Da Roma a Milano
“Subito dopo aver iniziato la mia avventura professionale milanese, sceso tanto metaforicamente quanto fisicamente dal treno del cambiamento, della scommessa e del rinnovamento su cui sono saltato senza nemmeno pensarci, mi sono infatti reso conto che a Milano pecunia non olet e non esiste quell’ostentato, finto disinteresse rispetto al lavoro, al commercio, alla vendita, al denaro, che è invece proprio di Roma, senatoria aristocratica capitale dove si è perché si è, e dove il businessman parvenu è snobbato da tutti gli altri suoi predecessori, che hanno il solo pregio di poter fingere di essere sempre stati, anziché essere diventati.
La Roma dei politici, degli umanisti, dei giornalisti, dei professori universitari figli di magistrati nipoti di avvocati direttori delle fondazioni.
La Roma dei circoli, sparpagliati lungo le rive del Tevere come stazioni di una Via Crucis che chiunque voglia fare affari deve percorrere, a meno che non sia già qualcuno e che non conosca qualcun altro; a meno che non sia uno di loro.
Sono andati tutti alle stesse scuole, hanno praticato gli stessi sport, hanno case di vacanza nelle stesse tre o quattro località tra il sud della Maremma e il nord della Campania, fanno colazione agli stessi bar, mangiano negli stessi ristoranti da vent’anni solo per vedersi riconosciuti dai camerieri con innaturale deferenza, e come in un moto perpetuo medievale, i loro figli si conoscono, si frequentano, si sposano e consolidano ricchezza, proprietà, lobby e potere.
Fra loro parlano di denaro, sempre con un disinteresse tanto ostentato da diventare per questo volgari, eppure, anche se è l’unica cosa ad interessarli veramente, con loro è impossibile parlare di denaro, a meno che non sia per loro esclusiva utilità. In questo caso, dopo averti ignorato per decenni, ti abbordano lentamente e inesorabilmente.
Teatro della farsa uno dei soliti ristoranti, dove sfoggiano sorrisi amichevoli a corredo di interminabili monologhi su cose accadute a persone sempre citate con il solo nome – perché tra loro sanno chiaramente di chi si tratta, o almeno fingono sia così – per arrivare dopo innumerevoli portate alla proposta o alla richiesta, che spesso non ha nulla di particolarmente losco o equivoco, se non la loro stessa capacità di renderla tale.
A Milano tutto ciò non accade, non c’è mai pudore nel celare l’interesse a trarre un vantaggio economico reciproco dall’incontro con uno sconosciuto, il che rende ogni caffè americano gustato sul balcone il preludio di una giornata solitamente produttiva e stimolante.”