui, posseduto dal pensiero di aver perso la purezza di lei (per mano sua poi, non so se ci rendiamo conto), la soffoca. Entra Emilia che grida all’assassinio e capisce che è stata tutta opera di Iago. Ah, intanto Desdemona muore.

Ph@Kyle Cassidy

 Finale

La gente accorre tutta intorno al letto di Otello: Desdemona è morta, Emilia svela le trame ordite dal marito, Iago la uccide. Otello è sconvolto, un velo gli si toglie dagli occhi, capisce quello che ha fatto, ma non anche quello che avrebbe dovuto fare: “Qui vedete colui che fu Otello. Sono qui.” Fatto sta che si uccide sul corpo esanime di Desdemona. Un po’ tardi, direi.

Lo so, vorreste sapere di Iago. Ebbene, nonostante le torture promesse e la morte sicura, Iago è quello che vince in questa storia. Ha perseguito la sua insana ossessione, è riuscito a mettere in atto ogni singola parte del suo piano e ora, in silenzio, ammira il risultato. È soddisfatto.

 

Conclusione

Non sempre due più due fa quattro.

Annabelle Lee

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