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L’amore per caso

La scelta d’amore nasce per caso?

Scegliere, scegliersi.
Scegliersi al di là delle condizioni esistenziali, fino a quel momento considerate insuperabili.
Scegliersi in situazioni che appaiono incomprensibili.
Scegliersi perché il “caso” ha determinato l’incontro, in un momento in cui essere è un errore. Un disguido. Una dimenticanza.
E sembra amore a prima vista.
E sembra un colpo di fulmine.
E invece bisogna essere lì, perché la vista superiore ci sta indirizzando verso quella meta da tempo. Non prima, quindi, ma unica vista.
E tutto acquista un senso più profondo, più giusto.

Il caso è uno strumento del destino?

Ma il discorso karmico ha senso anche nelle relazioni che crescono man mano. Quante ne nascono da una frequentazione “casuale o obbligatoria”?
Pensiamo alla scuola, al luogo di lavoro: giorni e mesi e anni fianco a fianco. Con la condivisione, quando si scorgono affinità, sempre più intima di sé stessi.
Il caso. Non sarà che il caso è uno strumento nelle mani del destino? E allora non è realmente un caso che si frequenti la stessa scuola, lo stesso ufficio, la stessa fabbrica.

Ci si è incontrati perché “bisognava” incontrarsi.

 
Dopo ci si è scelti. 
E sì, perché osservando gli incontri con un filo di distacco si sarà costretti a notare che quelle situazioni non sono sempre e solo una faccenda a due: le classi hanno quindici, venti — ahinoi, a volte di più — alunni. Le aziende sono frequentate da più persone. E così via.
Sulla strada in cui ci si è pestati i piedi per sbaglio c’erano altre migliaia di piedi a disposizione per lo stesso malaugurato (malaugurato? Se è nato un amore, diventa augurale…) incidente.
E invece, tra i tutti ci si è scelti. E se non si fosse, a esempio, lavorato nello stesso luogo, ci si sarebbe incontrati altrove.
Non sempre è amore, pur tuttavia, qualsiasi cosa sia, la relazione che nasce tra due persone che si incontrano “per caso o per bisogno” è un tassello fondamentale di quelle esistenze.
Anche quando crea rotture. Dietro a ogni rottura c’era una crepa: quell’incontro magari è servito a evidenziarla.
Ogni incontro incide in modo indelebile sul nostro percorso evolutivo.
Alcuni insegnano a non cadere in determinati errori, altri segnano a lungo la nostra crescita, altri, raramente, ma accade, fanno intrecciare due vite per sempre.
Se avessimo un computer al posto del cervello e potessimo rivedere tutti i file con la registrazione della nostra vita a ritroso, magari scopriremmo che, mille e mille volte, le persone che amiamo, o che abbiamo amato (o che ameremo) le abbiamo già incontrate.

E se non le abbiamo già incontrate, tutti i luoghi della nostra quotidianità da tempo si stanno preparando per l’evento glorioso e incancellabile (anche nei casi in cui lo vorremmo-vorremo cancellare).

E in questo frattempo il caso, marionetta consenziente di un disegno superiore, si prende il tempo di diventare destino.

Pelléas et Mélisande – dipinto di Rafal Olbinski

Le parole su “amore a prima vista” di Wisława Szymborska

Così la pensa Wisława Szymborska nella sua poesia “Amore a prima vista (nella traduzione di Piero Marchesani), e lo dice con parole intrise di ruvidità — perché piene di quotidianità vera — armoniosa e sublime:

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Premio Nobel per la letteratura nel 1996, la grandissima poetessa polacca ha certamente credibilità artistica, ma non possiamo dargliene altrettanta “a tavolino” sull’origine dell’amore.

Il pensiero di cosa sia l’Amore è difficile da inquadrare in un assunto, in una regola, in una statistica. È impossibile, probabilmente. È il concetto-valore su cui più si è scritto, pensato, studiato, insieme ai suoi strettissimi fratelli Libertà e Verità.

Per alcuni ha connotati di sorpresa e immanenza che niente hanno a che fare con disegni karmici, per altri è un’alterazione dello stato psichico e quindi esclusivamente legato alla materia, e così via in milioni di singole interpretazioni, pari al numero delle menti — e dei cuori — che lo hanno affrontato, che lo affrontano e che continueranno ad affrontarlo fino alla fine dell’Umanità, così come la conosciamo.

Io, e qui davvero mi esprimo personalmente, sono d’accordo con la Wislawa, e aggiungo che per me una relazione è sempre funzionale al nostro progetto eterno, quindi, vada come deve andare, è sempre fondamentale.
Ma io sono solo una di quelle innumerevoli menti — e cuori — che tentano di comprendere il mistero di un impulso-sentimento che ci spinge a compiere azioni che un attimo prima avremmo ritenuto impossibili, e sarebbe interessante conoscere tanti altri pensieri unici: ho il sospetto che se chiedessi a ognuno di voi se sia il destino o il caso a decidere la nascita di un amore, riceverei risposte diverse in numero pari agli interpellati. Probabilmente anche per il più materialista rispondere “è il caso” risulterebbe una conclusione stretta, insufficiente e con l’approfondimento darebbe al caso un’accezione diversa da quella di un altro materialista.

Loredana Conti