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Le donne del passato si raccontanto: Lucrezia Borgia

Sono Lucrezia Borgia, ho 39 anni e sento che non sopravvivrò a questa mia ultima gravidanza. La mia è stata una vita molto piena: di dolori, ma anche di gioie.

Un padre e due fratelli, che ormai sono volati in cielo, molto presenti, molto ingombranti. Mi hanno molto amato: anche troppo. Non è difficile intuire di chi io sia figlia: sono nata da Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI e da Vannozza Cattanei. Figlia illegittima come i miei due fratelli Cesare e Jofré. A volte vorrei dimenticare il mio passato alla corte papale, circondata da lotte di potere e sangue. Com’è normale, per rafforzare alleanze, mio padre ha destinato me e i miei fratelli a matrimoni di convenienza.

Il mio primo marito l’ho avuto a 13 anni. Mi sentivo una donna, ma in realtà ero ancora una bambina che aveva voglia di scherzare e giocare con i suoi fratelli. L’idea del matrimonio con Giovanni Sforza mi faceva sentire felice. Un uomo bellissimo tutto per me con cui avrei avuto tanti figli. Giovanni aveva quell’aria così sperduta e dolce che, a quell’età, mi faceva letteralmente tremare. Ma il mio amore, o quello che io ritenevo tale, non fu mai ricambiato da Giovanni. Sembrava temesse la corte ed era sempre lontano da me. Il nostro matrimonio non fu consumato: il papa mi fece firmare anche una dichiarazione in modo che io potessi risposarmi. Ricordo con affetto quegli anni turbolenti della mia giovinezza. Ben quattro anni passarono dal giorno delle nozze. Il povero Giovanni fu trovato morto misteriosamente. Qualcuno accusò mio fratello Cesare di averlo ammazzato.

Ritratto di giovane (si presume Giovanni Sforza) – Giovanni Antonio Boltraffio
(National Gallery of Art)

Se il mio primo marito era bello, il secondo Alfonso d’Aragona era addirittura splendido. Eravamo giovanissimi entrambi: spaventati ma consapevoli del ruolo importante che avevamo. Un’alleanza tra Roma e la Spagna. Mi innamorai follemente di Alfonso: con lui ebbi il mio primo figlio, Rodrigo. La mia vita sembrava completa e felice: avevo tutto quello che una donna poteva desiderare, bellezza, successo, un marito meraviglioso e un figlio per cui avrei dato la vita. Ma la vita riserva spiacevoli sorprese nei momenti migliori (capita anche il contrario naturalmente): Alfonso, abile spadaccino, venne aggredito da due brutti ceffi. Me lo consegnarono sanguinante ed esangue, il volto cereo. Al pensiero di quella notte ho ancora i brividi. Il mio bellissimo marito non era al sicuro a Roma. Ancora vivo, ancora per poco. Infatti fu assassinato. Ho riflettuto per anni su chi potesse avermi strappato l’amore della mia vita. Evito di pensarci perché Cesare, quel fratello così violento e possessivo, ormai scomparso anch’egli, l’ho tanto amato. Ma i sospetti sono sempre caduti su di lui.

Alfonso d’Aragona – Pinturicchio

Il papa aveva deciso per una nuova alleanza, ed io donna, bella, colta, indifesa, ero la pedina da muovere. Gli Este e la corte di Ferrara i prescelti. Dopo la morte di mio marito non desideravo di meglio che allontanarmi il più possibile dalle trame del Vaticano. La corte estense, famosa per i suoi artisti, era perfetta. Accettai (e non avrei avuto comunque scelta) di buon grado questo terzo matrimonio con Alfonso I d’Este, giurando a me stessa che mai più ce ne sarebbe stato un altro. Mi sarei liberata da quell’eredità pesante per vivere come avevo sempre sognato: circondata da poeti e artisti, e dalla preghiera (non per nulla ero la figlia del papa e gli insegnamenti religiosi sono sempre stati fortissimi in me).  Andai a Ferrara, una città assolutamente deliziosa, con il cuore gonfio di tristezza, ma anche di speranza.

Mi sentii subito una vera regina: mio marito, potente e saggio, è un uomo attento ai miei desideri, che mi ha lasciato sempre ampio spazio per poter diventare quello che da sempre bramavo. Nonostante i rapporti con Isabella, sorella di mio marito, non siano mai stati eccellenti, la vita qui a Ferrara è sempre stata piacevole. Isabella non è mai stata tenera con me: non mi ha accolto come tutti gli altri qui a Ferrara. Forse il fatto che diventassi io la duchessa le ha procurato qualche gelosia. Naturalmente perdono questa mia cognata così perfetta e ostile.

Ritratto di Isabella d’Este – Tiziano 1534-1536
(Kunsthistorisches Museum Viena)

Mi cadde il mondo addosso quando Alessandro VI morì: era il 1505. Pensavo che mio marito mi avrebbe ripudiata. Morto quel papa non potevo portare alcuna alleanza pontificia alla corte estense. Fortunatamente non accadde. Grazie all’influenza di Alfonso, ho avuto tanti importanti amici poeti, come il Boiardo o l’Ariosto che hanno allietato la corte con le loro opere. Ma anche pittori come Tiziano o lo scultore Antonio Lombardi. Dosso Dossi mi ha regalato un bel ritratto. Il dotto Pietro Bembo era sempre dei nostri: un meraviglioso amico per me con cui ho scambiato una fitta corrispondenza fatta di consigli letterari, ma non solo. Musica, arte e poesia erano tutto ciò che amavo.

Le gravidanze, però, mi stanno sfinendo. Sento sempre più il desiderio di pregare e di ritirarmi per stare più vicino a Dio. Spero che il mio caro marito e i miei figli possano stare sempre bene e vivere in rettitudine anche se io non sarò più con loro, come il cielo vorrà.

Nota per chi volesse approfondire l’argomento del racconto:

Un’interessantissima psicobiografia sulla vita di Lucrezia Borgia è stata scritta per la prima volta da Maria Bellonci nel 1939. Si parla della Borgia anche in Rinascimento privato, libro sempre della Bellonci del 1982.

Roberta Jannetti